In ricordo di Luca Massari

10 Ottobre 2010 (ANSA) “Un taxista e’ stato ricoverato in coma, dopo essere stato pestato per aver investito e ucciso un cane. L’aggressore, 31 anni, fidanzato della padrona del cane, e’ stato fermato per tentato omicidio. Dopo l’incidente il taxista, 45 anni, si e’ fermato ed e’ sceso per scusarsi ma, spinto a terra, ha sbattuto la testa e perso i sensi. Ricoverato in ‘codice giallo’ e’ poi entrato in coma. Il cane, che non era al guinzaglio, aveva attraversato improvvisamente.


12 ottobre 2010 (AGI) “Milano e’ piu’ sicura di tante altre citta’ italiane e anche europee”. A due giorni dall’aggressione a Luca Massari, il tassista pestato per aver accidentalmente ucciso un cane, il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, snocciola dati che, senza sminuire quanto accaduto, invitano a “non fare campagna elettorale su questi temi”. Secondo De Corato, infatti, e i numeri forniti dalla questura, “il trend dei reati e’ in negativo. Nel 2008 ci sono stati il 20% in mendo dei reati rispetto al 2007 – ha spiegato -, nel 2009 si e’ registrata un’ulteriore contrazione del 10% e l’ultimo dato che abbiamo, quello relativo al bimestre luglio-agosto 2010 segnala un -24%. Nello specifico, il reato di violenza e lesioni, ovvero quello in cui e’ stato coinvolto il tassista, e’ diminuito in due anni del 9%”. Il vicesindaco di Milano ha anche fatto notare che “uno dei rappresentati dei tassisti ha rilevato come le aggressioni siano poche e che c’e’ certo la presenza di criminalita’ ma esattamente come succede in molte citta'”.


12 ottobre 2010 (l’Avvenire) Per l’aggressione al tassista Luca Massari, sono stati fermati oggi pomeriggio un uomo e una donna con l’accusa di concorso in tentato omicidio aggravato da futili motivi e dalla crudeltà. Anche la donna, che è la compagna di Morris Ciavarella, arrestato l’altro ieri, avrebbe colpito con pugni e calci il tassista. I due fermati sono Piero Citterio., 26 anni, e Stefania Citterio., 28 anni: ad entrambi il pm Tiziana Siciliano contesta il concorso morale e materiale in tentato omicidio, insieme a Morris Ciavarella. A inchiodare i due sono stati alcuni testimoni che hanno raccontato di averli visti prendere a calci e pugni Luca Massari, il tassista ora ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Fatebenefratelli, “punito” per aver investito un cane. Uno dei due, Piero Citterio., è anche autore dell’aggressione a un fotografo, picchiato con un manico di scopa. La donna è la fidanzata di Ciavarella, mentre l’uomo è il compagno della padrona del cane. Domenica pomeriggio Luca Massari, tassista di 45 anni, è stato massacrato di botte per avere investito un cagnolino sfuggito alla padrona. Il tassista si era fermato per scusarsi. Se se ne fosse infischiato non sarebbe in fin di vita all’ospedale Fatebenefratelli: milza spappolata, ossa spezzate, lesioni ai polmoni, volto tumefatto. «Il paziente – spiegano i sanitari – è mantenuto in coma farmacologico e sottoposto ad assistenza ventilatoria». Ieri pomeriggio è toccato ad un fotoreporter, preso a bastonate da u­no sconosciuto solo perché im­mortalava un’auto data alle fiamme. Era l’utilitaria di uno dei pochissimi testimoni della feroce aggressione, bruciata nella notte.


16 ottobre 2010 (Corriere della sera) «L’ho pestato con violenza, con una scarica di pugni e calci». Piero Citterio, 26 anni, uno dei tre aggressori del tassista Luca Massari, ha confessato così, davanti al gip di Milano Maria Grazia Domanico, di essere stato quello che si è accanito con più forza e più a lungo nel picchiare l’uomo. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, stamani nel carcere milanese di San Vittore, Piero Citterio ha raccontato di essere stato lui a innescare l’aggressione violenta. La sorella Stefania, 28 anni, finita anche lei in carcere, assieme al fidanzato Morris Ciavarella, ha invece negato di aver colpito per prima il tassista come sostenuto da due testimoni, e ha spiegato di aver avuto «uno scatto d’ira», di essersi «lanciata contro di lui», dopo che l’uomo aveva inavvertitamente investito un cane, ma di essere stata «fermata prima di colpirlo». Il giudice si è riservato di decidere sulla misura cautelare per i due. Dovrebbe pronunciarsi nelle prossime ore.


19 ottobre (ANSA) Lievi miglioramenti per Luca Massari, il tassista in coma dopo esser stato aggredito per aver investito accidentalmente un cane. Le sue condizioni, spiega il bollettino medico del Fatebenefratelli di Milano, rimangono critiche. ”Il quadro di shock settico e’ in lieve miglioramento – spiegano dalla Struttura di Emergenza Urgenza – con riduzione della necessita’ di supporto farmacologico e trasfusionale. Dal punto di vista cerebrale la pressione intracranica rimane stabile, e si e’ iniziato a ridurre la sedazione endovenosa”.(ANSA)


22 ottobre 2010 (Corriere della sera) Coma profondo, modestissime risposte agli stimoli, attività respiratoria insufficiente e una minima attività elettrica cerebrale all’elettroencefalogramma. In più, «uno shock da insufficienza multiorgano che richiede un trattamento aggressivo e che è dovuto ad un’infezione ancora in atto». Questo, in sintesi, il bollettino medico di Luca Massari, il tassista massacrato di botte lo scorso 10 ottobre in largo Caccia Dominioni dopo aver investito per sbaglio e ucciso il cane di una passante. Il bollettino è di giovedì pomeriggio, e venerdì mattina «non si sono osservate variazioni cliniche significative». La vita vegetativa rimane una possibilità e un recupero neurologico accettabile è escluso. «Visto il quadro neurologico – hanno detto i medici – si può andare verso la morte cerebrale». La dottoressa Elena Galassini, responsabile struttura semplice dipartimentale emergenza urgenza del Fatebenefratelli, ed il dottor Marco Cigada, responsabile struttura semplice rianimazione, escludono tuttavia al momento di «staccare la spina»: «La spina si stacca solo quando si fa un accertamento di morte cerebrale, cosa che non è avvenuta, perché c’è ancora un minimo di attività elettrica celebrale. In questo caso si va avanti con le terapie e non si stacca la spina». Ai parenti di Massari è stata comunicata la gravità delle lesioni neurologiche. I medici hanno fatto sapere che non è possibile prevedere l’evolversi della situazione: «Il cervello è un organo strano, possiamo metterlo nelle condizioni migliori e poi si guarda. Non è prevedibile l’evoluzione del quadro clinico sia in termini di quadro settico che dell’attività elettrica celebrale». L’evoluzione del quadro clinico del tassista aggredito lascia aperte quattro possibili strade: «La morte per l’infezione in atto; la morte cerebrale; può sopravvivere con gravissimi danni neurologici; ci può essere un recupero neurologico accettabile», però, spiega il dottor Marco Cigada su quest’ultimo punto, «tendo ad escluderlo» perché «alcune zone del cervello sono andate distrutte». E l’ultima tac eseguita avvalorerebbe il pessimismo dei medici.


11 novembre 2010 (Apcom) Luca Massari, il tassista aggredito a Milano per avere investito e ucciso un cane, è deceduto alle 11.15 di questa mattina. L’uomo era stato trasferito dal reparto di rianimazione “presso la neurochirurgia in stato di coma irreversibile ma autonomo dal punto di vista respiratorio”, spiegano i sanitari dell’ospedale Fatebenefratelli, dove era ricoverato, quando oggi è andato in arresto cardiorespiratorio.


11 novembre 2010 (Agi) “Nel rispetto della persona morta e dei suoi familiari, riteniamo che la qualificazione giuridica corretta di cio’ che e’ accaduto e’ quella di omicidio preterintenzionale e non di omicidio volontario”. Lo afferma l’avvocato Carlo Maffeis, uno dei legali dei tre aggressori del tassista Luca Massari morto stamani. Il difensore spiega che l’accusa contestata oggi dal pm, l’omicidio volontario aggravato dalla crudelta’ e dai futili motivi, porta ad una richiesta di pena dell’ergastolo. Secondo il legale, pero’, l’accusa “non e’ esatta”, perche’ gli indagati “non avevano in mente un disegno criminoso e la loro volonta’ non era quella di uccidere”. Maffeis, infine, anche a nome degli altri legali, ha voluto “manifestare le condoglianze alla famiglia di Massari”


12 novembre 2010 (Il Giorno) Il sindaco di Milano Letizia Moratti ha deciso di proclamare il lutto cittadino nel giorno in cui saranno celebrati i funerali di Luca Massari, “Siamo vicini alla famiglia di Luca – ha affermato il primo cittadino – e rispettiamo tutte le scelte per quel che riguarda le modalità e i tempi delle esequie. Ho proclamato con profondo dolore il lutto cittadino nel giorno dei funerali”. Letizia Moratti è tornata anche oggi a condannare l’aggressione risultata fatale per Luca Massari. “Un nostro concittadino – l’ha ricordato il sindaco – morto mentre faceva il suo mestiere e stava svolgendo un servizio pubblico per la nostra città”. Uno sciopero di due ore in concomitanza con lo svolgimento della cerimonia funebre di Luca Massari, il taxista deceduto ieri dopo 30 giorni di coma. Si tratta della decisione delle Organizzazioni di Categoria nell’esprimere profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia. Tutta la Categoria è stata invitata a partecipare alle onoranze funebri. “Siamo certi – si legge in una nota – che il disagio arrecato all’utenza sarà senz’altro accettato come gesto di solidarietà della cittadinanza tutta, verso un lavoratore che nello svolgere il proprio servizio ha purtroppo perso la propria vita”.


18 novembre 2010 (Milano Today) A dargli oggi l’ultimo saluto si è stretta tutta Locate, a partire dal sindaco Saverio Preli. Lutto cittadino, come anche a Milano, e negozi chiusi in segno di lutto e vicinanza con Luca. E tanta gente dentro e fuori la chiesa di S. Vittore, per esserci nel momento più doloroso. Tanti colleghi taxisti, naturalmente, giunti in piccoli gruppi da Milano, e tantissima gente comune, non solo di Locate ma anche dei paesi vicini e di Milano. Gli applausi scroscianti all’inizio e alla fine della cerimonia, e il silenzio mentre gli altoparlanti diffondevano la voce di don Domenico De Bernardi, parroco di S. Vittore. Che nell’omelia ha cercato di trasmettere la forza della responsabilità cristiana verso gli altri: “oltre l’istinto egoistico, dov’è tuo fratello?”. E ancora: “la persona è un tesoro vero. Deve essere cercata, avvicinata, incontrata. Luca amava incontrare le persone. Questo incontro sincero deve portare all’approfondimento dell’amore verso l’altro. Dobbiamo avere la spassionata attenzione al bisogno dell’uomo, del nostro fratello. Perché dietro alla persona che incontriamo c’è Dio: e quello che facciamo, o non facciamo, all’uomo, lo facciamo o non lo facciamo a Dio”.Don Domenico ha concluso: “ora non tocca a me un giudizio su quanto è accaduto, ma esorto tutti a recuperare una decisa volontà di umanità. Ai tanti amici di Luca dico: l’incontro di oggi sia fonte di una domanda: che cosa posso e devo fare? Che sia un impegno al rispetto, alla stima, alla cordialità dei rapporti”.


25 gennaio 2011 (estratto da DNews) La Procura ha chiuso le indagini sulla morte di Luca Massari. I tre aggressori – scrive il pubblico ministero Tiziana Siciliano – “hanno agito con una furia incontenibile” e ora dovranno rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Oltre al Ciavarella e i fratelli Citterio, una quarta persona, un giovane di 26 anni, risulta invece indagato per favoreggiamento e per avere aiutato – sostiene l’accusa – i responsabili dell’omicidio a eludere le indagini. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, la Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati.


26 gennaio 2011 (La Provincia Pavese) TORREVECCHIA PIA. Esprime soddisfazione per il lavoro fatto dalla giustizia la famiglia di Luca Massari, il tassista deceduto dopo una violenta aggressione ad opera di tre persone per avere inavvertitamente investito loro cane a Milano.
La famiglia ha appena appreso che è stata formalizzata contro gli autori del crudele pestaggio l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi e della crudeltà. Accusati dell’omicidio sono Piero, Stefania Citterio e Michel Morris Ciavarrella.
E’ il fratello Marco Massari a parlare: «Sin da subito la nostra famiglia ha sempre mantenuto un atteggiamento di rispetto per chi ha il compito di indagare su questa vicenda perchè abbiamo la massima fiducia della magistratura. Certo la notizia sull’accusa mossa ai responsabili della morte di mio fratello ci lascia ben sperare in un processo che possa fare giustizia. Ed è quello che cerchiamo noi, giustizia e non vendetta». La famiglia di Luca Massari anche in questo frangente ha dimostrato grande dignità ed equilibrio nonostante sia chiusa in un evidente stato di dolore.
I due fratelli, Luca e Marco avevano condiviso molte esperienze insieme soprattutto viaggi di grande raggio come quelli in India, Paese che li ha più volte ospitati insieme per diversi mesi. «Ho dei ricordi straordinari con mio fratello. Abbiamo sognato e vissuto insieme. Se solo quelle persone avessero avuto il modo di ascoltarlo anche solo per un secondo avrebbero da subito capito di che pasta era fatto Luca». E il carattere di Luca era quello gioioso e sempre disponibile e da tutti definito una persona buona.
Intanto trapela una notizia che sostiene una volta di più, l’involontarietà dell’investimento del cane. Infatti pare certo che il cagnolino, sia stato travolto con le ruote posteriori dell’automobile. Una tesi questa che avvalora l’impossibilità di qualsiasi azione da parte del conducente per evitare il tragico impatto. A sostenerlo è Nereo Villa segretario generale del Satam, il sindacato di categoria più rappresentativo dei tassisti che aggiunge: «La nostra associazione sta valutando se esistono gli estremi e la possibilità giuridica per costituirsi come parte civile».
Sembra invece certo che il Comune di Milano si costituirà a sua volta parte civile nel processo.
Tra le parti lese al processo ci sarà anche un fotografo milanese aggredito mentre scattava immagini della macchina bruciata ad uno dei testimoni, l’11 ottobre dell’anno scorso, il giorno dopo il brutale pestaggio che ha ridotto Massari in fin di vita. Così come ci sarà la testimone alla quale, stando le accuse, Pietro Citterio avrebbe bruciato l’automobile.
Fin dall’inizio delle indagini, gli investigatori avevano parlato di «impressionante livello di omertà» nel quartiere dove Massari era stato picchiato, nella periferia di Milano, a metà strada tra i quartieri Ripamonti e Stadera. – Massimiliano Scala


14 luglio 2011 (Estratto da Repubblica) Una pena dimezzata rispetto a quella che aveva chiesto il pm, con la concessione delle attenuanti generiche e l’esclusione dell’aggravante della crudeltà, ma con l’accusa di omicidio volontario che resta in piedi. Morris Ciavarella, l’uomo di 31 anni che lo scorso ottobre partecipò al brutale pestaggio è stato condannato a 16 anni di reclusione dal gup Stefania Donadeo, che ha rinviato a giudizio gli altri due imputati per l’uccisione. Il pm Tiziana Siciliano, titolare delle indagini, aveva chiesto per lui 30 anni di carcere per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Il giudice ha escluso però la prima aggravante e ha concesso all’imputato le attenuanti, che hanno cancellato l’aggravante rimasta. Così, partendo dalla pena base dell’omicidio volontario, 24 anni, l’ha ridotta a 16 per lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato.


10 maggio 2012 – I giudici della Prima Corte d’assise di Milano hanno condannato a 14 anni di reclusione Pietro Citterio imputato insieme alla sorella per l’omicidio del tassista milanese Luca Massari. La donna, Stefania Citterio, è stata condannata a 10 mesi: per lei l’accusa è stata derubricata a minaccia aggravata. A Citterio è stata riconosciuta l’attenuante del concorso anomalo. Per il delitto era già stato condannato a 16 anni Morris Ciavarella. Per la donna è stata disposta l’immediata scarcerazione perché ha già scontato la pena. Per i due, fratello e sorella, imputati il pubblico ministero titolare dell’indagine, Tiziana Siciliano, aveva chiesto la condanna rispettivamente a 23 e 21 anni di carcere. A un altro imputato, Davide Lagrada, sono stati inflitti sei mesi di carcere per favoreggiamento. Massari era stato aggredito nell’ottobre del 2010 dopo aver involontariamente investito un cane ed essere sceso dal suo taxi per scusarsi. Soddisfazione è stata espressa dal pm titolare dell’indagine, Tiziana Siciliano, che ha riconosciuto “lo straordinario equilibrio manifestato dal tribunale in un processo molto difficile”.

Chi Era Luca Massari?

Per capire chi fosse Luca, un uomo normale cui il destino per due minuti fatali ha riservato un odio cieco, bisogna andare da Locate Triulzi, 9.500 abitanti in provincia di Milano, all’India, e poi a Zibido al Lambro, 700 anime sulla strada per Pavia, fino al McDonald’s-McDrive di via Giacomo Antonini dove Luca ha consumato l’ultimo pranzo prima di incontrare il male insensato.Quando ancora non viveva da solo, Luca abitava a Locate Triulzi con i genitori pensionati, la madre Francesca di 69 anni, il padre Giancarlo di 74 e il fratello Marco di 48, disoccupato con problemi di salute. La madre aveva lavorato come operaia, una vita di straordinari per tirare su i due figli. Il padre aveva fatto il lattoniere, poi ha comprato da una signora, nel 1978, la licenza di tassista. Luca e il fratello hanno studiato fino alla terza media, poi le scuole serali, Luca ha fatto il cuoco, e il magazziniere come suo fratello; finché 10 anni fa, quando andò in pensione, il padre chiese ai figli se volevano prendere in mano il taxi. Marco disse no, Luca disse sì, e finalmente trovò la sua strada. Avevano a lungo cercato una strada i due fratelli. Ricorda Marco: «Per sei mesi nel 1992 e altri sei nel 1994 partimmo per l’India. Cercavamo delle risposte al senso della vita, volevamo scoprire che cosa ci fosse al di là dell’Occidente. Luca diventò vegetariano, per non causare sofferenza ad altri esseri viventi. Vivevamo come gli abitanti del posto, non conoscemmo mai la violenza, chi poteva immaginare che l’avremmo trovata qui, a Milano?». Dice che a suo fratello piacevano gli animali, se ne trovavano di malati, nelle campagne di Locate, li portavano dal veterinario. Tre anni fa, Luca comprò col mutuo una casetta a Zibido al Lambro e vi si trasferì. È una piccola frazione di Torrevecchia Pia, vi si arriva dalla Valtidone, ex statale 412 affollata di prostitute di colore, alla fine dell’anno non si fermeranno più a Zibido neppure le corriere della Sila. Luca sperava di trovare la serenità in una piccola casa in via della Pace. «Ogni giorno i miei nipotini lo cercano» dice la sua vicina. «Mi domandano: “E Luca dov’è?”». A Zibido al Lambro si conoscono un po’ tutti. Il centro della vita sociale del paese è il bar latteria di Ada La Rosa, a due passi dal ristorante, dalla chiesa, dall’asilo infantile, dalla fermata della corriera, dal campetto di calcio. Luca ci veniva la sera, finito il turno, a prendere un aperitivo con gli amici. Anche stasera sono seduti tutti fuori: vecchi, giovani e bambini.Luca è di fede juventina. L’amico Luigi Caiazzo dice: «Ogni domenica gli chiedevo: “Che cosa facciamo oggi, Luca?”. E lui, ridendo: “Come al solito rubiamo”». Aveva sempre la battuta pronta. «Quest’estate abbiamo passato la maggior parte delle serate all’aperto» racconta la signora Ada. «Una sera si mise a ballare la bachata. R Ridevamo: “Dai che ti trovi la donna della vita!”. E lui: “Non sono mica matto, che vado a prender moglie per mantenerla”». Invece due mesi fa incontrò Patrizia, la fidanzata. La sua vita cambiò, era felice. Lei ha 42 anni e due figli di 14 e 20.«Era fine agosto, un venerdì sera» ricorda il suo amico Marco Prada, stessa faccia, 15 anni in meno, 30 anni, operaio, uno dei dieci amici di Luca su Facebook. «Eravamo una quindicina. Siamo andati in un locale, il River. Quella sera ha conosciuto Patrizia. Lei è l’amica della moglie di un amico che viene con noi in palestra. Dopo un po’ gli ho chiesto come andava con questa ragazza. Lui mi ha risposto: “Marco, ho trovato la donna, ho trovato me stesso, ho cambiato la macchina. Ora ho tutto quello che voglio. Sono felice”». Mauro Gramazio, 51 anni, è il proprietario della palestra di Zibido dove Luca andava il martedì e il giovedì sera. All’esterno c’è una fascia con su scritto: «Sport da combattimento, danza moderna, balli caraibici». Dentro c’è Gramazio agli attrezzi, due bicipiti da paura con il tatuaggio «Legio Patria» e una canottiera con la scritta: «No pain no gain» (nessun dolore nessun guadagno). È stato per tre anni volontario in Francia nella Legione straniera, ora fa la guardia del corpo a Milano. La palestra l’ha messa su soprattutto per i suoi figli. Racconta: «Luca non era un fanatico, faceva esercizi tranquilli, 20 minuti di cyclette, addominali, pettorali. Noi lo prendevamo in giro: “Fermati perché è troppo”. Il sabato l’ho visto in palestra, la domenica mi hanno dato la notizia. Quando mi hanno detto: “Hanno picchiato Luca”, ho pensato: “Luca chi?”. Poi ho capito: era Craxi 1. Li chiamiamo così noi i due tassisti di Zibido: Craxi 1 (Luca) e Craxi 2 (Carmine), riprendendo la vecchia canzone degli Squallor. Li ho archiviati così anche sul cellulare o sull’agenda dove segno i pagamenti. Luca è più mentale. Con lui si parlava del rapporto con le donne, della povertà che aveva visto in India. Anche della sicurezza sui taxi. Io dicevo: “Perché non mettete qualcosa sul sedile di dietro che mandi una scarica da 2 mila watt?”. Eppoi abbiamo parlato anche di cani. Io ne ho uno corso, una volta ho detto a Luca: “Dai, adesso gli faccio fare i cuccioli e te li prendi tu”». Craxi 2, cioè Carmine, è fuori dalla palestra e non vuole parlare perché è arrabbiato con il mondo da quando hanno ridotto in fin di vita il suo amico Luca. Il suo taxi, Rimini 32, radiotaxi 8585, è fermo davanti al bar latteria. Sul suo cellulare mostra due foto del suo cane. Subito dopo, due di Luca. In una il suo amico e collega sta mangiando allegro durante una cena a casa di Carmine. In un’altra, elegante con sciarpa e cappotto blu, è davanti al bar latteria. «Ecco, questa è proprio la sua faccia» dice Carmine. Guardandola, è la faccia di un italiano qualunque, che sembrava stupito e curioso davanti alla vita. Faceva il turno dalle 6 del mattino alle 4 del pomeriggio. Aveva appena cambiato la macchina, si era comprato una Volvo, con sopra la pubblicità dell’antinfiammatorio vaginale Tantum rosa per cui spesso lo prendevano in giro. All’alba guidava per 30 chilometri fino a Milano. Sostava alla colonnina di via Ripamonti, davanti alla sede della Bmw, e da lì cominciava le sue corse.
(tratto da Blog Panorama.it – S.Grilli – 29/10/2010)
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(Ultimo aggiornamento del 10/05/2012)