I soliti forcaioli

Poche categorie suscitano in me un sentimento così vicino all’odio come i tassisti romani. Una lobby esecrabile, sbruffona, imbrogliona, che fa la voce grossa solo perché ha il volante tra le mani e tu sei il povero passeggero da spennare. E non ricredetevi se ne trovate uno onesto: è un’eccezione.
Vivo a Roma dal 2007, non ho macchina né scooter, e ho dovuto prendere un sacco di taxi e di mal di pancia. Un paio di volte ho provato a ribellarmi seguendo le vie tradizionali di protesta: telefonate, lettere, mail, fax, numeri, codici. Non ho mai ottenuto nulla. Mai. Ah sì, una volta mi hanno risposto chiedendomi ulteriori dettagli e poi di nuovo il deserto dei tartari.
Negli anni ho imparato a sopravvivere e a rivalutare i mezzi pubblici (i bus di notte vanno come dei pazzi ma funzionano bene e coprono tutte le tratte: W la povera Atac!). Se però siete costretti a prendere un TAXI A ROMA, oltre a farvi un grande in bocca al lupo, vi do qualche dritta che vi aiuterà a limitare i danni:
1) Parlate il meno possibile. Meno parlate, meno elementi darete al tassista per identificarvi. E cercate di pronunciare l’indirizzo alla romana: “a via del Corso”, “a Piazza Esedra”. Se potete, aggiungete un po’ di scazzo, che male non fa.
2) Evitate di rispondere al telefono e cercate di non parlare col conducente. Se invece volete la conversazione pittoresca sappiate che avrà comunque un prezzo.
3) Se volete farli arrabbiare subito, parlategli di VELTRONI. Lo odiano perché ha concesso un po’ di licenze, qualche anno fa (ricordate il blocco selvaggio?) e quindi è tutta colpa sua se oggi guadagnano meno. Invece amano profondamente ALEMANNO che li spalleggia perché sono una lobby forte che gli porta voti e propaganda.
4) Quando il tassista vi chiederà “Passiamo dal Muro Torto o da via Veneto?” lo farà solo per essere sicuro che voi non siete di Roma (e quindi fregarvi allungando il giro). Affidatevi alla sorte e dite una delle alternative. A volte la scampate.
5) Se è palese che il tassametro gira troppo in fretta (soprattutto di notte), non sollevate i vostri dubbi durante la corsa. In genere inchiodano, fanno gli offesi, e minacciano di farvi scendere. Fanno sempre così: si chiama tecnica intimidatoria. Aspettate fine corsa e dite: “guardi che di solito per questa tratta io non ho mai speso così tanto!” Altrimenti chiamate la sua compagnia di taxi davanti a lui e sollevate il problema (memorizzate il numero che lo identifica che è obbligato a esporre all’interno della portiera).
6) Se siete donne, di sera avete diritto allo sconto del 10%. Non lo fanno mai. Non abbiate paura, verificate di avere ancora le tette e chiedete.
7) Il momento topico della corsa è la consegna del resto!!! Il tassametro segna ad esempio 12 euro e 30. Voi date 20 euro. I primi 5 euro di resto arrivano subito. Per le altre monete, invece, inizia la caccia al tesoro. La scena si ripete sempre uguale: iniziano a cercare gli spicci nelle tasche come quando dai i soldi al lavavetri. Aspettano solo che voi perdiate la pazienza, o siate di fretta, e diciate: “tenga pure il resto!” Invece dovete essere tenaci, aspettare e pretendere fino all’ultimo centesimo (che comunque non vi daranno).
8) Di tutte le compagnie, la più seria e affidabile si chiama ******** (tel. 06.****). Hanno meno taxi ma danno molti meno pensieri.
9) Dagli aeroporti di Fiumicino e Ciampino alla città, all’interno delle Mura Aureliane (zona centro, ma dovete verificare), la tariffa è fissa!!! Se appena salite accendono il tassametro insospettitevi e chiedete perché l’ha acceso. La tariffa fissa non deve cambiare a seconda del numero dei passeggeri né del numero di bagagli.
10) Alla fine, comunque, vi toccherà arrendervi.
E voi, che esperienze avete col taxi?

fonte: vanityfair.it luca bianchini 5/01/2010 titolo originale "come difendersi da un tassista romano"

Non ci sono parole per commentare l’articolo qui sopra. Ci si può augurare solo che intervenga qualche associazione istruendo le vie giuste per mettere fine a questo massacro vero e proprio perpetrato in maniera continua ed ossessiva da certo giornalismo.

10 commenti

  1. Il tassista fa la voce grossa “perché ha il volante tra le mani”???
    Cosa vuol dire? Ma chi è questo rinco***onito?

  2. Se i probemi – come sembra – sono sempre gli stessi, mi chiedo perchè di taxi ne vogliono sempre di più. Più taxi=più str*nzi al volante: La matematica non è un’opinione! Ma nella mia testolina gira un pensiero assai malignetto: quel signore, da quale parte politica sta? Forse il problema sta proprio lì.

  3. vanityfair ha sempre e dico sempre scritto pesantemente contro di noi,la repubblica o il corriere in confronto sono dei dilettanti,che si può fare cari colleghi? nb sede in piazza cadorna 5-mi. potremmo scrivere anche noi alla redazione del giornale di quanto sono parassiti e lecchini i giornalisti che si pappano 100 milioni di euro all’anno come contributo all’editoria,alla faccia delle liberalizzazioni per cui sarà il mercato che decide chi deve sopravvivere! auguri buon anno a tutti,robytaxi.

  4. Roby il siluro Vanity Fair l’ha spedito nel lato b dei colleghi romani, vediamo se hanno il coraggio di infilarcene uno a noi milanesi e poi ponderiamo sul da farsi.

  5. Io ho risposto direttamente sul loro sito per conto dei tassisti milanesi, tenerci dentro le cose non serve a nulla, bisogna far sentire la nostra voce non solo sul nostro blog fra di noi ma anche e soprattutto all’ esterno, se non ci pensano le nostre associazioni ci dobbiamo pensare noi a difendere la nostra immagine rispondendo punto su punto e cercando il confronto CIVILE (litigare non serve bisogna spiegare con pazienza e cortesia a chi non è del mestiere come stanno realmente le cose). Molte osservazioni possono essere frutto di disinformazione, stà a noi informare correttamente l’ opinione pubblica senza farci prendere da facili accessi di rabbia

  6. Difficile avere un confronto civile con un incivile, cara Rachele. Dubito fortemente che il tuo sbotto induca il tipo in questione ad una onesta autocritica, tu ti arrabbi, lui gode come un riccio! E’ solo spazzatura.Ciao.

  7. E non ricredetevi se ne trovate uno onesto: è un’eccezione… del resto anche trovare un buon giornalista è alquanto difficile…

    Luciano

  8. Cert Rachele, il confronto deve essere sempre civile, ma come dicono i francesi: “à la guerre comme a la guerre”

  9. la stampa non deve informare, ma creare immagini da somministrare ai lettori affinché poi questi siano pronti a sostenere gli interessi di chi sta dietro la stampa. non a caso i proprietari di tutti i grandi gruppi editoriali non sono editori puri, che pubblicano solo libri e giornali, ma holding con interessi che spaziano dall’industria al terziario. sappiamo che sul nostro settore esistono precisi progetti per aprirlo all’ingresso di grosse compagnie che gestirebbero ampie flotte. i nomi dei papabili girano da tempo. e sono gli stessi che detengono quote di maggioranza nelle società editrici di quotidiani e periodici. il giornalista medio non è un eroe da film, ma un normale dipendente pagato per scrivere ciò che la linea editoriale prevede. linea che non è certo lui a decidere. forse nemmeno il suo direttore, ma i vari consigli di amministrazione. ecco quindi che l’articolista di turno deve solo attenersi agli ordini. che nel nostro caso prevedono la sistematica diffamazione di lavoratori attraverso la costruzione di stereotipi negativi. falsi ma verosimili. quindi credibili agli occhi di chi conosce poco il nostro servizio. ripeto: non si tratta di verità o meno, ma della costruzione di un’immagine funzionale all’affermazione di interessi ben precisi. certo che leggere parole come “odio” fa capire a quale livello sta scadendo il tutto. è preoccupante. e su questo dovremmo interrogarci e, forse, coinvolgere addirittura napolitano. ciao.

I commenti sono chiusi.