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ACCC contro Uber per dichiarazioni fuorvianti su tariffe dei taxi Uber e spese di cancellazione

giornalettismo.com Uber è stato citato in giudizio dall’ACCC (autorità di vigilanza della concorrenza australiana), che ha chiesto di infliggere alla piattaforma una multa di 26 milioni di dollari australiani (circa 18,69 milioni di dollari), dopo che quest’ultima ha ammesso di aver fuorviato i consumatori sulle stime delle tariffe e spese di cancellazione. Oggi, l’«Australian Competition and Consumer Commission» (ACCC) ha dichiarato infatti che la società Uber ha ammesso di aver avvertito, nel periodo di tempo tra dicembre 2017 e settembre 2021, i consumatori che avrebbe addebitato loro delle commissioni per l’annullamento delle corse anche se la cancellazione veniva richiesta durante il suo «periodo di cancellazione gratuita». Uber, tramite il proprio sito web ha dichiarato oggi: «apprezziamo l’importante lavoro svolto dall’ACCC e abbiamo collaborato con l’ACCC durante i suoi due anni di indagine, compreso l’apportare in modo proattivo modifiche alla nostra piattaforma in base alle preoccupazioni che hanno sollevato».

Interviene la presidentessa della ACCC, Gina Cass-Gottlieb, che sostiene il comportamento scorretto della piattaforma nei confronti dei suoi clienti: «Uber ammette di aver fuorviato gli utenti australiani per un certo numero di anni e potrebbe aver indotto alcuni di loro a decidere di non annullare la corsa dopo aver ricevuto l’avviso di cancellazione, anche se avevano il diritto di annullare gratuitamente secondo la politica di Uber». Inoltre, sempre secondo la ACCC, Uber avrebbe ammesso di aver falsamente rappresentato le stime tariffarie per la sua opzione Uber Taxi a causa del suo algoritmo. In questo caso, la piattaforma è stata accusata di non aver controllato adeguatamente il suo algoritmo, nonché le funzionalità all’interno della sua app, dato che stava inducendo gli utenti a massimizzare gli interessi della piattaforma a loro insaputa. Mass-Gottlieb continua spiegando il disguido che ne è derivato ai consumatori perché: «le informazioni fuorvianti sull’app di Uber hanno privato i consumatori della possibilità di prendere una decisione informata sull’opportunità o meno di scegliere l’opzione Uber Taxi».

Uber ha affermato sul proprio sito web oggi che: «Uber e la Commissione australiana per la concorrenza e i consumatori hanno raggiunto oggi una posizione concordata su due questioni storiche. La decisione finale della questione sarà soggetta alla determinazione del Tribunale federale», aggiungendo che da quando l’ACCC ha sollevato il problema, la piattaforma ha «lavorato per semplificare i nostri messaggi in-app per chiarire esattamente quando verranno applicati o meno i costi di cancellazione, a seconda delle occasioni, in modo che i rider abbiano sempre certezza». L’ACCC e Uber stanno, dunque, chiedendo congiuntamente ordini alla Corte federale, «incluso il pagamento di sanzioni da parte di Uber per 26 milioni di dollari» nonché dichiarazioni circa il fatto che la piattaforma abbia violato la legge australiana sui consumatori. La sanzione deve ancora essere approvata dal tribunale. In una dichiarazione all’Australian Financial Review, Cass-Gottlieb ha affermato: «pensiamo che questo sia un rigore significativo. Il fatto che Uber abbia dovuto parlare di congiunte con noi al tribunale per questa sanzione dimostra che capiscono quanto sia importante e seria considerare questa condotta».

 

 

 

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