Doccia fredda: tagliato il rating dell’Italia

L’agenzia Standard & Poor’s ha tagliato l’outlook sul rating della Repubblica italiana da stabile a negativo, confermando il rating a lungo termine «A+ » e a breve termine «A/1+» sul debito sovrano. Questo significa che nei prossimi 24 mesi c’è una probabilità del 33% che il rating venga abbassato. Finora l’Italia era rimasta fuori dall’ondata di retrocessioni che ha già colpito Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Ma la debole crescita economica e il rischio di stallo politico stanno modificando in negativo lo scenario. (…) La mancanza di impegno politico nella deregolamentazione del mercato del lavoro e nell’introduzione di riforme per aumentare la produttività ha ridotto le prospettive di crescita, secondo l’agenzia che sottolinea invece come «misure volte a ridurre i colli di bottiglia e le rigidità dell’economia siano particolarmente importanti per l’Italia alla luce della sua limitata flessibilità monetaria, derivante dalla sua appartenenza all’Unione Monetaria Europea e della limitata flessibilità fiscale, a causa dell`elevato livello di indebitamento» (…) Dopo la contrazione del 2008/2009, la ripresa italiana è stata infatti debole, soprattutto a causa della riduzione delle esportazioni nette. Il deficit commerciale, tradizionalmente vicino all’equilibrio, è cresciuto negli ultimi 15 mesi. La limitata capacità dell’economia italiana di beneficiare del rafforzamento della domanda esterna riflette la bassa crescita della produttività, la limitata mobilità nel mercato del lavoro e la costante erosione di competitività verificatasi negli ultimi dieci anni. Si tratta di fattori che influenzano l’economia italiana da oltre un decennio, ma ora il loro impatto è maggiore a causa dell’ intensificarsi della concorrenza, dell’ulteriore apprezzamento del tasso di cambio reale, del rischio di un aumento dei costi della raccolta nei settori pubblico e privato.

(fonte: il Sole 24 ore, leggi articolo completo – A. Bordignon -21/5/2011)

La ricetta è molto semplice per i soliti alchimisti: liberalizzare! E’ triste che non si faccia riferimento ad un autentico macigno, quello della pressione fiscale, che forse se ridotta consentirebbe di dare respiro e slancio anche alle aziende medio piccole e lascerebbe un po’ di soldi da spendere nelle tasche degli italiani.

 

 

 

5 commenti

  1. il problema è sempre quello..le tasse…aziende e privati che per saldarle devono ricorre a finanziamenti..ma vi sembra normale che per pagare le tasse bisogna andare in banca a farsi dare i soldi???
    meno pressione fiscale, aliquote più basse e per il nostro settore una minimun tax..
    siamo 60.000 tassisti in tutta italia?
    che stabiliscano un minimo fisso da pagare, al di sotto di ciò che mediamente paghiamo ora..
    ed avrebbero versamenti equivalenti da tutti e 60.000
    senza situazioni nelle quali uno paga 10 e l’altro 100..

  2. Non mi preoccuperei molto delle Società di rating ….. sono quelle che davano la AAA a Lehman & Brothers il giorno prima del fallimento …. che si vergognino.

  3. Si anche io non mi proccuperei, se non fosse che le società di rating con le loro previsioni fanno pressioni sui governi per cercere di tornare ad un rating migliore.
    E chi ne fa le spese non sono certo le grandi industrie!

  4. Cari Chiccotaxi e Attilio, avete centrato il punto. Per alcune società di rating, la valutazione è uno strumento per influenzare l’economia nella direzione voluta dai loro patron. E nell’immenso calderone dei bersagli, ci siamo anche noi.

    Non a caso CISL e UIL hanno subito dichiarato che S&P è un’azienda “squalificata”, priva di credibilità.

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