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Taxi, la disfida delle app Ecco il “numero unico” ma non è quello ufficiale

la_disfida_delle_appilgiorno.it I conducenti attendono da mesi il numero unico del Comune. In tanti lo vedono come un’alternativa alle cooperative dei radiotaxi, che non a caso hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo per vanificare (finora senza successo) il bando del Comune. C’è chi, invece, ha deciso di anticipare il lancio del software pubblico. Come? Creandone uno del tutto simile anche nel nome: tra i padroncini gira da qualche giorno il volantino di “Taxi numero unico” che promette un servizio migliore a prezzi bassi. Ecco il testo: “Per tutti i tassisti di Milano e provincia che vogliono aderire, con il sistema di geolocalizzazione, già funzionante e collaudato sul territorio e su tutti gli smartphone più comuni, che sostituirà in toto le colonnine di chiamata taxi e i vecchi e costosi radiotaxi al costo di soli 15 euro mensili“. Pare proprio il progetto studiato da Palazzo marino, ma in realtà non lo è affatto. Ed è il gestore, contattato al telefono, a confermarlo: ” Noi siamo meglio e già attivi“, assicura. 

Ne è prova la pagina di Facebook aperta ad hoc, dove campeggia un’auto bianca col marchio Expo 2015 stampato sulla fiancata. “Il nome può indurre in errore: siamo quasi ai livelli di Uber che si autodefinisce una società da 21 miliardi di dollari…“, sorride Giovanni Maggiolo, Unica Cgil. L’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran è più duro: “L’iniziativa non c’entra nulla con la nostra e inviteremo questa società a non fare pubblicità ingannevole“. Per quanto riguarda, invece, il numero unico dell’amministrazione, Fastweb sta lavorando a spron battuto, anche se pare improbabile che il servizio possa entrare in funzione entro il Primo maggio.

Già, il Primo maggio. Un appuntamento che fa gola a tanti nel trasporto pubblico non di linea. E non potrebbe essere altrimenti. Al di là della tanto contestata start-up Uber, che punta molo sulla kermesse di Rho-Pero, a inizio aprile sbarcherà a Milano anche MyTaxi, il colosso tedesco di proprietà di DaimlerAG che può contare su 45 mila conducenti associati tra Europa e Stati Uniti (17 mila solo in Germania sui 50 mila totali). In queste settimane lo staff guidato dalla general manager Barbara Covili sta preparando la partenza in grande stile: flotta di 200-300 veicoli per cominciare, sei mesi senza percentuali sulle corse dei tassisti e probabilmente promozioni per la clientela. Un bel concentrato di tecnologia, se ci mettiamo pure le applicazioni informatiche sviluppate in passato dai radiotaxi. Sfida aperta.

Nicola Palma.

12 thoughts on “Taxi, la disfida delle app Ecco il “numero unico” ma non è quello ufficiale

  1. Ma come, Maran, ti inalberi subito se qualcun’altro fa le cose che solo il Comune può fare ( numero unico) e le spaccia per innovativo e tecnologico facendosi pubblicità in modo ingannevole e fuorviante. Strano, ti facevo diverso

  2. Che bello cosi avremo 3 o 4 numeri unici, 3 o 4 app uniche per innovazione, 3 o 4 centrali radiotaxi uniche, 300 o 400 abusivi unici e 3 o 4 operatori unici ( taxi, ncc, umerd, pop). Così la clientela sarà contenta e si potrà orientare facilmente aiutata dalle 3 o 4 uniche associazioni di consumatori

  3. Una volta tanto che sia noi tassisti a prendere l’onere di creare un numero unico , il politico di turno deve rompere le balle….la società ci richiede semplificazione e tecnologia e gli stessi tassisti di lavorare in maniera dignitosa…l’unico sistema che funziona sul tutto il territorio nazionale è quello di una società fatta di taxi e non di miliardari americani e tedeschi!!!!

  4. Non capisco più niente,se si vuole concorrenza e innovazione bisogna imparare a verificare,discutere e decidere prima di parlare,SIGNORI QUESTO E’ IL MERCATO,tanto osannato.Il servizio radiotaxi si poggia su un’equazione inscindibile Utenti e Taxi che rispondono alle chiamate ,se manca uno dei due addendi tutto crolla:Staremo a vedere nei prossimi mesi,ma starnazzare per nulla non conviene a nessuno,tanto meno ai tassisti.

  5. Questo è il mercato,poi alla fine sopravvive chi lavora meglio.I radiotaxi sono nati in un epoca diversa, hanno fatto cartello è si sono accontentati di non mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda.Costi più o meno equivalenti tra tutti,così da essere sconveniente cambiare anche per le penali da pagare ,e con l’aiuto di minacce ,se avessimo solo pensato di informarci riguardo la nuova tecnologia.I radiotaxi non sono assolutamente obsoleti,sono il futuro,ma ora oltre alle colonnine distrutte cé un altro soggetto.Se sopravviverá bene se no non è cambiato nulla.

  6. Questo è il mercato. Secondo alcuni, il mercato dovrebbe premiare i migliori produttori ed abbassare i prezzi, in realtà gli accordi di monopolio impediscono questo risultato ed il prezzo di mercato pare esistere solo per le materie prime.Il liberismo nacque come reazione ai dazi interni ed ai dazi doganali, che ostacolavano la circolazione delle merci e facevano aumentare i prezzi. Purtroppo, aboliti i dazi, lo stato, che non voleva tassare i ricchi, inventò le imposte di consumo a carico dei poveri;Oggi sono liberisti i produttori che producono all’estero a prezzi più bassi e la politica, obbediente all’oligarchia, non coglie la contraddizione; produrre all’estero significa restringere in patria base produttiva, occupazione e, competenze tecniche che passano ad altri paesi; perciò anche il protezionismo, in certi casi, se si a cuore le sorti di un paese e di un popolo intero, può essere una scelta logica. Per alcuni lo stato è un filantropo che, con poche tasse, fornisce tanti servizi e perciò è perennemente in deficit;lo stato è l’impresa economica più redditizia, grazie alla quale, oltre l’oligarchia, vivono bene tanti parassiti, cioè superburocrati, dirigenti e politici.Lavoratori e piccola impresa sono vessati dalle tasse, mentre la grande impresa, associata allo stato o ai suoi padroni, paga poche tasse e riceve aiuti dallo stato,Non dobbiamo fare del mercato una religione, le virtù del mercato non sono illimitate, nel mercato dominano i furbi, con gli scambi si favoriscono gli inquinamenti, con gli accordi di cartello si fanno aumentare i prezzi.La concentrazione della ricchezza crea diverse condizioni di partenza e non premia i migliori; da un punto di vista pratico, il mercato premia i furbi e quelli senza scrupoli e non i più capaci, sacrifica le persone indipendenti; Se in politica non si vuole rispondere dei propri atti e con i propri beni, nemmeno nell’attività economica si vuole rispondere, perciò sono state inventate società di capitali, finanziarie, partecipazioni a catena, prestanome e paradisi fiscali; il tutto in frode allo stato, ai piccoli azionisti, ai creditori, ai dipendenti, ai clienti ed ai risparmiatori. Questo modo di procedere è perfettamente oleato e reso legale dallo stato, il quale solo eccezionalmente sembra perseguire gli autori delle speculazioni economiche

  7. Giorgio KK in pratica vuoi dire che il lavoro cala e il valore della licenza taxi pure… E si pare sia cosi`!

  8. Voglio dire che per spostare una persona per pochi km da A a B, secondo me, non è necessaria una multinazionale con milioni di capitali alla ricerca della massima resa in nome di un liberismo che fa si, forse risparmiare 2€ al cliente su una corsa da 15€, ma sviluppa un “inquinamento” economico dannoso per tutti. Ovviamente vale anche per chi vuole venderti una bistecca o un kg di mele. Il sistema dovrebbe garantire alle piccole realtà economiche di giocare il loro campionato e non doversi confrontare con la serie A delle multinazionali ( qualsiasi sia il settore produttivo). Se decidi di fabbricare auto ti devi confrontare a livello mondiale, ma se faccio il tassista vorrei poter competere al massimo in un campionato provinciale. Ditemi se la mio pensiero è una cavolata

  9. Giorgio, il tuo pensiero non ingrassa le multinazionali. Loro vogliono andare ovunque, tu non puoi perchè è vietato e comunque non te lo lascerebbero fare.

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