Vita da tassista “I veri ostacoli sono i cantieri e gli ingorghi”

repubblica.it Alle 21.22, dopo aver fatto scendere una turista in via Washington, R. si lascia scappare il primo sospiro della giornata. Il turno dovrà andare avanti almeno per altre due ore e mezza, stanca? «No, non ancora. E poi, a quest’ora, lavorare diventa quasi rilassante: di traffico non ce n’è quasi più». Eccola, RS: 43 anni, in arte Vienna 16, è una dei 5 mila tassisti che ogni giorno corrono per le strade di Milano. Repubblica ha viaggiato con lei dal pomeriggio a sera inoltrata, per raccontare cosa significa guidare un auto bianca a Milano, all’indomani della proposta del Comune — accolta con scetticismo dai sindacati — di rilasciare 500 nuove licenze per potenziare il servizio.

«Ma il punto non è il numero di licenze in circolazione — riflette R — quanto la possibilità di lavorare bene in città. Certo, è vero che Milano oggi è cambiata e non è la città di dieci anni fa: è turistica, viva anche durante la settimana. E, di conseguenza, bisognosa di più mezzi pubblici, sia Atm sia taxi. Però è anche una città con problemi di viabilità e traffico, che non possono essere sottovalutati». Nel bacino di Milano, a oggi vigono 150 “scaglioni” orari, per organizzare i turni delle auto bianche: R. fa quello che inizia alle 14 e finisce a mezzanotte. Alle 16.15, allora, Vienna 16 prende la prima chiamata impegnativa, una signora che da piazza Argentina deve andare in via Berna, zona Forze Armate. Dodici chilometri e mezzo e 25 minuti di percorrenza, stando a Google maps: il taxi ce ne metterà 50 esatti, passando dietro Cordusio, e poi da corso Magenta e Vercelli.

«Avremmo potuto fare la Cerchia dei Navigli, ma rischiavamo l’ingorgo in De Amicis, per il cantiere M4. Con il traffico rallentato dalle bici, che non potrebbero passare da lì. Ma da lì passano. Con il risultato che se un bus o un taxi si trova dietro di loro, non può superarli visto che non c’è spazio. Quella zona, se si può, è meglio evitarla ». Come via Foppa, sempre a causa del cantiere della M4. O piazza Frattini, o piazza della Repubblica e i Bastioni fino a Porta Venezia: in tutto, sostengono i tassisti, nell’ultimo anno le richieste di delucidazioni, cambio di segnaletica o viabilità che hanno inviato al Comune, per cercare di risolvere i problemi viabilistici, sono 37.

«Un punto critico per esempio è proprio questo in cui ci troviamo — riflette S, mentre è inchiodata in via San Prospero, alle spalle di Cordusio —. Con il taxi ci è precluso l’ingresso a via Tommaso Grossi, che è percorribile solo dai tram ed è parallela a via San Prospero. Se però potessimo farla anche noi, potremmo tagliare le code che si trovano sempre in questa zona» . Arrivato a destinazione, il cliente chiede di pagare con il bancomat (sulla decina dei passeggeri di giornata, solo in quattro pagano in contanti): «Io uso il Pos senza problemi: del resto ormai per iscriverti al radiotaxi è obbligatorio — spiega S —. È vero, però, che su questo fronte c’è ancora da fare, visto che alcuni colleghi sono restii a causa delle commissioni bancarie».

R. vive con M, tassista da vent’anni e più, e fa questo lavoro dal 2008: «Lavoravo in un vivaio, mi occupavo di piante e animali. E mi piaceva da matti». La crisi ha stroncato le prospettive del settore, l’occupazione è calata. «Il mio posto non c’era più: è stato a quel punto che ho deciso di diventare tassista. Era da sempre un sogno nel cassetto, io di questo lavoro sono sempre stata innamorata: è usurante stare in mezzo al traffico, è vero. Però conosci ogni giorno persone e storie diverse, è molto interessante». Così, ha dato fondo ai risparmi e fatto un mutuo. Comprato la licenza, per 140 mila euro, e fatto gli esami per prendere la patente Kb e per iscriversi all’albo: «Ho studiato per un anno, per superarlo devi sapere a memoria tutto lo stradario. Per sei mesi ho fatto la seconda guida, poi ho comprato il mio taxi».

Il piano presentato dal Comune prevede oltre all’aumento delle licenze anche il potenziamento delle seconde guide: l’istituto è stato introdotto dal decreto Bersani e prevede che ogni tassista possa “affittare” il proprio taxi a un collega, per guidarlo quando lui riposa. In questo modo la stessa auto può restare in giro fino a 16 ore, sei in più rispetto al turno regolare: un modo per aumentare la copertura e andare incontro alle richieste dei clienti. I quali in certe fasce orarie faticano a trovare un taxi: tra le 19 e le 21 le chiamate inevase secondo Palazzo Marino sfiorano il 30 per cento. Che sia un orario “di fuoco” lo testimonia la prova sul campo: in due ore, Vienna 16 effettivamente carica sei clienti di fila, con una pausa di appena dieci minuti al parcheggio in Duomo poco prima delle 21.

«Ma sui numeri delle chiamate inevase nelle fasce critiche bisognerebbe ragionare, anche perché secondo i dati della centrale radiotaxi, in media durante un turno il 46 per cento dei taxi è libero — dice S —. L’altro sabato, alla fine del concerto di Vasco a San Siro, io per esempio ho dovuto rifiutare diverse chiamate, che quindi sono risultate inevase. E come me, hanno dovuto fare molti colleghi. Ma questo è avvenuto non perché non c’erano abbastanza taxi al lavoro, quanto perché la zona intorno allo stadio era del tutto congestionata e non vi si riusciva ad arrivare: potevo accettare una chiamata, far partire il tassametro, e poi arrivare dal cliente magari 15 minuti dopo, con un conto già salato da pagare?».


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Tassista, figlio di tassista, padre di tassista. Dal 1970 la tradizione si rinnova.
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5 Responses to Vita da tassista “I veri ostacoli sono i cantieri e gli ingorghi”

  1. Alby scrive:

    Non ci posso credere!
    A chi rilascia l’intervista la simpatica collega?
    Ma certo, a Repubblica l’organo di riferimento dei pdioti che dai tempi di Albertina getta fango e notizie false sulla categoria.
    Tafazzi al confronto è un dilettante.
    I tassisti meritano solo dì essere bastonati dal politico di turno, spiace dirlo ma è così.

  2. Khoolaas scrive:

    Dubito molto che abbia detto che Milano ” è più bisognosa di mezzi pubblici sia atm che taxi”. È una collega esperta e non sostiene certo la necessità di aumentare le licenze. Le cifre poi uno scrive quel che vuole, che sia repubblica o il giornale. È chiaro che se la tesi è solo la viabilità ci vanno a nozze. Il punto è che al policlinico si fanno anche 24 ore di attesa, alla madonnina no, ma uno ti salva la vita gratis l’altro non so e non è certo gratis. Noi non c’entriamo nulla se è stato deciso di fare una linea di metropolitana e infiniti lavori che rallentano la circolazione TEMPORANEAMENTE. Quindi soluzioni temporanee se servono e migliore organizzazione degli orari cambiati non si sa perché 12 mesi fa.

  3. ODAL scrive:

    Rilasciare una intervista a repubblica è come accettare una ghigliottina mediatica per la categoria. Il quotidiano dei radicali chic turboliberisti in salsa BILDERBERG avrà fatto i salti di gioia. La prossima intervista a chi la rilasciamo? Alla TRILATERAL? Al FMI? Al WTO? Forza ragazzi…tagliarsi le palle è un attimo. Consiglierei di pubblicizzare la BCE;ci manca solo quello.

  4. aldo scrive:

    come al solito danno notizie false ,la signorina a pagato la licenza un valore che nel 2008 con quella somma le davano solo la macchina conclusione notizie false

  5. Giorgio kk scrive:

    Nessuno parla delle dismissioni delle colonnine ai posteggi, sostituite da un fantomatico numero unico, che ha causato uno spostamento delle chiamate verso i rtx e tolto un canale di reperibilità taxi, soprattutto per un certo tipo di utenza. Il Comune anziché sparare numeri a caso sulla mancanza di vetture dovrebbe ripristinare il servizio.

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