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Taxi svizzeri in servizio a Como: «Non rispettano le regole, basta»

laprovinciadicomo.it «Deve andare a Pognana Lario? Per il viaggio sono cento euro». Siamo alla stazione di Como San Giovanni. E’ la serata di sabato 30 luglio. Ad attendere i turisti in arrivo con il treno, quando l’orologio segna le 21, ci sono i taxi. Tra loro, tuttavia, uno è molto diverso dagli altri, è tutto nero con la scritta gialla e, soprattutto, ha la targa ticinese. I passeggeri escono, di avviano ognuno verso la propria destinazione. Una signora, con una borsa verde a tracolla e una valigia al seguito, si avvicina al taxi svizzero che abbassa il finestrino per riferire la tariffa: «Per Pognana? Cento euro». Poi la donna sale, diretta al paese sulla sponda orientale del lago, Pognana appunto.

La scena viene vista da altri tassisti presenti alla stazione di Como San Giovanni che iniziano ad indispettirsi. Inizia, da quanto è stato possibile ricostruire, un fitto giro di comunicazioni via radio. Lo spostamento viene monitorato a distanza da altri taxi che nel frattempo stanno viaggiando proprio sulla tratta tra Como e Bellagio, lungo la Lariana, e che incrociano il taxi svizzero diretto proprio a Pognana.

E i tassisti cittadini raccontano come quello appena riferito non sia affatto l’unico caso del genere. Pare che la stessa scena sia avvenuta proprio in questi giorni in viale Geno, con un tassista svizzero arrivato per dare un passaggio ad un cliente. Una scena vista da un collega italiano che si trovava sul posto, che ha poi allertato un agente di Polizia locale intervenuto per verificare quanto stava avvenendo, salvo sentirsi dire che la destinazione finale di quel viaggio era la Svizzera.

Anche se c’è chi giura tra i tassisti comaschi che non sia andata proprio così. Tanto che da quel giorno, quel taxi prima molto presente lungo le strade del Lario (e il cui numero di targa era stato annotato) pare sia scomparso. Insomma, c’è fermento in città per queste incursioni (frequenti) in arrivo dall’altra parte del confine. Un problema che viene monitorato dalla categoria che non gradisce affatto queste “visite”. Anche perché creerebbero problemi non secondari: capita che i tassisti comaschi escano per chiamate presso hotel, stazioni o punti di ritrovo dove poi, all’arrivo, non c’è nessuno. Magari perché il cliente – come nel caso di Como San Giovanni – è stato caricato da altri, in modo non proprio regolare.

Cosa c’è di strano in tutto questo? Semplice, il tassista rossocrociato non avrebbe potuto arrivare in Italia per fare questo servizio. Il regolamento non lo consente. E’ consentito infatti in trasporto di un passeggero caricato in Italia anche a taxi in arrivo dal Canton Ticino, ad esempio, ma la destinazione finale deve sempre essere la Svizzera. Come pure ad un tassista italiano sarebbe consentito – al contrario – andare a Lugano per recuperare un turista, a patto tuttavia di accompagnarlo non in un’altra destinazione sempre in Svizzera, «stato su stato», bensì in Italia. Il tassista elvetico presente a Como San Giovanni, dunque, era “abusivo”, non perché senza licenza (ovviamente) ma perché quel viaggio dalla stazione del centro città fino a Pognana non avrebbe potuto farlo.

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