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Sharing economy: ecco la proposta di legge per «legalizzare» Uber e Airbnb

airbnbilsole24ore.com Le discussioni sulla sharing economy sono eterne, quasi da tifo calcistico. L’uberizzazione dei servizi fa paura all’economia tradizionale, e spesso si inceppa in beghe legali infinite (Uber è proprio uno di questi casi, con il servizio Pop che in Italia è bloccato dal maggio del 2015). Per questo un quadro normativo aggiornato, in grado di tenere in considerazione i cambiamenti che le piattaforme online stanno apportando giorno dopo giorno, sembra una necessità improrogabile. Oggi è stata presentata una proposta di legge che qualcuno ha già ribattezzato Sharing Economy Act. È la numero 3564 e ha lo scopo di «disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi» e di «promuovere l’economia della condivisione». 

A presentarla è stato un gruppo di parlamentari appartenenti all’Intergruppo “innovazione”, diramando una proposta di legge (consultabile qui makingspeechestalk.com) che rimarrà aperta online fino al prossimo 16 maggio. L’intento, come detto, è quello di trovare un compromesso. L’idea nativa di sharing economy è interamente basata sulla condivisione di beni o servizi. Quello che è nato all’ombra di questo ideale, però, spesso ha finito per trasformarsi in business vero e proprio. Con l’aggravante di un quadro normativo non pronto e quindi privo di tutele per i settori già esistenti ma anche per i nuovi lavoratori.

 Aliquota del 10% per Uber e soci
Dalla proposta di legge firmata da dieci parlamentari emerge innanzitutto il lato fiscale, quello che fin qui ha maggiormente fatto discutere. Nello Sharing Economy Act è previsto che gli introiti generati dalle piattaforme come Uber e Airbnb vengano tassati con una aliquota del 10%. Così fino a un massimo di 10mila euro annui (anche sommabili da diversi servizi). E saranno le stesse piattaforme a dover trattenere la cifra, agendo per sostituto d’imposta, versandola direttamente all’erario per conto degli iscritti. I firmatari della proposta di legge sono convinti che questa operazione possa portare il gettito fiscale da 150 milioni a 3 miliardi di euro entro il 2025.
Superata la soglia dei 10mila euro, invece, gli introiti saranno considerati redditi veri e propri e dunque – fiscalmente – andranno sommati agli altri percepiti. Un limite che, almeno dalle prime impressioni, sembra favorire piattaforme come BlaBlaCar e UberPop, mentre svantaggia i possessori di seconde case che con Airbnb hanno fatto fortune in questi anni. Nuove norme anche per i pagamento: dovranno essere unicamente digitali.

Niente tariffe fisse
Di notevole interesse l’articolo 4, che si sofferma su alcuni dettagli che servono a definire cosa è sharing economy e cosa no. Per esempio, non rientrano in questa tipologia i servizi per i quali il gestore stabilisce una tariffa fissa. E in questo caso ci sarà da capire come si muoverà Uber, che invece pone al centro del suo business la centralità delle decisioni relative alle tariffe. Come reagiranno a San Francisco?

Controlli in mano l’Autorità per la concorrenza e il mercato
La proposta di legge è chiara anche in fatto di controlli, spiegando che spetterà all’Autorità per la concorrenza e il mercato il ruolo di vigilante. Sarà l’Agcm, infatti, ha valutare i singoli casi. Con l’istituzione di un registro elettronico, le piattaforme dovranno ottenere l’ok proprio dall’Autorità che, in sostanza, valuterà incongruenze ed eventuali violazioni normative (o concorrenza sleale nei confronti dei settori tradizionali).
La proposta di legge, come detto, rimane online fino al prossimo 16 maggio e gli eventuali commenti degli utenti saranno considerati dai deputati nella stesura della versione finale della proposta di legge. Entro fine anno la sharing economy italiana sarà legalizzata?

14 thoughts on “Sharing economy: ecco la proposta di legge per «legalizzare» Uber e Airbnb

  1. Al delirio liberalizzatore non c’è mai fine. Questo Intergruppo vuole regalare il lavoro dei taxi (tassato…. e come se è tassato!!!) a chi ne farebbe polpette per guadagnarci su palate di soldi e tassando al 10% i NUOVI TASSISTI. MA SIAMO IMPAZZITI???

  2. OK , trasformo la mia vecchia Multipla in una mega astronave e vado alla ricerca di un Mondo , dove non ci sia la tecnologia per la sharing economy e mi fermo a fare il taxista lì . QUI ORMAI STANNO ANDANDO FUORI DI TESTA , PENSANO DI POTER ROVINARE LA GENTE COSì .

  3. Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti detto TTIP ,qualcuno sa a che punto è questa trattativa di cui si parlava qualche anno fa?

  4. siamo sempre alle solite, loro propongono, noi disfiamo…saremo bravi a spiegare a sta gente che dimenticano per strada alcuni importantissimi dettagli, a proposito, inondiamo il sito con tanti e tanti consigli per lorsignori, siamo tanti e lo vedranno

  5. Col ca..o!!! Ciro avverti i colleghi di Napoli vi aspettiamo a Roma. Marco tu raduna i tuoi e tutti gli altri delle altre città è arrivata l’ora dell’adunata. Facciamogli capire che il NOSTRO lavoro è nostro e basta! Vogliono lo scontro? E sia. Coraggio.

  6. Lorenzo il trattato c’è la hai vicino al cu.o.U… e company contano anche su quello.

  7. Avevo appena finito di leggere che avevano bocciato alcuni emendamenti che t’arrivano questi freschi freschi che vogliono infilare il piede nella porta con norme fumose e incontrollabili che in poco tempo faranno scomparire decine di migliaia di lavoratori per favorire anche fiscalmente chi vuol sfruttare i lavoratori

  8. Lorenzo ha colto nel segno.
    ormai siamo LEGATI A DOPPIO FILO CON GLI USA E FORSE sottomessi al loro strapotere geopolitico….
    Con i TTIP (TRATTATO TRANSATLANTICO DI LIBERO SCAMBIO)
    Qualcuno ha news??
    c’e’speranza che in Europa possano rimanere NORME E LEGGI DIVERSE DA QUELLE USA X QUANTO RIGUARDA IL SETTORE TAXI/NCC??
    O SIAMO DESTINATI AGLI SQUALI??

  9. Mi devono togliere il mutuo della licenza subito e risarcire perché non potrà più venderla.
    Sulle compravendite di licenze hanno fatto un mucchio di soldi. In tutti questi anni e banche ed erario ci sono andati a nozze. Per non parlare delle tasse con gli studi di settore!!!
    Ora per compiacere qualche multinazionale distruggono un intero settore dichiarando, tra l’altro, di incrementare il lavoro ed il gettito fiscale. Il risultato sarà solo maggiore povertà per tutti senza alcun vantaggio economico se non per le sopracitate aziende. I “consumatori ” sono avvisati. Vuole essere un’altra leva per abbassare diritti e retribuzioni (sempre dei consumatori) e non solo nel nostro settore.
    Qui di condiviso c’è solo la povertà!

  10. Ho appena letto un articolo interessante sul corriere, tratta proprio della proposta di legge e, a quanto si legge, rU… sarebbe esclusa dalla regolamentazione, date un’occhiata

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