Licenze e veleni, tassista batte il Comune

lacittadisalerno.it Più d’un decennio. È il tempo che è passato dal 18 aprile 2012 al 27 dicembre 2022. Il primo giorno corrisponde alla data in cui il Comune di Battipaglia rilasciò una licenza taxi a Filomena B.; il secondo a quella in cui i funzionari del Suap, guidati dal dirigente Giuliano Caso, hanno disposto la decadenza di quell’autorizzazione. Sbagliando, almeno «prima facie», ricorrendo alle parole delle toghe della Terza sezione salernitana del Tribunale amministrativo regionale (presidente il giudice Pierluigi Russo, estensore Michele Di Martino), che hanno bloccato il provvedimento municipale.

Perché nel 2012 la donna poteva regolarmente lavorare come tassista ed oggi – per il Comune – non potrebbe farlo? Per il «venir meno dei requisiti morali»: questa la ragione addotta da Palazzo di città. Tre carichi pendenti. Non per un omicidio o per una truffa, non per percosse, minacce o violenze di sorta, e mai è capitato che qualcuno fosse maltrattato sul taxi della donna. I taxi, per la verità, non c’entrano nulla. La donna è finita a giudizio per dei reati contravvenzionali. Ipotesi di reati minori, appunto, tra l’altro nelle vesti di rappresentante legale di un’azienda (estranea all’attività dei taxi), che l’hanno portata davanti ai giudici. Nessuna condanna: in un caso è già intervenuta una sentenza d’assoluzione, mentre gli altri procedimenti sono in corso. Uno è figlio d’una denuncia per sconfinamento, l’altro dell’inosservanza d’un provvedimento dell’autorità (una vecchia disposizione riguardante alcuni scoli) e quell’autorità era proprio il Comune.

La stessa autorità che ex abrupto ha disposto la decadenza della concessione. Decisione che la donna ha contestato proponendo un ricorso davanti ai giudici del Tar. Già il 14 gennaio, con un decreto cautelare monocratico, il presidente di sezione aveva sospeso la decadenza, fissando un mese più in là la trattazione collegiale. E così nelle scorse ore, in presenza del Comune (che nel frattempo, su mandato della sindaca Cecilia Francese, s’è costituito in giudizio, affidandosi all’avvocato convenzionato Sabato Criscuolo), i magistrati di Largo San Tommaso hanno bloccato la decadenza della licenza per mezzo di un’ordinanza che, a dirla tutta, assomiglia già ad un embrione di sentenza. Perché non solo «l’atto impugnato – si legge nel provvedimento – determina l’immediata cessazione dell’attività lavorativa» in riferimento ad una questione, quella della corretta applicazione delle previsioni del regolamento comunale circa il venir meno dei requisiti morali, che «dev’essere approfondita nella più idonea sede di merito», ma soprattutto perché «la prospettazione difensiva non appare infondata, tenendo conto della ratio del Regolamento per cui al momento dell’istanza per una nuova licenza (e non è il caso della tassista, che già l’aveva, ndr) sarebbe richiesta una particolare integrità con assenza di carichi pendenti, laddove, invece, nel momento dell’esercizio dell’attività lavorativa, sarebbe necessaria una condanna definitiva e irrevocabile (che la tassista non ha avuto, ndr)».

Insomma, in attesa del merito (novembre 2023), quel taxi non si ferma. Soddisfatti gli avvocati Pierluigi Morena e Pierluigi Vicedomini: « È incomprensibile – dicono – come il Comune possa aver emesso una misura gravissima come la decadenza di una licenza taxi per un carico pendente del tutto estraneo all’attività, per contestazione di reato non allarmante. Adottando un regolamento che contrasta con principi costituzionali e contraddittorio con altre prescrizioni. Il Comune usa la mano pesante coi deboli ma è altrettanto forte con i potenti? Absit iniuria verbis».