TAXISTORY

Il Blog dei Tassisti

Concorrenza, evitato in zona Cesarini il rinvio del ddl, sarà in Aula il 1° agosto

rifday.it Con un’accelerazione arrivata proprio in zona Cesarini, il ddl Concorrenza (che contiene la Legge Delega per la riforma della legge 21/92, nota di Taxistory) sembra essere finalmente riuscito a tirarsi fuori dalla palude che sembrava condannarlo per l’ennesima volta al destino di un ennesimo rinvio, che sarebbe stato quasi certamente esiziale per le sue sorti. Quanti confidavano proprio in questa eventualità e si accingevano a brindare, dunque, dovranno probabilmente rimettere in frigo le bottiglie. Impantanato in Commissione Industria per il mancato arrivo della relazione tecnica di passaggio del provvedimento dalla Camera al Senato, che impediva alla Commissione Bilancio di formulare il suo parere sul ddl e i relativi emendamenti (il nostro giornale ne ha ampiamente riferito ieri), il provvedimento rischiava seriamente, in effetti, di mancare l’appuntamento con l’esame e il voto dell’Aula, già da tempo in calendario nelle sedute dal 1° al 3 agosto prossimi.

Ieri, però, un colpo di reni dell’ultima ora ha sbloccato la situazione: dopo l’annuncio del presidente Giorgio Tonini dell’arrivo della “relazione tecnica sul testo come modificato durante la seconda lettura”, materializzatasi  quasi d’incanto  solo all’ultimo minuto, la Commissione Bilancio ha potuto procedere nella sua seduta di ieri mattina (anticipata per l’occasione alle 8.30) a esprimere il dovuto parere sul ddl Concorrenza e i relativi emendamenti. Secondo previsioni e attese l’esito: parere non ostativo per il testo e per la maggior parte degli emendamenti. Solo due proposte correttive delle 15 rimaste dopo il vaglio di ammissibilità sono state infatti bocciate. Per opportuna documentazione, in ogni caso, proponiamo qui l’estratto del resoconto di seduta relativo al parere sul ddl 2085 B.

Ottenuto il necessario parere della 5a Commissione, la Commissione Industria, convocata alle 10.20, ha dunque potuto procedere a tamburo battente a concludere l’esame in sede referente del testo e – al termine di una seduta molto contrastata e durata più di un’ora (un tempo biblico, per gli standard dei lavori di Commissione) – lo ha approvato senza modifiche rispetto al testo pervenuto da Montecitorio, bocciando dunque tutte le proposte emendative.

Ne consegue che il provvedimento, sia pure per il rotto della cuffia, sarà in Aula nei tempi previsti: secondo quanto annunciato dal vicepresidente del senato Maurizio Gasparri, il ddl sarà incardinato in Aula a Palazzo Madama martedì 1 agosto alle 11, quando inizierà la discussione. Il termine per gli emendamenti è stato fissato per oggi, 28 luglio, alle 13, ed è possibile che l’esame del provvedimento si concluda nella stessa giornata di martedì. Per il voto è atteso il ricorso alla questione di fiducia da parte del Governo.

Ma, come si dice, non è stata una passeggiata: come annunciato, il presidente della Commissione Mucchetti non si è reso disponibile ad accettare supinamente il voto negativo sugli emendamenti, sostenendo fino all’ultimo i due a sua firma e “tirandosi” dietro non pochi membri della Commissione. Le argomentazioni di Mucchetti (già proposte in sintesi dal nostro giornale nei giorni scorsi) sono a tutti gli effetti un j’accuse nei confronti del Governo, le cui incertezze sono state a suo giudizio la causa principale del lungo e ondivago iter del provvedimento e dei suoi deludenti contenuti, che –  accanto a norme positive –  propongono anche “norme a favore di interessi organizzati o di monopoli”, andando in direzione contraria alla promozione della concorrenza.  

La “tirata” di Mucchetti  e il dibattito che ne è seguito meritano certamente attenzione, anche a memoria futura: chi volesse, può leggerli nel resoconto della seduta di ieri, a questo link. Per il poco che può valere il parere del cronista, non è tempo perso.

Le divisioni della maggioranza sugli emendamenti in materia di energia e assicurazioni a firma Mucchetti, in ogni caso, non sono state sufficienti a far sì che le proposte correttive del presidente della Commissione venissero approvate, eventualità che avrebbe costretto il provvedimento a tornare a Montecitorio per una quinta lettura, per la quale probabilmente non ci sarebbe stato più il tempo nel breve scampolo di legislatura che resta.

Alla fine, grazie all’astensione dal voto – che a Palazzo Madama corrisponde a voto contrario –  dei membri della Commissione di centrodestra, anche gli emendamenti di Mucchetti sono stati infatti bocciati, così come tutti gli altri, e il ddl concorrenza ha potuto spiccare il salto verso l’Aula nel testo approvato alla Camera.

Inevitabili gli scambi di battute, anche duri, tra i relatori (Luigi Marino di Ap e Salvatore Tomaselli del Pd)  e Mucchetti. Severo, in particolare, il giudizio di Tomaselli, che ha imputato al presidente della Commissione, suo collega di partito, la decisione di “una scelta sbagliata di natura strumentale, volta a far saltare il provvedimento che pur con i suoi limiti è utile per il Paese”.
Più contenuti ma non meno critici i toni di Marino, dispiaciuto per una conclusione dei lavori in Commissione che, a suo giudizio, “non valorizza il lavoro fatto”, a causa di una “eccessiva drammatizzazione”, ma quel che conta, per il senatore di Ap, è che il ddl abbia staccato il biglietto per l’Aula. “Speriamo che l’Assemblea lo approvi in via definitiva, visto che si tratta di un buon provvedimento” ha affermato Marino, che nonostante la valutazione positiva riconosce che il ddl  “ha qualche limite ma c’è tempo per poterlo aggiustare”.

Affermazione che, per Mucchetti, non ha alcun addentellato con la realtà, come ha avuto modo di chiarire in Commissione: “È un’illusione l’idea, sostenuta ancora oggi, che ci possa essere, prima della fine della legislatura, un ulteriore provvedimento – anche d’urgenza – in tema di concorrenza, volto a modificare o integrare il disegno di legge, correggendo le norme problematiche o addirittura errate che per diffusa consapevolezza si riconosce vi sono contenute” ha spiegato il presidente della 10a, aggiungendo che semmai questa soluzione avrebbe avuto senso e spazi di praticabilità quando era stata proposta nel corso della precedente lettura al Senato, “quando la previsione di una doppia fiducia nei due rami del Parlamento la rendeva compatibile con i tempi della legislatura”. Un percorso che però non è stato praticato, “non per responsabilità del Senato, che ha rinunciato ad apportare i miglioramenti al testo resi necessari dal tempo trascorso tra la conclusione dell’esame in sede referente e l’avvio della discussione in Assemblea”, ha detto Mucchetti, ma per “votare la fiducia posta dal Governo”. Poi è andata come è andata, con la Camera che – non rispettando il patto di un’immediata approvazione del provvedimento – ha introdotto modifiche al testo, costringendo il Senato alla quarta lettura, tra fibrillazioni politiche e polemiche varie protrattesi fino a ieri che, probabilmente, non si sopiranno neppure dopo l’ormai molto prossima approvazione della prima legge annuale (?) sul mercato e la concorrenza del nostro Paese.

I contenuti del provvedimento, dunque, restano quelli del testo approvato a Montecitorio giusto un mese fa, che contiene anche le misure destinate alle farmacie, su tutte la previsione dell’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie, contenute nei commi dal 157 al 166. Una loro sintesi è contenuta in questo articolo del nostro giornale.

57 thoughts on “Concorrenza, evitato in zona Cesarini il rinvio del ddl, sarà in Aula il 1° agosto

  1. Ecco!!!
    Si materializzano i miei timori:
    Approfittare del periodo di vacanze ed approvare in sordina!!!!!
    L’emendamento Lanzillotta….non ha insegnato nulla???

  2. Addirittura anticipato. Si sono venduti alle multinazionali . Hanno bisogno di finanziamenti per le prossime elezioni. Se passa così GUERRA. Niente più dialogo con nessuno . Nessun tavolo tecnico. Nessun protocollo d’intesa . Nessun favore a qualunque amministrazione comunale. . Quando chiamano perché ce una manifestazione importante e chiedono collaborazione neanche ci dobbiamo presentare. Ecco dove ci ha portato la”diplomazia ” .ancora ci sediamo ai tavoli . E le “prime donne” che dicono. La mobilitazione tanto sbandierata dove sta? Ancora stiamo buoni ? Il 1 Agosto carosello intorno Senato. Blocchiamo tutto ( senza scioperare ) ! Blocchiamo le città . Ci hanno dichiarato guerra loro. . SVEGLIA ADUNATA

  3. 180. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dello sviluppo economico, previo parere della Conferenza unificata, sentiti le associazioni di categoria comparativamente più rappresentative a livello nazionale e il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a) prevedere una disciplina per gli autoservizi pubblici non di linea che provvedono al trasporto collettivo o individuale di persone che contribuisca a garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini e che assicuri agli autoservizi stessi una funzione complementare e integrativa rispetto ai trasporti pubblici di linea ferroviari, automobilistici, marittimi, lacuali e aerei;

    b) adeguare l’offerta di servizi alle nuove forme di mobilità che si svolgono grazie ad applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti;

    c) promuovere la concorrenza e stimolare più elevati standard qualitativi;

    d) assicurare una miglior tutela del consumatore nella fruizione del servizio garantendo una consapevole scelta nell’offerta;

    e) armonizzare le competenze regionali e degli enti locali in materia, al fine di definire comuni standard nazionali;

    f) adeguare il sistema sanzionatorio per le violazioni amministrative, individuando sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità della violazione, anche ai fini di contrasto di fenomeni di abusivismo, demandando la competenza per l’irrogazione delle sanzioni amministrative agli enti locali ed evitando sovrapposizioni con altre autorità.

  4. ENTRO 12 MESI. Chi può dire con certezza che cosa accadrà fra 1 anno? BASTA FARLI PASSARE. Ma si sa c’è sempre chi è più realista del Re. Di solito si spaccia x riformatore.

  5. Angie. Ma dopo 5 mesi di presa per i”fondelli”ti aspettavi qualcosa di diverso ? La colpa e la nostra che ci siamo affidati ai sindacati . Ci siamo affidati alla diplomazia al confronto alla mediazione ai tavoli tecnici ai continui rinvii ai pareri “tecnici” .Dopo ultimo rinvio , dopo che ti hanno mandato un funzionario che ti pensavi? Era chiara la mossa”lanzillotta” . Sono dei falsi e in tal modo bisogna trattarli. Chi ha causato tutto questo ha nome e cognome e bisogna rammentato .:” Politicamente” devono essere puniti ma questo si vedra poi . Ma ADESSO CHE SI FA ? SECONDO ME LO RIPETO GIA IL 1 AGOSTO GLI DOVRESTI COMINCIARE CON UN BEL CAROSELLO INTORNO SENATO . POI GLI BLOCCHI TUTTO SENZA FARE SCIOPERO . BASTA CONCENTRARSI IN CERTI POSTI . POI DECIDI DI NON CARICARE IN CERTI “LUOGHI” . SI POSSONO FARE TANTE COSE SENZA BISOGNO DI PERMESSI E AUTORIZZAZZIONI. MA FARLE! CHE CI DEVONO FARE ANCORA . E TUTTO QUESTO LO FAREI PER ADESSO IN TUTTE LE CITTA “CONTEMPORANEAMENTE” . OGNUNO SA NELLA PROPIA CITTA QUALI SONO I PUNTI CRITICI. FORZA .

  6. Del Rio & Company saranno con le chiappe al sole, mentre altri faranno il lavoro sporco!!!!!
    La parola passa ai sindacati di categoria che ancora aspettano il tavolo tecnico del 2 agosto, ignari di quanto sta succedendo!!!!!
    Ringrazino i farmacisti e Taxi Story per ‘l’informazione”!!!
    P.s. Zaffiro, sono pienamente d’accordo con te!!!

  7. Però fate i bravi, non si può utilizzare Taxistory per fare la rivoluzione. Vi invito a trovare altri canali di comunicazione, commenti inneggianti a blocchi e scioperi saranno censurati da ora in poi.

  8. Zaffiro tranquillo fanno passare questa buffonata per farsi belli con i loro elettori. In quanto alla rivoluzione ha ra ragione Marco e vi dirò di più. Quando scoppieranno i primi focolai noi ci troveremo in macchina pensando che sia un giorno come gli altri. Perciò…..se non vogliono SCAPPARE CON I TAXI È MEGLIO CHE VADANO A CASA. Noi siamo SOLO IN VENTIMILA

  9. Zaffiro non in tutte le città sono consapevoli di quello che sta per succedere. Quando uno cerca di spiegare, le risposte che si ottengono sono: “sono 30 anni che vogliono liberalizzare e non lo fanno”
    “Noi con gli ncc collaboriamo”
    “U… non potrà mai prendere il mercato della città perché è coperta bene dal servizio taxi”.
    Qui non fanno altro che litigare per delle stronzate e fottersi i clienti a vicenda.
    Io personalmente mi muoverò quando ci sarà da andare a Roma.

  10. Marco ma abbiamo tempo per un anno per cambiare la legge puoi spiegare la situazione non riesco a capire sarà il nervosismo U… pop diventa legale grazie

  11. Quello che passerà sarà un DISEGNO DI LEGGE CHE DELEGA IL GOVERNO (qual è o quale sarà? A FARE UNA LEGGE RIGUARDANTE IL NOSTRO SETTORE. Per ora passa una DELEGA.LA FOTOGRAFIA ARRIVERÀ NON SI CHI LA FARÀ. Per ora( Marco correggimi se sbaglio DOVREBBE rimanere tutto com è. Termine 31/12/2017 cioè scadenza della bomba lanzillotta

  12. A meno che vogliano legalizzazione POP. Sappiamo però (e lo sanno) che esiste una enunciato dell avvocatura europea. Se lo faranno……..

  13. Marco se non si puo neppure parlare di sciopero o cose simili allora che ci stiamo a fare . In chiesa ci vado ogni tanto e se a Cristo gli dico che vorrei scioperare o comunque lottare x il mio lavoro e il mio futuro noni censura . Se siamo arrivati a questo punto che non si puo neanche parlare di sciopero o qualsiasi altra forma di lotta allora stiamo a pecoroni. Anzi stateci voi io voglio pensare di stare in uno stato dove posso almeno parlare prevedere la possibilità di uno sciopero . Nelle mia famiglia sono la 4^ generazione in questo mestiere e con me finisce . Ma LORO SAPEVAMO COMBATTERE .. godetevi i vostri sindacati . Buone vacanze

  14. Mi raccomando, Mercoledì prossimo al posto di farci trovare tutti sotto il parlamento in forma spontanea tutt a lavorare, tanto poi qualcuno a cui dare la colpa della npstra indifferenza lo troviamo. E cosa cazzo andiamo a fare lo stesso giorno al ministero? Da una parte ci fanno sedere e contemporaneamente in altra sede firmano la nostra condanna. I sindacati comunichino già oggi stesso la totale rottura delle trattative e inchiodiamogli il parlamento. Forza leoncini da computer cosa aspettiamo?

  15. Se sarà in aula il 1 Agosto il 2 agosto di che parli ? Con chi ne parlerei con l’uscere questa volta ! Presi a pesci in faccia VERGOGNAMOCI

  16. Marco questa gente ne ha piene le scatole e come dice Cecccillo lorsignori giocano sul doppio tavolo. Poi sono con te. NON FACCIAMO I SELVAGGI CON DEI SELVAGGI! Oltretutto ipocriti senza il senso dello stato! Cerchiamo di mandarli a casa tramite elezioni. Se ci arriviamo……marco non sono sicuro che questi ci facciano votare, non mi sorprenderebbe una proroga della legislatura. Questa è gente che per la prima volta dal 1946 ha prorogato il settennato di un presidente della repubblica. Zaffiro hai capito bene. In questo paese ai cosiddetti NON POLITICAMENTE CORRETTI E’ FATTO DIVIETO NON SOLO DI PARLARE. STANNO ANCHE PROVANDO A CERCARE LA MANIERA DI NON FARCI PENSARE.

  17. Colleghi!!! Ordine!!!.! 1. Il governo pone la fiducia e il ddl passa. Mattarella firma. Pubblica la Gazzetta ufficiale e diventa legge. 2. Dopo 15 giorni il governo tramite i due ministeri entro non in è chiaro? Da un giorno a 365 giorni sentite le parti fa la riforma. Così la finiamo con la farsa dei decreti attuativi e arriviamo al punto. È ognuno vedremo cosa farà e cosa ci racconterà di la dal tavolo e di qua dal tavolo.

  18. Forse non sono stato chiaro io. Primo non potrai scioperare prima del 16/17 settembre ( come vedi ci hanno portato al guinzaglio ) secondo io non ho parlato come te di blocchi selvaggi . Semplicemente se io alle 11 del primo agosto mi faccio (lavorando ) un paio di giretti intorno al senato x 30 /60 minuti in cerca di clienti eppoi dopo ” sempre lavorando mi ritrovo casualmente con altri mettiamo caso 500 colleghi in un’altra zona mi spieghi se non faccio sciopero di che mi vuoi accusare . Mi obbligherài tu ad andare tu in certi luoghi
    STO LAVORANDO STO IN CERCA DI CLIENTI I CHE MI STANNO FOTTENDO GLI ABUSIVI CHE TU DOVRESTI COMBATTERE MA NOM LO FAI . Se vuoi dirmi tu dove devo andare e come devo lavorare allora municipalizza il servizio. Mi sono spiegato ? Poi ripeto seguite i sindacati i ministri i vice ministri i funzionari i sottofunzionari le segretarie . Fate come vi pare . Auguri

  19. Per come la vedo io e spero vivamente di sbagliarmi, il governo ha già lavorato a una revisione della legge quadro pur non avendo ancora la delega, perciò se arriverà l’1 agosto il 2 il MIT la presenterà nuovamente ai sindacati e teoricamente potrebbe votarla il 4. Altro che 12 mesi.

  20. Andrea neanche in un film di fantascienza possono immaginare di riformare il tpl a ferragosto. Anche xche anche chi va in ferie poi torna e sia il governo che i sindacalisti sanno benissimo cosa significano trentamila tassisti espropriati e disperati. Quindi mi immagino una discussione approfondita con tempi adeguati. La cosa buona è che finalmente tutti dovranno scoprire le carte.

  21. Anche dopo il decreto Lanzillotta che ha salvato un processo già scontato a nostro favore (guarda caso presentato sotto natale). Siamo rientrati, ci siamo incazzati, ci siamo fermati, ci hanno rassicurato ma ad oggi nulla è cambiato. Ora lo scenario che ho descritto è drammatico ma non impossibile… poi sono il primo a sperare che i tempi si dilatino, che l’emendamento scada e che un nuovo governo decida che la 21/92 è una buona legge e vada rispettata. Ora mi rassicura solo il fatto che l’Italia sia una meta turistica e mentre le città come Torino e Milano si svuotano, Genova Roma e Napoli con la straordinaria costiera si riempiono di turisti. Stiamo sempre vigili e Uniti.

  22. Ragazzi, il Parlamento ad agosto chiude non credo ci siano sorprese, la delega passa così, dobbiamo concentrarci e limitare i danni anche con mobilitazioni (nei termini di legge) quando verranno riempiti i punti nella delega, ragazzi non molliamo possiamo farcela e limitare i danni. Ah dimenticavo, la delega ha 365 GG di tempo e ci sono le elezioni alle porte, il governo sa bene a cosa andrà in contro se rovinerà il tpl non di linea, ragazzi non molliamo, daje!

  23. Zaffiro, è il solito inutile blabla di quando si parla di blocchi/precettazioni/eccetera: io ho sempre lavorato e lavorato pure il giorno dopo, è scritto sui corrispettivi.

  24. Siete tutti fiduciosi , bene mi fa piacere .io la vedo così : sono sicuramente un visionario 1:fino al 15 settembre non succede niente perché gli deve scattare la pensione 2: a questo punto o si scioglie il governo o continua a galleggiare come probabile ( pensate che rinunciano al loro stipendio ?) Entreremo nel LIMBO fino alle nuove elezioni (sempre che ci siano) poi se ci ritroviamo gli stessi staremo peggio di adesso .Se ci ritroviamo altri ti diranno che devono seguire le indicazioni delineate dal decreto approvato il 1 agosto a cui non ci siamo ribellati . Mi auguro chiaramente che le cose vadano per il verso giusto però sinceramente non riesco a essere fiducioso come voi . SPERO DI SBAGLIARMI.

  25. Zefiro, i passaggi sono dalle commissioni al senato (1 Agosto ) e il licenziamento definitivo avverrà in.parlamento (2 Agosto ) ecco di cosa parlo…e metti anche in.conto che le date non annunciate non sempre vengono rispettate e sono spesso indicative giorno più giorno meno e se passi dal senato ti fanno una pernacchia visto che è il parlamento l’ultimo a decidere ed è lì il giorno in cui votano che andrebbe fatta la pressione e non all’ora in cui si trovano, ma ben prima. Ma tanto…..gente che il 21 Febbraio ha creduto a doc a firme unilaterali fuffa…

  26. COSA SI PUO’AGGIUNGERE ANCORA?NULLA..PROPRIO NULLA..!!AD AGOSTO TUTTO SECONDO I PIANI..DIREI CHE CE NE DI BENZINA SUL FUOCO ANCHE SE SIAMO AD AGOSTO NON ABBIATE DUBBI CARI UOMINI DELLE ISTITUZIONI CHE SIAMO PRESENTI!! A S S O C I A Z I O N I ? ! ? ! Forza che si lavora forza che qui avete da fare !

  27. Uno dei problemi, mai risolti, e che ora sta arrivando al pettine è quello del conflitto d’interesse che qui mi sembra molti stiano trascurando. Mi spiego meglio: nelle centrali radio o Radiotaxi c’è una confusione (voluta) di personaggi che occupano i Cda che sono sia Rappresentanti Sindacali, sia Consiglieri di Radiotaxi. Ora se consideriamo che molti Radiotaxi pensano di poter approfittare di questa occasione per poter gestire la flotta di taxi e di Ncc insieme, va da sè che chi è all’interno di molte delle rappresentanze sindacali lavorerà per poter portare acqua al proprio mulino e al proprio progetto. Ecco spiegata la “melina” che molti dei “nostri” Rappresentanti Sindacali stanno attuando. Ora se i colleghi continuano a non pretendere dai loro Rappresentanti Sindacali le dimissioni dai Cda dei Radiotaxi questo conflitto, che è uno dei fulcri del problema, continuerà ad esistere con tutte le conseguenze (purtroppo) che stiamo vivendo sulla nostra pelle. Molte associazioni sindacali addirittura non informano neanche i propri iscritti di tutto ciò che sta succedendo nel dettaglio, ma si limitano a generici comunicati. Ora come se ne esce? Allontanando quei Rappresentanti Sindacali con il doppio incarico e dall’altra con una pressione da parte dei colleghi, sia ll’interno delle proprie Organizzazioni Sindacali che all’esterno, tra i colleghi, per la modifica della legge che ristabilisce il senso del Trasporto Pubblico Locale. Sì perchè in gioco c’è proprio questo, la privatizzazione del TPL a danno dell’utenza che non avrà più le garanzie che ci sono oggi di una tariffa amministrata da un Ente Pubblico, indipendentemente dal numero di chiamate per quella tratta, ecc. ecc. a tutto vantaggio di una o più Multinazionale che imporrà una deregulation totale, ponendo l’asticella delle tutele e garanzie ad un livello così basso che i lavoratori dovranno lavorare 24 ore per poter portare a casa qualche centesimo in più a rischio e pericolo anche per l’utenza …perchè oggi (fortunatamente) esiste un orario di lavoro che permette al tassista di riposare sufficientemente per poter portare il passeggero a destinazione in tutta sicurezza. Quindi da qui bisogna partire secondo me, altrimenti si ulula alla luna…

  28. Marco, buranello ci ha detto la verità alla luce del sole senza giri di parole e SENZA TENTENNAMENTI. Posso considerare il suo come UN COMUNICATO ALLA CATEGORIA. Molto bene!

  29. Dici bene, tutto è possibile però cominciamo a giocare a carte scoperte. In altra cosa ha detto buranello. Informare i colleghi. È da marzo che tento di portare L argomento sui posteggi. Ti assicuro che le risposte che ricevo sono RAGGELANTI. Questa mattina nessuno sapeva del passaggio in senato di domani. Pochi sanno che ci sono già stati due passaggi parlamentari, e quando parlo di 180 comma b mi guardano come se io fossi un IDIOTA TRASOGNANTE. Dicono che NESSUNO da loro notizie. Sugli hi phone guardano di tutto ma quando dico loro che TAXISTORY tiene quasi a livello QUOTIDIANO la categoria riguardo a TUTTO mi rispondono che non possono stare a guardare tutto quello che si dice, mi dicono che hanno altro a cui pensare. A questo punto mi faccio una stampa in privato a spese mie facendo pubblicità AL NOSTRO BLOG. Ti abbraccio

  30. Buranello cambiare la 21/92 è un salto nel buio x tutti, apprendisti stregoni inclusi. Domani sarà diverso da oggi. Valuteremo i fatti. Poi vedremo chi rappresenterà chi fra un anno.

  31. SE NON VI METTETE LA MANO SULLA COSCIENZA…LA PRIMA PORTA CHE BUTTO GIU’ E’LA VOSTRA CARE ASSOCIAZIONI !!!LA NOTTE PORTA CONSIGLIO…

  32. sono un collega d napoli
    mi associo a pino3822 anche io qui provo con forza ad informare i colleghi
    ma noto ogni giorno di piu’ la loro ignoranza nn sanno nulla credono che se nn
    cè avviso dei sindacati nn ce nulla da temere io sinceramente
    nn sono piu’ ottimista vedendo la maggior parte della categoria menefreghista e con la testa
    su altre cose secondo me gia’ da oggi doveva essere un giorno di fermi e disagi
    non dovevamo nemmeno far passare una delega del genere immaginate se il prossimo
    governo fosse il pd con un ddl del genere siamo fritti

  33. Discussione DDL del 1/8/2017

    Intervento del Senatore G. Marco Centinaio: Santo subito!!!!!

  34. Senato – seduta pomeridiana del 1^ agosto – ore 20,07

    Seguito della discussione del disegno di legge:
    (2085-B)
    PRESIDENTE.
    Ricordo che nella seduta antimeridiana il relatore Marino Luigi ha svolto la relazione orale e la rappresentante del Governo ha posto la questione di fiducia sull’approvazione dell’articolo unico del disegno di legge al nostro esame, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.
    Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.
    È iscritto a parlare il senatore Crosio. Ne ha facoltà.
    Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA (ore 20,09)

    CROSIO (LN-Aut). Signora Presidente, nei pochi minuti a disposizione mi preme sottolineare alcuni passaggi su questo che riteniamo sia un importante provvedimento, che in sostanza dovrebbe promuovere la concorrenza nel nostro Paese e, quindi, di conseguenza portare dei benefici nelle tasche dei consumatori, dei nostri cittadini. Di fatto, però, domani andremo a licenziare un provvedimento omnibus, che ha fatto avanti e indietro dalla Camera al Senato e che in tutti i passaggi ha visto l’inserimento di tutto e di più, ma in modo particolare delle cose che assolutamente non possiamo condividere.
    Innanzitutto, c’è una stortura nell’impianto di questo provvedimento, perché vi è l’evidente mancanza di volontà di tutelare… (Brusio).
    PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di abbassare il tono della voce e di defluire dall’Aula, perché altrimenti non si può svolgere la discussione, data l’ora, sarebbe il caso di essere operativi. I colleghi che chiacchierano nell’emiciclo sono pregati di defluire. Prego, senatore Crosio.
    CROSIO (LN-Aut). Signora Presidente, quello in esame è un provvedimento che finirà con tante storture perché, contrariamente a quanto dicevo prima, e cioè che esso avrebbe dovuto o dovrebbe tutelare e portare benefici nelle tasche dei nostri concittadini, sembra piuttosto voler tutelare gli interessi organizzati o i monopoli.
    Io vorrei concentrare i pochi minuti su un punto che mi sta particolarmente a cuore: il mercato dell’energia, ma anche quello dell’energia prodotta. Ricordo a me stesso che il 30 giugno 2019 verrà abolito il cosiddetto servizio di maggior tutela, che riguarda – per chi ci ascolta – la questione della bolletta elettrica. Una cosa è certa: noi siamo per la liberalizzazione del mercato. Ma è altrettanto certo che consegneremo agli italiani una bolletta più salata, e in modo particolare anche perché non c’è informazione.
    Il Governo non ha fatto informazione e non la farà. I cittadini non sanno che potranno gestire il proprio gestore in maniera più liberale. E non si è fatto nulla in questa direzione. Noi avremmo gradito – e lo abbiamo anche consigliato nei vari passaggi del testo tra Camera e Senato – la possibilità di tutelare il contribuente attraverso un possibile servizio di salvaguardia che andava verso i cittadini.
    Avete varato delle misure per quanto riguarda – ad esempio – gli impianti fotovoltaici che sono sui tetti delle nostre case e che tanti cittadini con sacrifici hanno installato, non solo con spirito ecologista ma in piena sintonia con tutto quello che sta succedendo in Europa. Ebbene, si verificherà una cosa molto spiacevole: molti cittadini, quelli che hanno ricevuto gli incentivi sugli impianti fotovoltaici, si ritroveranno ad avere un grosso problema, perché avranno installato dei pannelli che – ahimè – non hanno la certificazione che dovrebbero avere – ma lo avranno fatto a loro insaputa – e vedranno decurtato il contributo che veniva dallo Stato del 30 per cento. Qualcuno dice che potranno ricorrere, ma il cittadino che ha fatto un impianto di tre kilowatt ben difficilmente potrà ricorrere o ricorrerà per risolvere questo problema. A nostro giudizio, bisognava salvaguardare di più, in modo particolare in questo caso, il cittadino.
    Concludo dicendo una cosa che sull’energia noi riteniamo fondamentale. Questo è un Governo che, tra i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, sicuramente è quello che ha fatto meno e che ha le idee più confuse sulla questione dell’energia. Non ha ancora capito che l’aria in Europa è cambiata e non ha un piano industriale serio. Voi continuate a pensare che dobbiamo reperire energia a minor costo per poterla vendere a minor costo quando invece, tendenzialmente, nei Paesi più evoluti, che negli ultimi mesi hanno tralasciato – ad esempio – il nucleare, la filosofia è un’altra: utilizzare meno energia. Noi continuiamo a ripeterlo, ma questo Governo non lo ha ancora capito.
    Noi dobbiamo fare una politica che, come in tutta Europa o nei Paesi seri, prevede che si utilizzi meno energia, la si utilizzi meglio e non che se ne produca di più e a minor costo. Questo è tendenzialmente sbagliato. Anche questo atteggiamento è alla base del provvedimento in esame che, per quanto riguarda l’energia, è frutto di una politica che guarda di più alle lobby e agli interessi personali e non guarda assolutamente agli interessi del cittadino. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà.
    BUCCARELLA (M5S). Signora Presidente, colleghi, intervengo in sostituzione del collega Gianni Girotto, che ha seguito attentamente tutto l’esame del provvedimento ma che, purtroppo, non può essere qui con noi in questi lavori d’Aula.
    Il Movimento 5 Stelle conferma la sua opinione rispetto al provvedimento in esame sul quale si è già espresso contrariamente.
    Ritieni che, nonostante il lungo esame, la maggioranza non abbia saputo ascoltare le esigenze e cogliere l’opportunità che consumatori e attività produttive delle diverse categorie attendevano.
    Nell’esame lampo della quarta lettura tenuta in 10a Commissione, seppur non ci sia stata data alcuna possibilità di intervenire per apportare alcuni miglioramenti, si è invece palesemente dimostrata la difficoltà del Governo a mantenere i cocci di una maggioranza che anche in questo provvedimento è riuscita a tenere grazie al soccorso
    “crocerossino” di Forza Italia in Commissione e all’ennesima fiducia posta dal Governo in Aula.
    Sia il soccorso crocerossino che la fiducia posta dal Governo non entrano nel merito dell’argomento. Sono stampella di un Governo che, seppur senza maggioranza, vuol mantenere il suo impegno per preservare e curare gli interessi di bottega di diverse categorie, con un grave danno per la competitività del Paese e la tutela dei consumatori, piuttosto che lasciare aperto il libero confronto per intervenire e aprire realmente verso la liberalizzazione. E un comportamento che allontana la maggioranza del Parlamento – e l’espressione politica che in questo momento sta rappresentando – dalla difesa degli interessi collettivi, alimentando l’egoismo degli interessi particolari.
    Approfondisco questo aspetto ricordando in quest’Assemblea la riflessione tenuta da Luigi Einaudi in «Economia di concorrenza e capitalismo storico». Egli riteneva in sostanza di riflettere sempre sul fatto che «la pianta della concorrenza non nasce da sé, e non cresce da sola; non è un albero secolare che la tempesta furiosa non riesce a scuotere; è un arboscello delicato, il quale deve essere difeso con affetto contro le malattie dell’egoismo e degli interessi particolari, sostenuto attentamente contro i pericoli che da ogni parte lo minacciano sotto il firmamento economico».
    Con l’approvazione di queste disposizioni, la pianta della concorrenza, rappresentata da Einaudi nell’arboscello delicato, rischia di essere minacciata dalle malattie dell’egoismo e degli interessi particolari che questa maggioranza ancora una volta ha voluto garantire.
    Gli argomenti affrontati sono stati molti. Ci soffermeremo solamente su alcuni degli aspetti che riguardano il settore dell’energia, che il Movimento 5 Stelle ha ritenuto opportuno far emergere durante i lavori. Sono proposte che il Governo e la maggioranza hanno fatto cadere nel vuoto, perché avrebbero aperto realmente il mercato dell’energia alla liberalizzazione e scardinato il sistema centralizzato e oligopolistico della vendita e della produzione di energia basato sulla generazione da fonti fossili.
    Noi abbiamo chiesto cose semplici. Abbiamo chiesto di non ostacolare la rivoluzione energetica e i suoi benefici in atto. Abbiamo chiesto di dare a tutti l’opportunità di poter produrre, autoconsumare e vendere energia da fonte rinnovabile, come stabilito dalle direttive europee, disapplicate però in Italia. Continuare a ostacolare la creazione di questo modello energetico decentrato, rinnovabile ed efficiente non aiuta la salute, l’ambiente e l’economia del nostro Paese che, dopo aver investito massicciamente – anche commettendo errori sui meccanismi di incentivazione che non vogliamo nascondere – e maturato importanti esperienze e professionalità, rischia ora di lasciarle nelle mani degli altri Paesi.
    Ricordiamo che le aperture del collega Tomaselli e gli ordini del giorno approvati sui sistemi di distribuzione chiusi sono apprezzabili, ma non hanno portato ancora alcun cambio di passo. Se avreste realmente voluto, potevate intanto convergere sulla nostra proposta. Ma evidentemente non avete il coraggio di mettervi contro la grande lobby della produzione di energia centralizzata.
    Nell’ambito del mercato elettrico dell’energia, uno dei temi che ha spinto il Governo a porre la fiducia, avete cambiato troppo spesso le carte in tavola, inseguendo principi e obiettivi diversi, tutti contro i consumatori. Ugualmente avete creato maggiori incertezze per i consumatori, rinviando a un decreto del Ministero dello sviluppo economico la sorte di 23 milioni di clienti che attualmente non sanno come e cosa potranno scegliere per la fornitura di energia dal momento in cui il cosiddetto mercato tutelato sarà abrogato. Su questo aspetto il Movimento 5 Stelle ha voluto tenere una posizione coerente senza farsi tirare la giacca ed evitando che i clienti incapaci di scegliersi un fornitore fossero dati in pasto nel cosiddetto mercato di salvaguardia, con un meccanismo attualmente difficile da decifrare.
    Il Movimento 5 Stelle presterà molta attenzione per evitare che milioni di consumatori vengano dati in pasto senza tutele ai pochi produttori e venditori di energia, per superare realmente l’oligopolio presente. Siamo contrari a spingere i consumatori nella salvaguardia, ma favorevoli a rendere la gestione per la loro fornitura non a un monopolista, ma a una pluralità di venditori. Anzi, crediamo che il monopolio di ENEL sulla distribuzione debba essere finalmente superato, così come sia necessario nazionalizzare la parte che riguarda la trasmissione dell’energia fatta da Terna. Sono temi che avremo sicuramente modo di riprendere.
    Sarebbe stato opportuno accompagnare il consumatore in un percorso di crescita capace di generare consapevolezza e orientamento. Conosciamo bene il mondo delle bollette illeggibili. L’unica cosa comprensibile nella lettura della bolletta è il conto totale da pagare. Sono difficili da comprendere i servizi e i costi delle bollette telefoniche, per la fornitura elettrica e di qualsiasi altro servizio. Avremmo dovuto dotare il consumatore di strumenti efficaci di difesa. Invece, continuerà a essere vessato dalle grandi compagnie e un’altra occasione sembra che andrà persa. (Applausi dal Gruppo M5S).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.
    CENTINAIO (LN-Aut). Signora Presidente, la prima cosa che mi è venuta in mente è che ci vuole un bel coraggio a chiedere la fiducia su un provvedimento di questo tipo. Dopo tutto il tempo in cui si è cercato di modificarlo e migliorarlo per dare risposte a una serie di categorie che chiedono risposte alla politica, oggi esaminiamo un provvedimento che – a nostro parere – fa praticamente acqua da tutte le parti.
    Per motivi di tempo non entrerò nello specifico, ma voglio elencare molto velocemente il problema delle assicurazioni, delle banche, nei confronti del cui predominio è necessario tutelare i risparmiatori e gli utenti; il problema della sanità, che viene toccata in modo preponderante; il problema delle comunicazioni e dell’energia, di cui ha parlato benissimo il senatore Crosio, e il problema dei tassisti. Lei, Presidente, lo conosce molto bene, visto e considerato che è stata l’autrice di quel vergognoso emendamento. Se vi ricordate, a suo tempo, durante la protesta dei tassisti, questo Governo, per placare la categoria, promise che entro un mese si sarebbe fatto un decreto-legge. Campa cavallo che l’erba cresce! Presidente, il decreto non è arrivato e oggi con questo provvedimento non si dà alcuna risposta; anzi, si delega al Governo di fare qualcosa. Ancora una volta i tassisti sono messi alla berlina e, ancora una volta, una categoria che lavora e che in tutta Italia dà un servizio al pubblico viene messa in difficoltà.
    Tralascio la direttiva Bolkestein perché sono mesi, se non anni, che parliamo di una problematica imposta dall’Europa. Questo Governo e i due precedenti non hanno fatto praticamente nulla per tutelare gli ambulanti e i balneari. E tutte le volte che si parla di Bolkestein sento i colleghi del Partito Democratico dirmi che voglio tutelare la lobby degli ambulanti e dei balneari. Non sono lobby, ma famiglie, imprese e persone che lavorano (Applausi dal Gruppo LN-Aut) e creano reddito, pagano le tasse e ci permettono di stare in questa Assemblea parlamentare.
    Presidente, visto e considerato che sono direttamente interessato per ciò che faccio e che ho fatto da assessore nel Comune dove operavo, vorrei ricordare la vergogna dei beni culturali. Mi chiedo come un Ministro come Franceschini abbia permesso una schifezza che è stata persino denunciata da Italia Nostra, con una lettera importante che è stata mandata a tutti i senatori e allo stesso ministro Franceschini. La lettera contiene le stesse perplessità che abbiamo e che avevamo noi. Mi riferisco innanzitutto all’innalzamento dell’età che un’opera deve avere per essere considerata bene culturale: dagli attuali cinquanta a settanta anni. Secondo voi, non sono più beni culturali le opere fatte tra il 1947 e il 1967 e, quindi, autori come Caccia Dominioni, Giò Ponti, Gardella, Figini, Pollini, De Chirico e Guttuso – e non vado oltre – non hanno prodotto beni culturali.
    Questa è l’intellighenzia del Partito Democratico e della Sinistra che pensano di essere dei Soloni per quanto riguarda la cultura e poi alla fine scivolano in modo pesante e preponderante su iniziative di questo tipo.
    Peggio ancora, sempre per quanto riguarda i beni culturali, è la liberalizzazione dell’uscita definitiva dal territorio del nostro Paese di tutti i beni culturali che abbiano un valore economico autodichiarato inferiore ai 13.500 euro. Io ho in casa un’opera che vale milioni di euro, dichiaro che vale meno di 13.500 euro e la posso esportare. Signora Presidente, bravi, state favorendo il traffico illegale di beni culturali dall’Italia all’estero. Gli sciacalli si comportano così. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Orellana. Ne ha facoltà.
    ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, colleghi, stiamo esaminando un provvedimento importante che aprirà alcuni settori economici a una maggiore concorrenza, la quale servirà da volano a una maggiore crescita economica. L’impegno era di varare una legge sulla concorrenza ogni anno, mentre ne approveremo una in tutta la legislatura. Spero quindi che la prossima legislatura riesca a mantenere la periodicità annuale.
    In questa sede non desidero entrare nel dettaglio dei contenuti, in quanto già fatto egregiamente dai relatori; segnalo solo alcuni spunti di riflessione. Bisogna continuare la lotta senza sosta alla concorrenza sleale di chi evade le tasse, di chi non rispetta le regole sul lavoro mettendo a rischio la vita dei lavoratori. Tanto si è fatto in questa legislatura, ad esempio con la legge sul contrasto al caporalato, ma c’è ancora tanto da fare.
    Bisogna inoltre intervenire con regole antidumping a livello europeo affinché carenti condizioni lavorative penalizzanti i lavoratori e loro sindacati, addirittura il mancato rispetto dei diritti dell’uomo, l’assenza di protezione dell’ambiente non diano un ingiusto vantaggio competitivo a nazioni di più recente industrializzazione. Si tratta anche in questo caso di concorrenza sleale. So che presso il Parlamento europeo si sta già lavorando in Commissione per il commercio internazionale (INTA) a una norma cosiddetta antidumping, ma alcuni Paesi hanno adottato norme nazionali in questo ambito: mi riferisco alla legge francese sul dovere di diligenza per le società multinazionali e al modern slavery act (legge sulle moderne forme di schiavitù) del Regno Unito. Questo nostro disegno di legge, insomma, è molto concentrato sulla concorrenza di tipo commerciale e meno su quella di tipo industriale.
    Il terzo spunto di riflessione è che è rimasta fuori dal provvedimento in discussione la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Sappiamo che a causa del l’invecchiamento della popolazione la spesa in farmaci è in continuo aumento, pertanto una norma che, aprendo il mercato, avrebbe abbassato i prezzi a beneficio dei consumatori sarebbe stata necessaria e opportuna. Magari si sarebbero potute prevedere norme di tutela per le farmacie nei piccoli centri, ma sarebbe stato opportuno aprire questo mercato. Non intervenire è stato un errore, una ingiustizia.
    Infine il presente disegno di legge arriva alla sua approvazione definitiva dopo molti passaggi parlamentari, dopo periodi di stallo in Commissione, dopo trattative e forzature di cui si è saputo poco e immaginato molto. Sarebbe stata auspicabile più trasparenza, si sarebbe potuto cogliere l’occasione per introdurre norme per regolamentare l’attività dei portatori di interesse. Le interferenze di gruppi di pressione ci sono state e non vi sarebbe stato nulla di deprecabile in questo se ci fosse stata vera trasparenza. La regolamentazione dell’attività delle lobby è una esigenza sempre più sentita a tutti i livelli. Recentemente la Camera dei deputati ha introdotto un registro dei lobbisti e ha definito regole per l’accesso al Parlamento, molte Regioni hanno deliberato in tal senso e così pure alcuni Ministeri. Manca però una legge nazionale e questa è una grave carenza. Durante l’iter del presente disegno di legge ho provato a proporre come emendamento la proposta legislativa che in Commissione affari costituzionali è il testo base per regolamentare l’attività dei portatori di interessi. L’esito è stato negativo, purtroppo.
    In conclusione stiamo facendo un importante passo avanti, ma abbiamo anche qualche grave occasione persa.
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.
    PUGLIA (M5S). Signora Presidente, stiamo parlando di concorrenza e di mercato, quindi di qualcosa che dovrebbe agevolare i cittadini nell’avere un mercato concorrenziale e quindi prezzi più ragionevoli.
    Ma io mi volevo soffermare sul RC auto, che nel provvedimento è regolata dall’articolo 1 fino all’articolo 15. Si tratta quindi di un articolato abbastanza importante, abbondante direi: 15 articoli. Ma questi 15 articoli dovrebbero consentire più concorrenza e la grande concorrenza tra diversi soggetti che detengono un prodotto dovrebbe poi avere come risultato finale un prezzo ragionevole per il consumatore. Ma già all’interno del mercato RC auto sappiamo benissimo che diverse volte l’Autorità per la concorrenza e il mercato ha dovuto bacchettare, quindi sanzionare, le imprese, perché facevano cartello tra loro.
    E da ultimo, guarda caso, quando noi siamo entrati qui in Parlamento, abbiamo sin da subito chiarito che, a nostro avviso, il sistema RC auto in Italia era un sistema iniquo, un sistema che doveva essere cambiato, un sistema che doveva essere rifatto totalmente da capo, perché non c’era concorrenza e quindi, non essendoci concorrenza, i prezzi non erano ragionevoli. Allora, quando abbiamo cominciato a fare questa battaglia, abbiamo notato che le imprese, probabilmente per una situazione che in automatico è capitata quando siamo entrati e abbiamo cominciato a parlare proprio di RC auto e guarda caso forse una situazione di rischio è venuta meno, hanno cominciato a fare dei forti sconti. E questi sconti ce li sono venuti a raccontare in Commissione, dicendo che avevano fatto degli sconti esagerati e chiedendoci perché volevamo proporre una norma che equiparava tutti gli automobilisti. Ci hanno detto che non dovevamo approvare questa norma, perché tutti gli automobilisti non potevano essere equiparati, ma le compagnie dovevano essere libere di fare i prezzi che volevano. Questo sono venuti a dirci in Commissione.
    E addirittura sono venuti a dire a noi che dovevamo abrogare la norma che avevamo inserito, che equiparava tutti gli automobilisti da Nord a Sud, altrimenti sarebbero stati costretti ad andare in Europa. Ma vacci in Europa, cara mia compagnia, Unipol e ANIA, che sono venute appunto in Commissione! Vacci in Europa, vacci, vai a parlare in Europa, vai a dire che in pratica in Italia una stessa persona, con la stessa età, se cambia Comune, lo stesso soggetto deve pagare di più o, magari, pagare di meno (dipende da dove va a risiedere). Ma è normale? È sempre la stessa persona; ha solo cambiato residenza. A questo punto, se parliamo di concorrenza, allora parliamo di aziende. Un’azienda che ha la sua attività in una zona, se sposta la stessa identica attività in un’altra zona, paga il premio RC auto in maniera diversa. E allora c’è invece una falsatura della concorrenza e del mercato in questo caso.
    Noi avevamo chiesto una cosa semplicissima, che alla Camera era passata. A questo punto mi viene anche il dubbio che, così come è passata l’abrogazione dei vitalizi alla Camera dei deputati e così come avete abrogato la norma che equiparava tutti gli automobilisti, in Senato allora farete la stessa cosa che avete fatto fare all’RC auto equa. Qui in Senato probabilmente l’abrogazione dei vitalizi non avverrà.
    Allora mi viene il dubbio, anche perché questa mattina abbiamo visto che non avete voluto dichiarare l’urgenza del provvedimento sui vitalizi.
    Torniamo all’RC auto, per cui avevamo proposto una misura ragionevole: a tutti gli automobilisti che negli ultimi cinque anni non dichiarano sinistri – e ciò vuol dire che sono automobilisti virtuosi – va applicato il premio più basso del territorio nazionale. In tal modo si avrebbe un identico trattamento per un’ identica situazione. Invece no, avete innanzitutto voluto modificare la norma e poi l’avete addirittura voluta cancellare. Guarda caso avete deciso di cancellare questa norma, quando i rappresentanti dell’Unipol e dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (ANIA) sono venuti in Commissione a dire: “O cancellate questa norma o altrimenti andiamo in Europa”. È mai possibile che vengano qui in Senato a dirci queste cose? E noi cosa facciamo? Anzi non “noi”, ma “voi” cosa fate? Fate quello che vi hanno chiesto! È ovvio che poi vengono dei dubbi, che diventano legittimi quando andiamo a vedere che davvero avete modificato e abrogato quella norma, che attribuiva il medesimo diritto a situazioni identiche.
    Signor Presidente, credo dunque che il provvedimento in esame non faccia bene al mercato e quindi non faccia bene al consumatore, anzi. Tra l’altro si tratta di un provvedimento annuale sulla concorrenza e sul mercato. Dovrebbe essere annuale, ma ci ha messo un anno solo per passare dalla Camera dei deputati al Senato: quindi figuriamoci quanto è durato l’iter di questo provvedimento! Ormai la legislatura dura da quattro anni e mezzo e ciò vuole dire che, per approvare una legge annuale, questa maggioranza ci ha impiegato quattro anni e mezzo. Questo sta a significare che, probabilmente, così come sono venute in Commissione queste grosse lobby assicurative e vi hanno tirato per la giacchetta, chissà quante altre norme ci sono all’interno del provvedimento, oltre a quella sull’RC auto, che avrebbero potuto far abbassare i prezzi per il consumatore? Invece – tira la giacchetta di qua e tira la giacchetta di là – avete fatto un provvedimento che non servirà a nessuno. (Applausi dal Gruppo M5S).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scilipoti Isgrò. Ne ha facoltà.
    SCILIPOTI ISGRO’ (FI-PdL XVII). Signora Presidente, intervengo prendendo spunto dall’ultima riflessione fatta dal collega che mi ha preceduto, il quale ha ricordato che tutto ciò che facciamo dovrebbe essere in difesa del consumatore. Il disegno di legge in esame è intitolato «Legge annuale per il mercato e la concorrenza». Signor rappresentante del Governo, mi rivolgo a lei per capire come il Governo e il Parlamento dovrebbero tutelare i cittadini.
    Si tratta dunque di un disegno di legge molto importante, che si occupa di tante questioni, come quella dei taxi, quella della fascia C di alcuni farmaci venduti in farmacia e dei consumi veri o reali che dovrebbero essere indicati nella fatturazione dell’acqua. Grazie ad un nostro emendamento siamo infatti riusciti ad inserire all’interno del disegno di legge sulla concorrenza la norma che prescrive l’indicazione effettiva del consumo dell’acqua, che prima non era prevista. Prima era possibile una fatturazione dell’acqua senza l’effettiva indicazione del consumo: ciò vuol dire che era fatta senza alcun punto di riferimento.
    Gli argomenti che però voglio segnalare al rappresentante del Governo sono due. Voglio chiedere al rappresentante del Governo come possa l’Italia uscire da un momento di difficoltà se i due problemi che affliggono il Paese sono uno sotto il profilo economico e commerciale e l’altro sotto il profilo sanitario.
    Sotto il profilo sanitario, caro signor rappresentante del Governo, molte industrie farmaceutiche – non tutte – hanno applicato un nuovo sistema nel rapporto con l’informatore medico che non si basa più sull’informazione che questi riesce a portare a conoscenza del medico, in quanto hanno tramutato l’informatore medico in informatore commerciale.
    Prima l’informatore medico era pagato da alcune aziende per informare il medico di nuovi farmaci (quale era il prodotto, come veniva utilizzato, quali potevano essere gli effetti collaterali) e raccoglieva a sua volta informazioni segnalate dal medico che riportava alla casa farmaceutica in modo che questa “sistemasse” quel farmaco evitando le controindicazioni prima di rimetterlo in commercio. Ora sono stati cambiati i contratti – stiamo discutendo del disegno di legge per il mercato e la concorrenza – che non si basano più sull’informazione: l’informatore medico non viene pagato per il lavoro che fa, ma per quanto riesce a propagandare, ovvero a far sì che il medico a cui si rivolge prescriva quel determinato prodotto cosicché, attraverso la farmacia più vicina, possa vendere il maggior numero di prodotti possibile.
    Quando sento il collega parlare di tutela del cittadino, e però non riusciamo a fare queste riflessioni, che sono veramente pesanti, credo stiamo parlando di qualcosa di astratto e sicuramente non possiamo offrire nessun tipo di garanzia.
    Faccio un’altra riflessione relativa a economia e finanza. Da questo punto di vista, come può essere tutelato un cittadino se in questo disegno di legge non abbiamo minimamente sfiorato la possibilità di dividere le banche commerciali e le banche d’affari? Che cosa significa? Non abbiamo previsto una tutela per il cittadino distinguendo quelle banche che in questo momento stanno sotto un’unica capanna e agiscono in un modo molto scorretto o poco ortodosso nei confronti dei cittadini.
    Presidente, vedo che il tempo a mia disposizione sta terminando, quindi sintetizzo dicendo al Sottosegretario, mio collega, che rappresenta il Governo: come si può, come fate a garantire un cittadino quando non c’è una divisione rispetto alle banche che effettuano la raccolta, che conseguentemente può essere investita a tutela degli interessi del cittadino, contemplando un’unica banca che fa la raccolta e nello stesso tempo fa investimenti, che potrebbero essere interessanti per il cittadino, ma che vengono fatti per nome e per conto delle lobby? Peraltro, si tratta di investimenti che, quando vanno bene, nessuno parla e gli incassi vanno a finire all’interno di queste lobby; quando vanno male, chiediamo la socializzazione del debito. Questo è argomento di qualche giorno fa, quando avete chiesto la fiducia per salvare alcune banche dicendo che c’era il rischio di crac finanziario per il Paese. Questa è la riflessione complessiva.
    Certo, Presidente, in cinque minuti non si può parlare molto. Avrei sperato che su un disegno di legge che da ventinove mesi è fermo all’interno del Parlamento non aveste posto il voto di fiducia e aveste dato più possibilità ai parlamentari di intervenire, sviscerare, emendare e creare qualcosa di più concreto nell’interesse del Paese. Spero per il futuro che il vostro Governo possa cambiare indirizzo, per il tempo che resta, e avere un rapporto diverso con i parlamentari all’interno di quest’Aula.
    PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fucksia. Ne ha facoltà.
    FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, onorevoli senatori, questo disegno di legge concorrenza, tornato in Senato in quarta lettura, dopo una decantazione tra le due Camere di 850 giorni, seppure arrivato alle battute finali, ha dimostrato tutta l’inadeguatezza dello strumento di una legge annuale per la concorrenza.
    Ciò, essenzialmente, per due motivi: il primo è che sono serviti quasi tre anni per completare una legge che dovrebbe essere, appunto, annuale; il secondo, come giustamente sottolineato dal presidente Mucchetti in Commissione industria lo scorso 27 luglio, soprattutto per le incertezze del Governo. Imputabile al Governo è soprattutto l’eccessiva vastità del testo in discussione: tante materie, tanti settori coinvolti che hanno prodotto però, al dunque, un risultato scarso per una felice apertura alla concorrenza dei mercati.
    La legge per la concorrenza si è trasformata, da provvedimento volto a liberalizzare, in un grande calderone che, più che aprire alla concorrenza in diversi settori, cerca di difendere maldestramente i consumatori e proteggere alcune categorie. Possiamo ravvisare, qua e là, qualche intervento normativo su alcuni settori, ma si fa fatica addirittura a definirlo un disegno di legge sulla concorrenza. Del resto, il testo che discutiamo nasce dalla fusione del testo originario, presentato dal Governo Renzi, costituito da 32 articoli, con altre sette proposte di legge concernenti l’assicurazione obbligatoria auto e natanti.
    Questo non è il concetto di concorrenza che ci è propria, e non lo è nemmeno per l’Autorità garante, che ha chiesto interventi normativi diretti a rimuovere i colli di bottiglia e gli ostacoli che bloccano lo sviluppo dell’economia e impediscono al mercato concorrenziale di produrre i suoi effetti, in termini di efficienza e innovazione. Il risultato è un mostro, non a tre teste, ma a 192 teste, che, come spesso accade, accarezza tutte le possibili discipline legate alla concorrenza, senza mai trattarle a fondo.
    Da questa storia possiamo trarre un insegnamento per il futuro. Se la legge vuole mantenere la sua cadenza annuale, dovrà essere snella e coinvolgere due o tre settori da liberalizzare ogni anno, con interventi chirurgici, capaci di coinvolgere, fin da subito, tutti gli interessi in gioco nella liberalizzazione: operatori storici di quel settore, consumatori, newcomers. Inoltre, bisognerebbe forse guardare a come altri Paesi hanno regolato i settori in esame e come il processo di apertura alla concorrenza si è svolto nel tempo. Ciò può aiutare un Paese tendenzialmente corporativo come l’Italia ad aprirsi gradualmente a maggiori livelli di concorrenza senza ritardi e senza traumi sociali. Questo approccio vale anche per le categorie professionali, settore notevolmente coinvolto dal provvedimento.
    Sulle professioni si sarebbe dovuto operare in modo da tutelare maggiormente l’utente, semplificare, sburocratizzare. Ma l’evidente e l’utile è naufragato nel caos delle mezze scelte e delle soluzioni di compromesso: i commi 142 e 154 disciplinano, rispettivamente, l’esercizio della professione forense e di quella odontoiatrica in forma societaria e sono disposizioni evidentemente contraddittorie. Se infatti per le società, anche a scopo di lucro, costituite da avvocati è obbligatorio che due terzi dei membri siano avvocati iscritti all’albo, per le società che gestiscono studi odontoiatrici un mio emendamento avente il medesimo contenuto è stato più volte respinto. Voglio sperare che la spiegazione non sia che le cause di tribunale necessitano di professionalità certificata da un albo e le cure odontoiatriche no, perché forse in questo caso al Governo è sfuggito che il “tre per due” è un’offerta commerciale che poco si addice ad un bene e un diritto costituzionalmente tutelato come la salute.
    Del resto, sappiamo bene che nel nostro Paese, grazie alla cosiddetta legge Bersani, ai liberi professionisti, sulle cui spalle pesa realmente la sconsiderata scelta della politica di non essere né liberista né statalista, ma irresponsabile e ridondante, non si riconosce nemmeno un equo compenso per il loro lavoro. Questo provvedimento non ha avuto il coraggio di recepire le molte richieste del mondo professionale, e addirittura le proposte di legge presentata, tra cui una anche a mia firma, che reintroduce l’equo compenso per i professionisti.
    Il risultato è che gli avvocati hanno un tariffario non perché venga riconosciuto un valore al loro operato, ma perché ad un altro potere dello Stato, la magistratura, offre una tabellina per decidere sulle spese di giudizio. Ci sono, in alternativa, schiere di architetti, geometri, commercialisti, ingegneri, medici, che sono costretti talora a lavorare quasi in rimessa per riuscire a stare sul mercato. Il tutto a svantaggio dei consumatori, che si trovano davanti un mercato dove lo strillone più forte si accaparra il cliente, indipendentemente dalla qualità del servizio che rende. Un po’ come accade in politica, dove ultimamente chi più urla, più viene creduto.
    Da ultimo, qualora ci fosse ancora la necessità di dimostrare che per il Governo i professionisti si dividono in serie A e B, come le squadre di calcio, è per me assolutamente inconcepibile che la liberalizzazione della professione notarile passi attraverso una riduzione del numero di abitanti (da 7.000 a 5.000) per ogni notaio e non attraverso una omologazione della disciplina di questi ultimi a quella degli altri professionisti, rendendo possibile l’esercizio dell’attività su tutto il territorio nazionale.
    In un’ottica concorrenziale e di snellimento delle procedure, nonché in coerenza con l’indirizzo normativo comunitario, che investe il provvedimento stesso, avevo avanzato delle proposte di modifica volte a favorire l’allargamento ai professionisti di cui alla norma UNI 11511 certificati e qualificati ai sensi della legge n.4 del 2013, in primo luogo alla platea dei professionisti abilitati ad apporre il visto di conformità e in secondo luogo a quella dei soggetti che possono rappresentare il contribuente nei contenzioso tributario, limitatamente alle controversie dei propri assistiti originate da adempimenti per i quali i professionisti hanno prestato la loro assistenza (il tutto analogamente a quanto di recente statuito con il decreto-legge n. 192 del 2016).
    Trattasi infatti di soggetti già autorizzati quali intermediari fiscali, nonché abilitati a rappresentare e assistere i contribuenti dinanzi agli uffici dell’amministrazione finanziaria, ai sensi dell’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973.
    Le mie proposte a riguardo avevano tutte l’obiettivo di garantire la tutela del consumatore attraverso la valorizzazione dei percorsi di qualificazione e certificazione dei professionisti ex legge n. 4 del 2013, nonché il superamento delle restrizioni per lo svolgimento di un’attività per la quale non si ravvisano esigenze di interesse generale di carattere ostativo all’apertura della concorrenza. Proposte che, oltre a non gravare sul bilancio dello Stato, in quanto non comportavano oneri aggiuntivi, avrebbero ridotto al contempo i costi e aumentano i vantaggi per i contribuenti e per le imprese, che avrebbero potuto avvalersi della professionalità di soggetti che abitualmente colloquiano con l’amministrazione finanziaria.
    Scorrendo il disegno di legge, poi, si intercetta un’altra delle anomalie tutte italiane, le parafarmacie, sulle quali, si sa, il vero soggetto che guadagna sono i grandi gruppi economici della distribuzione, che attraverso queste forme «né carne, né pesce» possono inserire il loro business nel diritto fondamentale della salute.
    Liberalizzare il settore delle farmacie non vuole dire dilatare a seconda delle necessità i farmaci che possono o non possono essere distribuiti o apparentemente meno spendere per poi, in realtà, più spendere. Liberalizzare coscientemente vuol dire passare da un criterio di «massimo numero» di farmacie per abitante a un criterio di «giusto servizio», così da fondere due necessità: la diffusione capillare sul territorio nazionale dei presidi sanitari per eccellenza e le legittime richieste dei nuovi operatori entranti, evitando soluzioni farlocche e insoddisfacenti che aprono a più gravosi problemi. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perrone. Ne ha facoltà.
    PERRONE (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signora Presidente, colleghi, siamo arrivati alla fine di un percorso lungo e carico di ostacoli, che ha impegnato il Parlamento e, in particolare, il Senato per ben due anni. Il disegno di legge per la promozione e lo sviluppo della concorrenza, presentato dal Governo il 3 aprile 2015, sta per divenire legge, un risultato che in realtà assomiglia più a un punto di inizio che a un traguardo, soprattutto in ragione delle tante polemiche che hanno caratterizzato il suo iter legislativo.
    Prima di condividere alcune riflessioni, desidero ringraziare il presidente della Commissione industria, il senatore Massimo Mucchetti, e i relatori, i senatori Marino e Tomaselli, per il modo con cui hanno gestito l’iter di questo provvedimento; per aver difeso l’autonomia del Senato da ingerenze esterne e, soprattutto, dalle interferenze del Governo e delle segreterie dei partiti.
    Abbiamo dovuto prendere decisioni non sempre scontate, sapendo che le aspettative su questo provvedimento erano tante e diversificate. E il peso di questa responsabilità si e avvertito da subito, motivo per cui non è stato sempre facile trovare un punto di equilibrio in merito alle singole disposizioni, ma anche nella scelta delle materie da includere.
    In questo senso, le critiche che sono state mosse al Senato in merito alla lentezza della discussione e alla scelta di aver introdotto articoli che non erano presenti nel testo presentato dal Governo, sono infondate. Indubbiamente i tempi potevano essere minori, tuttavia i ritardi che si sono accumulati non sono in alcun modo imputabili all’azione del Senato, ma sono stati voluti dal Governo anche in ragione di contrasti interni alla maggioranza.
    A cominciare dallo stop richiesto con l’approssimarsi delle elezioni amministrative del 2015, alla richiesta di sospensione dei lavori per permettere l’avvicendamento tra il ministro Guidi e il ministro Calenda, alla sospensione voluta da palazzo Chigi in vista della campagna elettorale per il referendum dello scorso dicembre. Tuttavia, la soddisfazione di arrivare alle battute finali del provvedimento in esame è mitigata dall’amarezza determinata da scelte politiche che hanno messo il Senato davanti a un vero e proprio diktat, senza alcun margine di trattativa, ma con un invito implicito a prendere o lasciare, che non fa onore alle Assemblee legislative.
    Lo scorso aprile è stato chiesto al Senato di fare un passo indietro per garantire l’approvazione del provvedimento in esame entro la fine della legislatura, nonostante vi fossero ancora i margini per migliorare alcune disposizioni. Davanti all’eventualità di buttare al vento il lavoro di due anni, il buon senso ci ha persuasi a prendere la decisione migliore, ma non quella più funzionale per la realizzazione di questo progetto.
    Eppure, quest’accordo è stato inspiegabilmente infranto durante il passaggio alla Camera dei deputati, mettendo la parola fine al percorso condiviso che era stato deciso precedentemente. Tra l’altro, le modifiche decise dai colleghi deputati presentano delle criticità evidenti che hanno peggiorato il testo approvato dal Senato. Ne è un esempio la scelta dei colleghi deputati di eliminare la norma che aveva introdotto dei vincoli per le imprese che operano nel settore dei call center, come l’obbligo per gli operatori di comunicare i dati identificativi del soggetto committente e lo scopo commerciale del contatto, ma anche il divieto di offrire servizi in abbonamento senza il previo consenso, espresso e documentato. Si tratta di una disposizione che poteva rappresentare un primo passo per regolare un settore che manifesta delle evidenti carenze.
    Al riguardo, ringrazio il Governo per aver accolto, seppur con modifiche, un mio ordine del giorno, volto proprio a concludere, nei pochi mesi che ci separano dalla fine della legislatura, l’iter dei disegni di legge che modificano il Registro pubblico delle opposizioni. Si tratta di un’apertura da parte dell’Esecutivo che dimostra quanto l’emendamento abrogato alla Camera dei deputati non sia in linea con le attuali sensibilità politiche. Anche in questo caso, però, le ragioni della politica hanno prevalso sulle questioni di merito, poiché in gioco in questo momento c’è la credibilità del Senato e del Paese.
    Da domani, tuttavia, l’impegno dovrà essere quello di considerare la legge sulla concorrenza un provvedimento che deve essere approvato a cadenza annuale. Ciò significa, quindi, abbandonare la cattiva abitudine di inserire sporadiche norme all’interno dei più disparati provvedimenti, senza una visione d’insieme, per emancipare il Paese dai veti incrociati che hanno fino ad oggi mantenuto l’Italia sempre un passo indietro rispetto al resto d’Europa.
    L’attenzione del legislatore, infatti, non sarà tanto concentrata sull’azione delle lobby che cercano di conservare i loro spazi d’azione, quanto dalle novità che arriveranno dal diritto europeo. Sul fronte nazionale, in particolare, sarà importante monitorare la normativa degli appalti pubblici, che si basa proprio sul principio della leale concorrenza. È opinione diffusa che il sistema delle soglie comunitarie nelle procedure di affidamento rappresenti un impedimento per il nostro apparato imprenditoriale, basato per il 90 per cento su piccole e medie imprese. Si tratta di un effetto negativo che, senza correttivi, penalizzerà soprattutto il Mezzogiorno, che rispetto ad altre parti del Paese ha una maggiore percentuale di imprese di piccole dimensioni. Sarà sempre di più l’Europa a costringerci a rivoluzionare la nostra concezione di concorrenza, rivedendo i dettami del nostro mercato interno, che dovranno essere monitorati per non arrecare danno all’economia interna.
    Nelle ultime settimane si sono sollevate accese polemiche in merito alla ratifica dell’accordo tra l’Unione europea e il Canada, il cosiddetto CETA, soprattutto perché molti operatori economici ritengono alcune sue norme penalizzanti nei confronti del nostro made in Italy, da sempre protagonista dell’economia italiana.
    Inoltre, è in corso alla Camera l’iter sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, che conferisce alle Autorità garanti della concorrenza degli Stati membri i necessari poteri per raggiungere gli obiettivi loro assegnati.
    Una riforma che è destinata a modificare le dinamiche tra Parlamento e Autority, con una possibile riconfigurazione di competenze che potrebbe incidere anche sull’attuazione della legge annuale per la concorrenza. Elementi, questi, che il legislatore deve tenere presenti, accompagnando i cambiamenti in quelle realtà nazionali e locali che per decenni sono state soggette alle regole di un mercato chiuso.
    Guidare le nostre imprese all’interno di nuovi scenari europei, attraverso norme quadro e leggi che prevedano un giusto periodo di transizione, dovrà essere un imperativo. In altre parole, è necessario che non si ripetano situazioni come quelle che hanno coinvolto il servizio dei taxi.
    L’Italia non può indugiare oltre per essere competitiva, credibile e affidabile nell’ambito dell’economia interna, ma anche per attrarre investitori stranieri.
    L’approvazione della legge sulla concorrenza era una tappa imprescindibile e a questo Parlamento va dato il merito di aver raggiunto questo obiettivo. Adesso siamo sulla strada giusta, non ci resta che percorrerla con senso di responsabilità. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, MPL, RI). Congratulazioni).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Panizza. Ne ha facoltà.
    PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, anch’io, come molti in quest’Aula, ho provato disagio per i lunghissimi tempi di approvazione di questo provvedimento. Certo, è incredibile che un provvedimento di tale importanza strategica sia ancora qui, nel rimpallo tra i due rami del Parlamento, ma è anche vero che le questioni toccate sono articolate, complesse e che a volte si basano sull’equilibrio molto sottile tra il combattere le rendite senza per questo proibire la possibilità di profitto, come ha ricordato bene il relatore Marino.
    Questo voto non scioglie tutti i nodi del provvedimento, a cominciare dal fatto che alcune misure erano state pensate in un quadro che adesso è mutato. Presto dovremo rimettere mano ad alcuni elementi contenuti nel testo per andare verso una maggiore armonizzazione normativa. Intanto salutiamo come un fatto positivo la sua approvazione, perché ci sono norme importanti, norme a lungo attese dai diversi ambiti economici che ne sono interessati.
    La concorrenza, quando corretta, stimola il confronto e porta al miglioramento dell’offerta. Come autonomisti, abbiamo sempre sottolineato la necessità di iniziative volte a snellire il quadro burocratico, in grado di premiare il merito e favorire la competitività, norme in grado di valorizzare le potenzialità del nostro sistema produttivo, che possano stimolare l’innovazione di processo e di prodotto, ma anche norme, soprattutto in quei mercati dove vi può essere la tendenza delle grandi corporazioni a determinare le regole d’ingaggio, in grado di tutelare le piccole realtà, quando sono di nicchia e producono qualità.
    Un equilibrio che va ricercato, anche rispetto all’interesse del consumatore. Ne è un esempio il fatto di aver scongiurato il rischio che siano le assicurazioni a scegliere i carrozzieri in caso di incidente. Il rischio, come è stato spiegato più volte in questi mesi, è che le prime arrivassero a stabilire prezzi e modalità lavorative delle seconde, diventandone quasi dei proprietari-ombra.
    Tra le altre norme positive ci sono quelle legate alle smart city, ad una maggiore trasparenza delle compagnie telefoniche, al mondo degli agrotecnici che hanno salutato positivamente le misure sul rafforzamento dello strumento societario per l’esercizio della professione.
    Vorrei poi menzionare un mio emendamento che dà la possibilità alle imprese che esercitano attività di trasporto-persone mediante autobus di utilizzare in locazione i veicoli di proprietà di un’altra impresa. Con questa misura le imprese iscritte al Registro elettronico nazionale potranno ottimizzare le risorse, favorendo un servizio più elastico, un mercato più dinamico.
    Sono solo degli esempi, ma credo rendano bene gli aspetti positivi, alcuni dei quali attesi dagli operatori del settore.
    Avevo poi presentato un emendamento sull’IVA telematica, che a mio avviso era molto importante, ma che purtroppo non è stato accolto.
    È stato invece un errore sopprimere la norma sul codice delle assicurazioni private, precedentemente introdotta in Senato, che prevedeva che le polizze assicurative ramo danni di ogni tipologia alla loro scadenza non potessero essere rinnovate tacitamente.
    Il collega Berger nelle dichiarazioni di voto domani farà un quadro complessivo dei miglioramenti che sono stati introdotti grazie ai lavoro del nostro Gruppo, a cominciare da quelli che vanno incontro ai bisogni dei territori e dell’economia di montagna, e sul quale mi sento anch’io di ringraziare il relatore Marino, il sottosegretario Gentile, i componenti della Commissione per il lungo lavoro, attento e puntuale, che si è svolto in Commissione.
    Da ultimo voglio ricordare il nostro ordine del giorno sulla questione legata al commercio parallelo dei farmaci. Una pratica legale, con un fatturato di svariati milioni di euro l’anno, ma che rischia di creare problemi di disponibilità dei farmaci, soprattutto per quelli classe A. Un tema su cui il Ministero della salute era già intervenuto in passato ma che non è stato ancora del tutto risolto.
    Per questo il mio auspicio è che, anche sulla scorta dell’accoglimento dell’ordine del giorno, vengano messe in campo iniziative atte a prevenire efficacemente stati di carenza o indisponibilità, anche temporanea, di alcuni medicinali essenziali sul territorio nazionale imputabili, direttamente o indirettamente alla pratica dell’esportazione parallela. È un tema importante, sul quale sarà necessario intervenire quanto prima per garantire la piena accessibilità ai farmaci e il diritto alle cure.
    PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà.
    MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, prima in quest’Aula il senatore Centinaio si chiedeva come il ministro Franceschini avesse potuto permettere l’inserimento del comma 176 in questo disegno di legge sulla concorrenza, che poi è diventato un articolone unico. Io, invece, non mi stupisco affatto, perché il comma 176 sulla circolazione dei nostri beni di interesse culturale all’estero è il degno epilogo di un film dell’orrore i cui sceneggiatori sono la premiata ditta Franceschini- Renzi-Madia.
    Il tutto nasce, infatti, con quel provvedimento d’avanguardia, il cosiddetto Sblocca Italia, poi ribattezzato giustamente Rottama Italia. Del resto, lo ha voluto fortemente il rottamatore che finirà rottamato. Poi abbiamo avuto la riforma del Ministero, poi la legge delega Madia sul riordino della pubblica amministrazione, che ha visto questa bella norma sul silenzio assenso. Anche le Soprintendenze, quindi, sono state poste sotto il commissariamento della Prefettura. Ancora, abbiamo avuto il disegno di legge sui centri storici e il correttivo del codice degli appalti. Se non cambia qualcosa, avremo il disegno di legge di riforma della normativa sui parchi e, finalmente, arriviamo a questo comma 176 del disegno di legge sulla concorrenza. Tutto questo perché noi dovremmo essere garanti dell’articolo 9 della nostra carta costituzionale. Bravi noi: anzi, bravi voi.
    Questo comma 176 maschera una finta semplificazione aprendo l’autostrada per i beni di interesse culturale, che potranno allegramente uscire dall’Italia, con grande gaudio dei mercanti d’arte poco virtuosi, di tutti coloro che si sono dedicati a vario titolo all’esportazione illecita di libri antichi, di documenti antichi e di tante altre begli oggetti.
    Come funzionava fino ad oggi? Gli uffici di esportazione del Ministero svolgevano (e in teoria svolgerebbero ancora) un controllo preventivo sugli oggetti suscettibili di essere beni di interesse culturale. I requisiti per il passaggio obbligatorio negli uffici di esportazione per l’uscita definitiva, in base al codice Urbani del 2004, sono: interesse artistico, storico, architettonico, archeologico ed etnoantropologico; essere opera di artista non più vivente e che fossero stati eseguiti da oltre cinquanta anni. Cosa cambia, invece? L’innalzamento della soglia da 50 a 70 anni e l’introduzione di una soglia di valore economico.
    Che cosa cambia invece? L’innalzamento della soglia da cinquanta a settant’anni e l’introduzione di una soglia di valore economico. Come saranno stabiliti età e valore venale di un bene? Da un’autocertificazione del richiedente sulla cui base saranno automaticamente rilasciati attestati e certificati.
    Sul valore venale che viene introdotto come parametro per definire l’interesse culturale di un bene ci sarebbe da strapparsi i capelli, perché è una cosa sconcertante. Che cosa facciamo noi praticamente? Confondiamo il valore culturale di una cosa con la sua quotazione, ma sappiamo bene che il valore culturale, a differenza di una quotazione, non è un valore ondivago che sottostà alle leggi del mercato, né un valore che per sua natura può essere mutevole o cambiare di luogo in luogo. Il valore culturale di un bene dovrebbe essere sganciato da tutti questi fattori variabili. Invece no: decidiamo che valore culturale di un bene d’ora in poi sarà assimilabile al suo valore di mercato. Bravissimi voi.
    Quindi, come giustamente ricordava un collega, tutte le opere prodotte tra il 1947 e il 1967 non saranno sottoposte al vaglio obbligatorio degli uffici di esportazione. E qui sono già stati citati illustri autori che hanno dato tanto e tanto lustro al nostro Paese: De Chirico, Guttuso, Balla, Carrà, Boccioni, Lucio Fontana e altri ancora. Senza parlare poi delle monete antiche, dei libri antichi o dei manoscritti antichi, perché non ci sono solo le tele.
    A proposito dell’autocertificazione essa è ammessa indipendentemente dall’età. Saranno liberi di uscire dal nostro Paese, senza il vaglio dell’ufficio esportazione, tutte le opere di valore inferiore ai 13.500 euro. L’unico obbligo per i mercanti d’arte, ma non per i privati cittadini, sarà quello di tenere un registro informatico che sarà cura del sovrintendente monitorare. Sappiamo benissimo infatti che il sovrintendente non ha nulla da fare all’interno delle sovrintendenze, visto che poi saranno tutti molto impegnati a rispettare la norma stringente sul silenzio-assenso, perché se non rispetteranno i termini prescritti, che sono stati dimezzati, vedranno partire opere, con devastazione del nostro paesaggio, senza colpo ferire. I sovrintendenti saranno tutti impegnati a salvare il nostro paesaggio e il nostro patrimonio e dovranno anche prendersi la briga di andare a consultare, una tantum, il registro informatico tenuto dei mercanti d’arte, chiedere di poter visionare il bene sospetto e verificare così l’autocertificazione.
    C’è di più: stiamo parlando di un registro delle cose oggetto di commercio istituito con il Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, all’articolo 128. L’articolo 126 di questo Regio decreto, abrogato nel 2016, stabiliva che non può esercitarsi il commercio di cose antiche o usate, senza la preventiva dichiarazione all’autorità locale di pubblica sicurezza, ossia il prefetto. Con la leggina n. 222 del novembre 2016 abbiamo abrogato l’articolo 126, di fatto abrogando l’obbligo di questa dichiarazione. Il risultato è un registro svuotato delle sue finalità. Abbiamo di fatto depotenziato uno strumento.
    Chiediamo quindi ai mercanti d’arte di tenere uno strumento, senza alcun obbligo di fare alcuna dichiarazione, né all’autorità preposta alla pubblica sicurezza, ossia al prefetto, né al sovrintendente, perché sarà il sovrintendente a doversi prendere la briga di effettuare eventuali controlli su tutti i mercanti d’arte e tutti quelli che commerciano i libri antichi e manoscritti. Ci siamo già dimenticati, infatti, della favolosa vicenda che ha interessato la Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Ci siamo già dimenticati di tutta quella marea di manoscritti trafugati, vicenda per la quale abbiamo anche un noto esponente politico che in questo momento non è tra noi, ma altrove, mi pare a Parma. (Applausi dal Gruppo M5S).
    Ecco, ci siamo dimenticati di tutte queste cose, perché la nostra memoria corta è proporzionale al nostro interesse per la tutela del nostro patrimonio artistico e culturale in questo Paese e quindi anche al nostro disinteresse per il nostro patrimonio di memoria collettiva come comunità. Bravissimi tutti. (Applausi dal Gruppo M5S).
    Concludo perché, come ho già detto in un altro intervento, il diavolo fa le pentole ma non fa i coperchi.
    Allora, la banda Bassotti, che in tutta fretta ha confezionato l’emendamento diventato poi articolo 68, presentato dal senatore Marcucci e da tutti gli altri amici dei mercanti d’arte e di tutto l’altro gruppo di persone, per essere buona, ha avuto il coraggio di scrivere quanto segue nella norma e ringrazio Tommaso Montanari perché è stato il prima ad accorgersi di questa cosa e a regalarci questa chicca. C’è scritto che, secondo la nuova disposizione che si intende inserire all’articolo 10, anche gli oggetti di interesse archeologico non potranno essere vincolati se realizzati da artista ancora vivente. Ci metteremo tutti a fare delle belle sedute spiritiche e a richiamare questo artista vivente che ci regala questo bellissimo manufatto archeologico. Finita la seduta spiritica, verificheremo che non siano stati eseguiti da meno cinquanta anni. Anche in questo caso non si capisce se il termine «archeologico» si riferisce alla data dalla scoperta. Comunque devono essere ricompresi tra i cinquanta e i settanta anni. Ancora una volto non è dato capire se per gli oggetti archeologici ci si intenda riferire all’epoca della scoperta o ad altro. Tutti questi potranno essere vincolanti solo se di valore eccezionale non in sé, ma per l’integrità e la completezza del patrimonio nazionale, come se noi potessimo tranquillamente esportare tutte le cose ritrovate a Pompei perché, siccome non le abbiamo ritrovate nella loro completezza, verrebbero a perdere il loro valore eccezionale. Complimenti! In questa legislatura il ministro Franceschini e il Governo di cui fa parte saranno ricordati per lo scempio della tutela e della valorizzazione del nostro patrimonio culturale. (Applausi dal Gruppo M5S).
    PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mandelli. Ne ha facoltà.
    MANDELLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, credo che questa fiducia dia un po’ il segno distintivo di un percorso accidentato di un provvedimento che ha impegnato Camera e Senato per tantissimo tempo.
    Credo di dover incominciare ringraziando i due relatori, i senatori Tomasseli e Marino, per la pazienza con cui hanno continuato a cucire una tela che spesso è stata strappata per poi essere rimessa a posto. È un provvedimento omnibus. Quindi, spazia veramente tanto. Ci sono molti temi e i colleghi li hanno toccati. Quindi, vorrei toccare l’angolatura delle professioni e vedere questa particolarità e lo spazio che vi riserva il disegno di legge.
    Sicuramente il comparto è importante per il Paese in quanto coinvolge due milioni di professionisti iscritti all’albo. Il comparto aiuta a dare lavoro e contribuisce al PIL della nostra Italia. Il comparto ha avuto questo anno, da un lato, un riconoscimento importante con la legge sul lavoro autonomo e le deleghe nuove per le professioni, la semplificazione, qualche diritto riconosciuto e qualche passo importante. È per questo che vedo un po’ distonico questo provvedimento. Vedendo ciò che é contenuto nel disegno di legge, la domanda vera che mi pongo è: qual è il ruolo delle professioni e dei corpi intermedi? Il 2017 è, da un lato, un anno orribile per le professioni per il walzer delle proroghe, che stiamo valutando adesso con le lamentele dei professionisti, per il decreto per il Sud, con il tema «Resto al Sud» che non trova la valorizzazione del comparto dei professionisti, per la manovrina, in cui abbiamo visto lo split payment applicato agli ordini, ma anche per l’impossibilità di compensare crediti e debiti con l’Agenzia delle entrate sotto i 5.000 euro, per il tema dell’equo compenso, una misura incompiuta. Dopo le lenzuolate del 2006 di Bersani, è un tema che viene posto con forza dai professionisti. Credo che, al di là del fatto che nessuna professione ha paura dei capitali che entrano, ciò che manca a questo provvedimento sia un approccio unitario dell’ingresso dei capitali e, soprattutto, il rispetto della funzione dei professionisti all’interno delle società di capitali. Non c’è un solo riferimento a un tutore deontologico dell’attività del professionista rispetto al capitale che giustamente o ingiustamente – non voglio affrontare questo tema – farà il suo lavoro di portare un utile all’azienda o una positività nel bilancio.
    Quindi, osservando i provvedimenti affastellati per i professionisti, si nota la distonia di queste realtà: per gli avvocati è previsto l’ingresso di capitali per un terzo delle società, mentre i farmacisti avranno la possibilità di essere acquisiti al 20 per cento dalle società di capitali. Si tratta di un problema diverso: non parliamo dell’acquisizione del 20 per cento della farmacia, ma del 20 per cento delle farmacie. Pertanto, sostanzialmente verifichiamo subito che la volontà di liberalizzare in realtà è una volontà di andare verso un oligopolio, perché nelle Regioni il 20 per cento delle società acquisiranno, non parte di una farmacia come succede per gli altri professionisti, ma l’intera proprietà della farmacia, di fatto vanificando il titolo del disegno di legge in esame. Questo provvedimento non sarà infatti a favore della concorrenza ma dell’oligopolio, vorrei che fosse ben chiaro e compreso da tutti. Non intendo difendere nessuna casta; sto veramente raccontando quello che è scritto nel provvedimento in discussione.
    Avremo società di capitali degli ingegneri in cui sarà presente capitale esterno che è stato regolarizzato dal presente disegno di legge; avremo una diminuzione minima del bacino di utenza dei notai; abbiamo sicuramente situazioni non chiare per quanto riguarda l’ultrattività delle polizze, che saranno un ulteriore costo a carico dei professionisti.
    Io vorrei dire che se davvero si tratta di varare un provvedimento sulla concorrenza bisognerebbe cercare di raddrizzare un po’ il tiro, evitando di elaborare un provvedimento che vuole affrontare tutti i temi per poi non affrontarne più, perché è impossibile seguire puntualmente l’evoluzione di una norma che contiene un po’ di tutto. Ovviamente in questo caso non ha giovato il tempo, che ci ha fatto prendere e riprendere l’argomento tante volte e quindi perdere anche l’unità di azione. Vorrei tuttavia dire che, se davvero vogliamo dare una mano ai professionisti, con il provvedimento in esame non otterremo nulla, anzi avremo la mortificazione di chi tutti giorni, anche facendo fatica in questi anni, è riuscito a dare un contributo a questo Paese in termini di posti di lavoro e di PIL.
    Sicuramente su queste norme bisognerà ritornare, perché seguendo questa via sicuramente non otterremo nulla per un comparto così importante della nostra Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
    PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.
    Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

  35. Il Ddl è stato approvato in tempi record.
    Scusate la mia ignoranza: a cosa serve il tavolo di oggi?????

  36. Alla prossima fiducia cadono. Hanno avuto pochi voti di scarto assenze da capogiro. Quello che mi spiace è il fatto che faranno cadere il governo sulla legge ONG LIBIA. Comunque oggi si ritrovano al mit. Penso che una concertazione vera possa iniziare solo adesso. Okkio alle mosse della vicepresidente del senato

  37. DDL concorrenza approvato!!!
    Vi ricordate le frasi ” MANTENIAMO UN PROFILO BASSO” STIAMO CALMI” è questo è il risultato! Forse anche grazie ad alcuni sindacati che ci hanno VOLUTAMENTE portato fino ad Agosto senza farci battere ciglio quando era ora di muoversi. GRAZIE E ORA?

  38. Ora dobbiamo calare le carte, ci vogliono strategie e coinvolgimento della categoria, Settembre potrebbe essere il mese, non si parla se non c’è sostanza, dobbiamo fare una radiografia ai sindacati, stiamo sul pezzo, anche se oggi non siamo molti, possiamo diventarlo nel momento del bisogno.

  39. Tutto finito, e nel silenzio più assoluto dei sindacati.
    Continuate a pagare le tessere, questo è il risultato.
    Contenti voi…

  40. Basta con i tutto finito non esiste fine se non c è mai stato un inizio! È un disegno di legge. Probabilmente (spero) partirà una concertazione. Marco ci terrà SEMPRE AGGIORNATI COME NON HA MAI MANCATO DI FARE. La battaglia comincia ora. Teniamo presente che fra poco al senato voteranno sui vitalizi. È li potrebbero esserci dei problemi. Mi direte: ma dobbiamo sempre aggrapparci a qualcosa? Io vi dico di sì. SONO DEBOLISSIMI! È CIRCONDATI DALL ASTIO DI UN POPOLO INTERO. RICORDIAMOCELO

  41. Io ero il visionario quello violento perché richiedevo lo sciopero la mobilitazione. Il ddl e passato ne l silenzio assoluto come hanno voluto con appoggio dei sindacati . Oggi di che parli all’incontro. 5 mesi di presa in giro . Sappiamo chi ha votato contro di noi ed è bene r ammentarlo . A settembre che fai ? Continuerai a stare zitto e buono . Poi quando il governo dovrà legiferare che fai . Quello che hai fatto fino ad ora ? Niente . Sono proprio curioso che diranno sindacati oggi . Secondo me dovrebbero essere presi a calci nel culetto .( oddio forse sono stato troppo violento ). Devono rispondere alla categoria . Ed è bene che la categoria gli chieda conto . Mi raccomando non alzate troppo la voce . Non distribuiamo. Facciamoci fottere tranquillamente khoolaas il film di fantascienza ti hanno trasmesso il primo tempo. Paolo il senato chiude e la sorpresa l’hai trovata . ANCORA FIDUCIOSI ! Bene . Il governo quando legiferera in materia ti diranno che dovrà attenersi alle linee guida nel ddl. E li conterrà molto L’INTERPRETAZIONE . MA VISTO COME HANNO CONDOTTO LA COSA I SINDACATI FINO AD ORA NON NUTRO MOLTE SPERANZE. .LE LINEE GUIDA POSSONO ESSERE INTERPRETATE IN VARIO MODO . E QUINDI DIPENDERA MOLTO DA CHI ANDRA A SEDERSI AL TAVOLO. E TUTTO DETTO ! TUTTO QUEL CASINO A FEBBRAIO X COSA ? SIETE ANCORA FIDUCIOSI? BENE CONTINUATE COSI ? BUONE VACANZE ! Non lamentiamoci perché va tutto bene. Marco spero di non aver urtato la sensibilità di qualcuno ed essere censurato.

  42. Albi credimi ci sono tessere(politiche) che valgono ancora un tesoro te lo assicuro magari poche ma con una storia incancellabile. Io non sono iscritto a nessun sindacato ma non mi va di buttare la croce addosso a tutti.

  43. Non siamo del tutto morti…ma ora se non inseriscono le modifiche che abbiamo proposto,ovvero TERRITORIALITA’PER NCC..NO AL CUMULO LICENZE PER TAXI..MA SOPRATTUTTO NON PUO’ESISTERE IN UN PAESE CIVILE UNA PROFESSIONE SENZA REQUISITI E LICENZA PER FARLA , OVVERO TERZO SETTORE ,,L’AUTISTA CON APP E AUTO!!SE TUTTO QUESTO NON SARA’REALTA’NOI FACCIAMO L’ULTIMA CORSA O ULTIMO MIGLIO!!!!POI STOP.

  44. Continuo a leggere “tutto finito” e nessuno si muove…queste paure sono reali o sono il risultato del caldo..è mai possibile che a molti, troppi non interessi passare ore e ore in strada sopportando ‘arroganza di chi vi ruba ingiustamente il lavoro…possibile che a tanti , troppi non interessi che la licenza sta x diventare cartastraccia….possibile che nessuno ,sindacati, ass. dicano come stanno realmente le cose….possibile che quei pochi che si preoccupano non riescono ad andare a bussare alle porte di questi sig..forse sto facendo un brutto sogno……in casa mia di tessere non ce ne sono mai state e mai ci saranno..trovo tutto questo talmente assurdo che non so veramente cosa pensarel’unica certezza è che iltutto mi, ci distrugge.

  45. Vista la velocità con cui hanno approvato questo DDL potrei azzardare un’altra ipotesi avendo, verso altri colleghi, fatto 3 ipotesi e questa si è avverata. Calma non vorrei fare la Cassandra, ma penso che il documento sulla “nuova 21/92” l’abbiano già pronto e forgiato nelle linee guida giusto per noi e credo che l’anno di tempo a disposizione in realtà passerà più velocemente di qualsiasi moto di rivoluzione attorno alla Terra o qualsivoglia pianeta. Sì perchè di rivoluzione qui si tratta, perpetrata a nostro danno. Come dicevo più sopra come se ne esce? “Allontanando quei Rappresentanti Sindacali con il doppio incarico e dall’altra con una pressione da parte dei colleghi, sia ll’interno delle proprie Organizzazioni Sindacali che all’esterno, tra i colleghi, per la modifica della legge che ristabilisce il senso del Trasporto Pubblico Locale” e ci aggiungerei un terzo elemento importantissimo: spiegare all’utenza cosa sta succedendo e quali sono i pericoli futuri. Credo che questa sia l’unica strada percorribile oggi.

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