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Viterbo, crisi nera per i tassisti: “Colpa del Covid e del Comune”

corrierediviterbo.corr.it Non se ne parla mai, eppure il turismo, quello che è stato più colpito dalla pandemia in tutta Italia e naturalmente anche a Viterbo, non è solo artigianato, hotel, b&b, prodotti tipici, arte, storia e borghi da scoprire. C’è una categoria, in questo ambito, che sta soffrendo in modo particolare ormai da più di due anni a questa parte: sono i tassisti, un popolo di partite Iva che nella città dei papi conta 16 operatori. Proprio loro si fanno portavoce delle grandi difficoltà in cui versa il settore.

“E’ uno scandalo quello che ci sta succedendo – interviene uno di loro, Matteo Ruchini – e non solo a livello nazionale, diciamo che anche Viterbo ci ha messo del suo”.

Come mai, cosa sta succedendo a Viterbo?
“Qui la situazione era già grave di suo. Poi ci si è messa la pandemia. A Viterbo il turismo fino a qualche anno fa era rappresentato da americani, russi e cittadini di tante altre nazionalità. Venivano in città e poi si recavano a Caprarola, alle terme, nei luoghi pù belli della Tuscia. Molti ci chiedevano di essere accompagnati a Roma fino all’aeroporto. Ecco, quel mondo lì è completamente scomparso. Un po’ è anche l’effetto della paura del Covid: la pandemia ha spaventato molto la gente. E poi ci si è messa l’amministrazione comunale. Sia quella precedente che quella che se n’è appena andata. Pensi che è i nostri prezzi per le corse sono ancora quelli concordati con il Comune nel 2007. Sono passati 15 anni e sono gli stessi, con la corsa minima a 5 euro. In pratica, nessuna differenza rispetto a quando il gasolio costava un euro al litro, meno della metà di oggi. E questo, nonostante abbiamo chiesto un adeguamento delle tariffe”.

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