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Uber e taxi, l’accordo a Roma cosa cambia a Bologna: i tassisti di Cotabo e Cat al bivio

corrieredibologna.corriere.it Cotabo non ha alcuna intenzione di aprire le porte: «Non vogliamo fare la fine dei rider». Cat metterà al voto la decisione: «Sarà all’assemblea a decidere». «Quella che è scoppiata a Roma è una bomba atomica per il settore», dice Giordano Pedrucci, presidente di Cat Bologna. La domanda ora è se quella bomba esploderà anche sotto le Torri, abbattendo — almeno per una parte dei tassisti — quel muro che separa le auto bianche dall’app Uber, che in città dal 2020 è «confinata» alla sola offerta di mobilità premium Ncc (noleggio con conducente). Perché se Cotabo non ha «alcuna intenzione» di seguire i passi dei colleghi romani, il Consorzio autonomo taxisti (Cat) si prepara a mettere ai voti la partnership siglata nella Capitale: «La decisione — dice Pedrucci — sarà votata in assemblea».

L’accordo a Roma e le conseguenze a Bologna
L’accordo a Roma tra il consorzio ItTaxi, il più grande consorzio di servizi taxi in Italia legato all’app It Taxi, e Uber, il gigante mondiale del trasporto automobilistico privato, darà la possibilità ai taxi di essere inseriti sull’app della multinazionale di San Francisco ricevendo corse in arrivo anche da Uber. In cambio di un mercato più ampio per i tassisti — nel 2021 in Italia l’app di Uber è stata aperta 6,7 milioni di volte per richiedere una corsa — l’azienda statunitense dovrebbe trattenere il 6% di ogni corsa. L’accordo sarà operativo a Roma da giugno, ma Uber vorrebbe esportarlo presto in altre città italiane. A partire da quelle in cui è già presente il servizio Uber Black operato da Ncc. Come Bologna, per l’appunto. La cooperativa taxi Cotabo ha già alzato le barricate. «Per noi quell’accordo commerciale è stato un fulmine a ciel sereno», dice Riccardo Carboni, presidente della cooperativa taxi di via Stalingrado. «La nostra categoria non vuole fare la fine dei rider, quelle come Uber — accusa Carboni — sono piattaforme “estrattive” che tendono a non investire sulle attività. È un modello che non intendiamo inseguire». Per questo la posizione di Cotabo resta quella, già sostenuta in passato, di «netta contrarietà a qualunque accordo con Uber o con altre piattaforme».

Le posizioni di Cotabo e Cat
Diversa la prospettiva di Cat, anche perché il Consorzio autonomo taxisti di Bologna aderisce a ItTaxi, che a Roma ha firmato l’accordo. Venerdì scorso i tassisti di Cat, circa 170 associati, sono stati informati in anticipo della notizia che stava per arrivare dalla Capitale. La storia di Bologna però è ancora da scrivere, assicura Pedrucci. «Siamo in un limbo. L’accordo a Roma è stato appena siglato, vogliamo capire bene quali sono i termini e dopo, in maniera molto democratica, lo gireremo ai nostri soci», spiega il presidente di Cat, sottolineando che il consorzio bolognese «mantiene la sua autonomia. Questa non è una scelta che prendiamo a livello personale o in cda, sarà l’assemblea a decidere appena avremo tutti gli elementi».

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