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Uber, la minaccia arriva da est

lautomobile.aci.it Un ragazzo estone di 25 anni che mette in difficoltà un gigante americano multimilionario. Sembra la trama di un film e invece è quello che sta accadendo veramente a Uber, colosso del ride hailing (servizio taxi con auto private) noto in tutto il mondo e ormai prossimo a entrare in borsa con una valutazione da capogiro superiore ai 100 miliardi di dollari.

A sfidarlo Bolt, piccola ma ambiziosa start up nata sulle rive del Mar Baltico che sta progressivamente conquistandosi una fetta del ricco mercato dei passaggi con auto di proprietà.

La storia ha inizio a Tallinn, capitale dell’Estonia, un po’ meno di mezzo milione di abitanti a soli 80 chilometri da Helsinky. Qui sei anni fa – quando ne aveva soltanto 19 – Markus Villig fonda Taxify, che diventerà poi Bolt. L’idea è semplice. Sfidare il gigante sul suo stesso terreno, offrendo prezzi concorrenziali ai clienti e chiedendo agli autisti commissioni più basse. Magari partendo dalla periferia, da Paesi poco al centro dell’attenzione. Bolt sbarca così in Polonia e in Kenya e inizia a erodere il predominio di Uber che è costretta a correre ai ripari, offrendo a sua volta ribassi e incentivi.

Business in crescita
Oggi metà degli introiti di Bolt arrivano dall’Africa e il servizio si è diffuso anche in Europa: adesso è attivo complessivamente in 100 città di 30 differenti Paesi. Tra questi Svezia, Croazia, Finlandia, ma anche Australia, Ghana, Messico e – tra pochi giorni – Russia. Un calcolo approssimativo parla di 25 milioni di persone che hanno utilizzato il servizio da quando è stato istituito.

Prossima tappa: Londra
Villig e i suoi, però, non hanno intenzione di accontentarsi e vogliono allargarsi, soprattutto in Europa. E sul Vecchio continente nessuna città – per un motivo o per l’altro – fa più notizia di Londra. E’ proprio in riva al Tamigi che si giocherà la prossima partita tra Davide Bolt e Golia Uber.

Ecco allora che gli estoni stanno cercando di convincere il TfL (Transport for London, l’agenzia che si occupa della mobilità londinese) a concedergli la licenza per operare. Un primo tentativo nel 2017 non è andato a buon fine ma non demordere a volte è un pregio.

Passo dopo passo
Dal punto di vista finanziario Bolt è partita lentamente. Nei primi 5 anni di vita ha raccolto soltanto 5 milioni di di dollari. Nello stesso periodo nelle casse di Uber ne sono entrati 24 miliardi. Nel 2018 una piccola svolta: Daimler e i cinesi di Didi Chuxing investono in Bolt 175 milioni di dollari.

Naturalmente questo da solo non basta e per risparmiare il più possibile la start up – che non ha mai abbandonato il proprio quartier generale in un magazzino a Tallinn – ha mantenuto un profilo basso: in ogni Paese nel quale apre il proprio business non va oltre una manciata di dipendenti e certo non pensa di spendere – come stanno facendo quelli di Uber – milioni di dollari per sviluppare le auto autonome.

Un mondo di rivali
La sfida lanciata da Markus Villig è solo l’ultima in ordine di tempo per Uber che, quasi in ogni parte del mondo, deve affrontare temibili concorrenti. In America (e in Borsa, la quotazione di Uber come abbiamo detto è imminente, quella dei rivali è arrivata solo poche settimane fa) l’avversario numero 1 è Lyft. In India lo spauracchio si chiama Ola.

In Cina Didi Chuxing – che ha rilevato le attività nel Paese asiatico di Uber e ceduto in cambio un quinto delle proprie azioni – ha oltre 550 milioni di iscritti ed effettua 20 milioni di passaggi al giorno. Recentemente sempre Didi ha acquistato la 99, rivale degli americani sul mercato brasiliano. Nel sud est asiatico i californiani hanno preferito lasciare il campo libero all’azienda locale Grab che copra oltre 150 città nei principali mercati dal Vietnam alla Thailandia.


11 thoughts on “Uber, la minaccia arriva da est

  1. E COME FANNO A FARE PREZZI PIU CONCORRENZIALI???

    Usando macchine completamente scassate, senza assicurazione o con massimale minimo, con le ruote lisce…e sudice?
    Non pagando tasse, Inps, e altri “obblighi”?
    Facendoli guadagnare agli autisti una miseria?, magari meglio fare il lavapiatti, e più sicuro…(non me ne vogliano i lavapiatti)
    Mettendo alla guida degli schiavi, cosi non li paghi.?
    Oppure chiedendo una percentuale su ogni corsa, minore di quella di rU……

    Capisco perche è attivo a casa sua, e in Kenya… a Londra i driver sono gli immigranti che hanno fatto arrivare, appunto, per abbassare il costo del lavoro.

    questa gente si e messa in testa, che grazie alle tecnologie, lavoreremmo meno, e vivremmo meglio,, certo… LORO…. ma per i poveracci che guideranno le macchine,rimarrà solo l’osso, che li butteranno.

    Bravi, bravi…. da vietnam alla thailandia, in india, mettà africa, messico, brasile….e poi ci stupiamo perche vogliono venire in europa.
    mi stupisce svezia e finlandia, ma come sappiano i conducenti non saranno quelli del luogo, ma ben si dei poveretti che faranno a vita gli schiavi dei finlandesi e svedesi…

  2. Siamo sempre alle solite…..non è che ci voleva molto……anche questi hanno aproffittato di nascere nei paesi la dove le normative permettevano questo genere di “porcherie” abilitando un abusivismo diffuso poichè permettevano l’uso delle app da parte di cittadini privati che mettevano a disposizione la propria auto a scopo commerciale usandola per trasporto terzi.
    Insomma un taxi abusivo per tutti……Thailandia,Estonia,Filippine, ,Finlandia, Australia, ecc ecc….e i poveri tassisti del luogo che prima erano gli unici abilitati al trasporto di persone , adesso li trovi solamente negli aeroporti e stazioni , avendoli di fatto azzerati del proprio lavoro all interno delle città.
    Insomma un taxi abusivo legalizzato.
    Adesso già ne abbiamo tremila di NCC che nelle preferenziali quà a MIlano fanno la stessa cosa con licenze emesse chissà dove grazie alle fantomatiche App ( che dovrebbero esere legalizzate nel proprio uso solo da società / coooperative TAXI ) e grazie anche ad una circolare Governativa che ne ammette l’utilizzo senza rispettare le normative nazionali in merito di trasporto pubblico da parte degli NCC con l’obbligo della rimessa in ambito comunale , adesso passata in ambito provinciale……ecc ecc ….
    Stefano -Milano

  3. Alfa dice bene, ma fintanto che non ci riuniremo in centrale una mattina coi colleghi della notte non riusciremo a organizzare nulla. Messaggio ai colleghi della notte: diamoci i contatti ragazzi, ora o mai più. Difendiamo il nostro lavoro.

  4. Tanto i pirla che continuano a pagare tasse e previdenza e tutto in Italia simo sempre noi. Qui c’è un problema che si chiama abusivismo e evasione ed elusione fiscale. Altro che concorrenza del c… . È una presa per il c. .. bella e buona e in tutto questo i signori delle associazioni consumatori dove sono? La Guardia di Finanza cosa ne pensa? La politica?
    In questo mondo conviene fare l’abusivo il ladro e l’evasore. Questo è il messaggio che Passa. In c… alla Costituzione e alle Leggi!

  5. Giorgio kk la colpa è soltanto loro. Non possono nemmeno piangere sul latte versato. Io capisco che non trovano lavoro, ma al posto loro piuttosto che lavorare per una multinazionale e fare lo schiavo ti assicuro che farei volentieri la fame. Se le multicriminali dominano è perché questi vendipatria lavorano a 10 centesimi orari per loro.

  6. IL problema dei Rider è come sempre un problema legislativo.
    Se ci fosse una legislazione chiara che obbliga quesye ” multicriminali ” a dare un minimo di stipendio, contributi e assicurazione probabilmente questi disgraziati non farebbero la fame .
    Ed inoltre chi ordina questi cibi a casa propria pagherebbe il giusto dovuto per il servizio. Ma sicome la gente ama essere servita pagando poco o niente ed inoltre abbiamo governi mezzi corrotti che non legiferano una volta per tutte una legge Pro questi poveri cristi di Rider , alla fine abbiamo questa situazione.
    Questa situazione, in piccolo con le dovute proporzioni ,è quello che stà facendo “Mister RU… “in mezzo mondo nei confronti dei propri autisti.
    E di conseguenza ci andiamo di mezzo anche noi tassisti.
    Con questa globalizzazione e “turbocapitalismo finanziario ” è tutto una conseguenza a cascata.
    Ma complici è la “politica e i governi di mezzo mondo,
    Perchè la Politica deve dare indirizzo alla economia e non viceversa.( vedere i trattati di Keynes )
    Stefano- Milano.

  7. Stefano carissimo, lasciamo pure in pace keynes, basta giocare in casa e vedere cosa dicevano i vari Costamagna, Gentile, Spirito, Orano, o le grandi predicazioni di Sorel e Corridoni

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