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Così Uber ha pagato il riscatto dei suoi dati a un hacker ventenne

agi.it Il responsabile del furto di dati che ha coinvolto Uber sarebbe un ventenne residente in Florida. E sarebbe stato pagato con una “ricompensa” per aggirare i controlli. Lo riporta Reuters. La società fondata da Travis Kalanick è stata violata nell’ottobre 2016. Solo un anno dopo (il 21 novembre 2017) e con un nuovo ceo (Dara Khosrowshahi) ha rivelato il furto: erano state rubate informazioni personali di 57 milioni di utenti, comprese quelle di 600.000 autisti. Il mese scorso, Uber ha anche confermato di aver pagato l’hacker 100.000 dollari per distruggere i dati. La modalità di pagamento sarebbe l’altra novità emersa in queste ore.

Sempre secondo le fonti citate da Reuters, Uber avrebbe usato un escamotage per far arrivare i 100.000 dollari nelle mani dell’hacker attraverso vie lecite. Avrebbe utilizzato il cosiddetto “bug bounty program”, cioè un sistema di ricompense (che molte aziende tecnologiche hanno) che premia chi riesca a individuare e segnali i difetti di un sistema operativo, un sito o un’app. Se la versione fosse confermata, si tratterebbe comunque di un’operazione fuori dagli schemi: la maggior parte delle ricompense si aggira tra i 5 e i 10.000 dollari.

La scelta di tenere segreta la notizia e pagare l’hacker 100.000 dollari purché distruggessero i dati rubati sarebbe stata di Travis Kalanick. Il fondatore e allora ceo, dimissionario a giugno ma ancora grande azionista di Uber, avrebbe saputo della falla già nel novembre 2016, cioè meno di un mese dopo il furto.

Anche il nuovo amministratore delegato, Dara Khosrowshahi (che pure ha avviato un’indagine interna e rimosso alcuni manager) è stato toccato dalle polemiche. Secondo il Wall Street Journal, infatti, avrebbe saputo dell’attacco hacker nel settembre 2017, pochi giorni dopo il suo insediamento e un paio di mesi prima di divulgare la notizia. Khosrowshahi, inoltre, avrebbe dato priorità ai potenziali investitori: Uber avrebbe avvisato della breccia SoftBank (che allora stava discutendo l’ingresso nel capitale della società) tre settimane prima degli utenti.


5 thoughts on “Così Uber ha pagato il riscatto dei suoi dati a un hacker ventenne

  1. Ragazzi, la pace sociale è in bilico, da più parti il vento sta diventando uragano, VOGLIAMO STARNE FUORI PROPRIO NOI? guardate che la gente sta dalla nostra parte, il popolo non ne può più di questa DITTATURA DEL POLITICAMENTE CORRETTO

  2. Marco carissimo, girano voci(PER CUI PRENDIAMOLE CON LA PINZE), che il 12 le nostre sigle verranno poste davanti a un prendere o lasciare che SAPREBBE(condizionale d obbligo) di RESA INCONDIZIONATA. Sappiamo tutti che voci e fake news sono messe apposta per creare instabilità. Però domando: può essere vero? Grazie.

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