Contro l’ideologia delle liberalizzazioni

Incurante dei referendum, il governo dei professori avanza nella battaglia contro le «lobby» che frenerebbero il libero mercato. Bisogna rompere l’egemonia di una cultura che fa presa anche a sinistra. E dire che non tutto può essere piegato alle esigenze della crescita e della produzione

farmaciaCon una mancanza di fantasia e di senso della realtà davvero sconcertante, il governo tecnico dichiara di voler incardinare la fase 2 della sua azione sulle liberalizzazioni. Fra i massimi responsabili della crisi globale e del degrado italiano, ai soliti notai e taxisti romani, si aggiungono così, con Repubblica in prima fila, anche i farmacisti, gli avvocati, gli edicolanti. Incurante del senso politico del voto referendario che chiedeva di “invertire la rotta” proprio rispetto al trend neoliberale di privatizzazioni e liberalizzazioni, il governo dei professori, promette di dare battaglia alle lobby che minano la nostra capacità di “crescere e di competere” sui mercati globali. Con toni diversi sono intervenuti in questi giorni Massimo Mucchetti sul Corriere e Luigi Zingales sull’Espresso. Il primo avanza dubbi quantitativi (condivisibili) sull’urgenza e l’importanza delle liberalizzazioni nei detti settori, che riguarderebbero poche centinaia di milioni di euro, rispetto alla vera “ciccia” che sta altrove, in particolare nel mercato dell’energia e in quello dei trasporti pubblici dove “ballano” le decine di miliardi (qui per la verità balla pure l’esito formale del referendum contro il decreto Ronchi che non riguardava affatto solo l’acqua: ma di questo dopo Napolitano anche Monti pare volersene fare un baffo).

Il secondo, con il solito tono di gratitudine sconfinata per quel sistema universitario americano che lo ha salvato dal precariato accademico, racconta di un’Italia profonda in cui i “i notabili” (farmacisti, avvocati, notai e banchieri provinciali) perdono il loro tempo a prendere l’aperitivo al bar (dove non si rilascia lo scontrino) per piazzare i propri figli, invece di “produrre” facendo crescere il Pil e partecipare davvero alla competizione globale. Purtroppo anche sul nostro giornale Pitagora non era stato troppo distonico (per fortuna ci siamo riscattati con un Robecchi insolitamente amaro): di liberalizzazioni si parla tanto ma poi non si fanno, proprio come se si stesse parlando di roba per sua natura giusta e desiderabile ma che le contingenze del mondo reale (soprattutto del mondo italico) snaturano e corrompono. Mala tempora currunt se questi discorsi si sentono anche a sinistra (e non intendo il Pd che ne è brodo di coltura).

È dunque una vera e propria cultura egemonica, un’ideologia ci dice Mucchetti, quella che va superata. Un’ideologia ben più pervasiva di quella un po’ estremista e tutto sommato innocua dei Chicago Boys de’ noantri (gli stessi bocconiani al governo sanno che la politica non è una tabula rasa e in qualche modo trattano) che pervade anche chi ben sa (come lo stesso Mucchetti o come Pitagora) che l’economia politica non è un esercizio di astrazione matematica. Per essere intellettualmentre liberi e critici occorre oggi sforzarsi di superare la visione competitiva dell’esistenza, che misura la vita con parametri quantitativi, inducendo senso di colpa in chi non produce o produce meno di quanto potrebbe. Bisognerebbe finalmente rendersi conto che un mondo bello non è una miniera in cui viene premiato il compagno Stakanov ed in cui le menti migliori, come ci dice Zingales, piuttosto che fare i notai fanno gli investment bankers come i più bravi fra i suoi studenti di Chicago. Bisogna che ci si renda finalmente conto che in questo nostro mondo si produce già fin troppo e che il nostro problema non è quello di produrre di più per offrire merci e servizi a costi sempre più bassi, ma di distribuire meglio quanto prodotto, creando tutti insieme un mondo in cui l’esistenza sia per tutti libera, solidale e dignitosa.

Certo che il taxi può costare meno, se i taxisti invece di essere parte di un ceto medio-basso che, lavorando duramente, porta a casa uno stipendio decoroso (certo non altissimo) fossero dei lavoratori a cottimo sfruttati che dormono per strada! Ma io credo sarebbe meglio farlo crescere questo ceto medio, piuttosto che umiliarlo laddove esiste. Certo che un pallone di cuoio, cucito a mano da un bambino a Giacarta, può costare anche molto meno al supermercato… ma che criterio di valutazione sociale è mai quello della soddisfazione del consumatore? E poi, al di là della questione etica, oggi sappiamo bene che i beneficiari storici delle liberalizzazioni sono da sempre i grandi oligopoli. Un oligopolio di grandi compagnie con centinaia di taxisti dipendenti, di grandi studi professionali, di banche e assicurazioni o di grande distribuzione colma gli spazi di mercato che le liberalizzazioni aprono. Sappiamo anche bene che i prezzi diminuiscono (forse) in un primo momento ma poi aumentano a dismisura, così come a dismisura aumentano sfruttamento dei lavoratori, stress e dipendenza degli utenti, proprio come avvenuto con il mercato della telefonia mobile. E allora, investire su una riconversione sociale che mette al centro la qualità e la giusta distribuzione significa apprezzare la pace di spirito che deriva dall’acquistare un immobile sapendo che non verrai truffato dalla banca che ti presta i soldi (a questo serve da noi il controllo notarile ed è una fortuna che giovani e bravi giuristi si avvicinino a quella professione), pagare tasse sufficienti a che un trasporto pubblico a buon prezzo (non liberalizzato) possa raggiungere tutti gli angoli delle città, garantendo mobilità diffusa ecologica e accessibile a tutti; apprezzare il variopinto colore delle edicole nel cuore delle città e la dignità degli edicolanti che vogliamo parte del ceto medio (possibilmente che vendano anche giornali che non resisterebbero alle pressioni del mercato ma che fanno informazione di qualità); godere di dieci minuti di conversazione col farmacista, sapendo che costui ha sufficiente tempo per studiare ed aggiornarsi e non è un povero commesso sfruttato.

Insomma respingere le liberalizzazioni come ideologia significa apprezzare un mondo slow in cui si è contenti che le banche italiane, per incapacità dei loro managers, non si fossero avventurate di più nella competizione globale (anche se non mi piace vedere al governo manager incapaci nel loro campo), o in cui non si è contenti che un governo, fintamente tecnico, sia un migliore esecutore degli ordini odiosi della Bce. Preferisco prendere il taxi sapendo che chi guida ha la pancia piena e non è alla diciottesima ora di lavoro, ma ancora di più preferirei poter prendere un autobus elettrico, guidato da un dipendente pagato il giusto, che mi porta dove devo andare. Quest’ultimo servizio il privato, con la sua logica del profitto, non potrà mai darmelo. Per costruire un mondo migliore non è necessario distruggere quanto funziona di quello che abitiamo. L’ideologia della liberalizzazione non riconosce questa massima di buon senso.
Credo che vada detto una volta per tutte. Non possiamo oggi parlare di liberalizzazioni senza tener conto dell’esito del referendum del giugno scorso in cui gli italiani hanno detto di preferire la logica dei beni comuni rispetto a quella della concorrenza. Inoltre, dobbiamo smettere di ritenere che si possa essere di sinistra auspicando un mondo in cui ogni spazio di vita si piega alle esigenze del mercato, della crescita e della produzione.

Ugo Mattei

Da: ilmanifesto.it del 30/12/2011 pubblicato anche su esserecomunisti.it del 31/12/2011

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21 risposte a Contro l’ideologia delle liberalizzazioni

  1. Leonardo scrive:

    L’articolo de “Il Manifesto” già ci veniva annunciato ieri per mezzo di diversi commenti, ma sapendo bene che si sarebbe inesorabilmente accodato per dare spazio a quelli nuovi, abbiamo ritenuto opportuno dare all’ articolo di Ugo Mattei una posizione “di privilegio”, tanto per usare un termine così caro al neoliberismo. Leggete e ponderate quanto scritto dal professor Mattei: chi lo ha già fatto segnalandocelo in precedenza, ha fruito in pieno dell’onestà intellettuale della persona, superiore a qualsiasi retaggio ideologico.

  2. Katamashi scrive:

    Devo dire che trovo quasi surreale leggere questo su “Il Manifesto” (probabilmente non avete mai pubblicato articoli provenienti da questa testata). Ben venga SEMPRE la pluralità dell’ informazione, soprattuto se ci riconosce le difficoltà oggettive che da anni vengono mistificate da altri media. Non mi esprimo politicamente (so che i moderatori del blog preferiscono che sia così) e spero che molti facciano altrettanto: guardiamo avanti, perchè le ideologie ormai fanno solo parte del passato.

  3. Lurido Driver scrive:

    Non guardo troppo per il sottile, io sono uno molto ruspante e vado sul pratico. Non scarto mai chi mostra di essere dalla mia parte.

  4. marztix scrive:

    Non è affatto surreale leggere articoli contro le liberalizzazioni sul Manifesto. E’ assurdo leggervene a favore. La critica delle ideologie è la premessa per poter fare delle scelte economico-sociali in favore delle classi subalterne o almeno di carattere obbiettivo. Quasi tutte le forze politiche di oggi si sono dimenticate quello su cui fondavano le proprie scelte, se ogni tanto qualcuno fa chiarezza è bene.
    Comunque è dalla fine degli anni ottanta e inizio novanta che c’è chi si sgola contro la globalizzazione selvaggia, contro lo strapotere del mercato, contro il pensiero unico (neoliberista), contro le politiche della crescita infinita e dell’emergenza perenne e che si dichiara a favore della Tobin tax, di uno sviluppo sostenibile, di una redistribuzione equa delle risorse e del reddito. Di solito è stato preso a pesci in faccia.
    Adesso, con la crisi galoppante, ci si ricorda che qualcuno è stato sempre contro gli eccessi di questo sistema, meglio tardi che mai. Questo in polemica coi giornalisti e coi politici servi.

  5. Domenico scrive:

    Forza ragazzi siamo 40000 dopo questa battaglia non ci tocchera piu nessuno.
    Uniti si vince.

  6. Daniele scrive:

    Il guaio e’ Che la massa non legge queste giuste Argomentazioni, Ben vengano da chiunque SI e’ seriamente informato, ma sent di piu’Il giullare, o cretino, di turno Che con la scusa Di far ridere, spara enormi ca……te e per Questo viene pure pagato con fior di milioni Di euro dei contribuenti. Mi auguro Che almeno Quando SI guarda allo specchio non resista
    Alla tentazione di ….. In faccia.

  7. Nicola scrive:

    Resta il fatto che di liberalizzazioni ne parlano tutti tranne chi dovrebbe parlarne cioè i nuovi professori , forse staranno studiando cosa dire a chi ha comprato la licenza 20 giorni fa’ !!! ciao a tutti ,auguroni di buon fine e inizio anno .

  8. Khoolaas scrive:

    Quello che mi fa impazzire di voi è la vostra naivetè che a volte può essere geniale. Come in Flaubert (Bouvard et Pecuchet) uno dei romanzi base della mia formazione, vi aprite al mondo senza paura e con un entusiasmo disarmante. Il compagno marztix invece, che ne deve sopportare di tutti i colori, sente risvegliare in sè la purezza originaria e lo posso ben capire. MA, visto che questo è un post colto, mi permetto di suggerire a chi ha voglia di studiare un pò un bel libro di Renè Girard dal titolo il capro espiatorio (1982). Non basta Wiki questa volta.Il tassista è al centro del casino perchè è una figura simbolica. Vi faccio degli esempi. Quando salite su un taxi a Bombay o Calcutta dopo 10 ore di volo e nel mezzo del continente indiano che vi travolge appena mettete il naso fuori dalla stazione o dall’aereoporto, e siete in balia di uno sconosciuto che potrebbe portarvi in hotel, tagliarvi la gola, o farvi fare il giro dell’india a vostre spese, capite perchè. Robert De Niro in taxi driver, e l’attore ha fatto davvero il tassista di notte per sei mesi a New York prima di interpretare la parte per calarsi nel ruolo, mette in luce invece l’aspetto solitario e paranoico di questo mestiere dal punta di vista del tassista giustiziere eroe. E un simbolo lo si fa parlare con i propri fantasmi. So che questa è difficile, ma chi è arrivato sin qui ci può provare. La destra vera, “pulita”, il terzo polo vuole il dominio del capitale oligopolista come direbbe marztix punto e basta. Quindi spazza via gli artigiani con un cenno della mano come si fa di vecchi ninnoli trovati in soffitta. La sinistra ha perso da tempo il nemico vero, il Capitale che se l’è inglobata. Ma se perdi il nemico perdi l’identità. E ti rimane il tassista che è una parodia del capitalista, il padroncino più individualista e piccolo e fetente che c’è. Ecco perchè ce l’hanno tanto con noi. I fascisti amano le corporazioni anche solo il nome perchè pensano di averle inventate loro e non i fiorentini nel 200. Ognuno ci odia o ci difende per motivi che nulla hanno a che vedere con le nostre piccole vite di cui non frega nulla a nessuno. Parlano ai loro elettori che li votano per motivi simbolici. Ecco perchè i volantini che dicono le nostre ragioni su basi materiali molto giuste sono doverosi ma non convinceranno nessuno. L’ho già scritto: il problema non sono gli utenti dei taxi ma tutti quelli che il taxi VORREBBERO prenderlo. Per oggi fine anno basta. auguri a tutti e attenti agli ubriachi se lavorate stanotte.

  9. bobo rock scrive:

    francamente penso che questa battaglia la vinceremo, perche’ siamo uniti e tutti coscienti di chi e’ il nostro nemico, ma il mio e’ un appello a ricordare anche in futuro la capacita’ che hanno di indirizzare i gusti e le idee delle persone, ora siamo noi che abbiamo bisogno di alleati un domani quando torneranno all’attacco di altri pesci piccoli come noi non dobbiamo chiuderci dentro i nostri taxi e pensare che non e’ affare nostro, ce li ricorderemo questi giorni?

  10. Leonardo scrive:

    Khoolaas » Quello che mi fa impazzire di voi è la vostra naivetè che a volte può essere geniale. Come in Flaubert (Bouvard et Pecuchet) uno dei romanzi base della mia formazione…

    Ti devo tirare le orecchie: se usi termini come naivetè costringi sicuramemte il 99,9 % dei colleghi a cercare sul dizionario, compreso il sottoscritto. Questo, nel nostro ambiente, significa andare fuori target. La nostra “ingenuità” – traduce wikipedia – che può essere geniale, al pari di quella di un certo tipo di sinistra che ricerca il capitalista nel personaggio più insipido che possa esistere, il tassista, ma che ha il grave pregio (o difetto) di detenere un livello di visibilità elevatissimo per l’opinione pubblica. Un obiettivo fin troppo facile da raggiungere,, soprattutto a costo zero! Ci dici che la distribuzione dei volantini all ns clientela consolidata sia scarsamemte efficace per il raggiungimento del nostro scopo? Può darsi, ma nulla vieta l’iniziativa personale e non è detto che questi volamtini possano essere lasciati in libera distribuzione (per gentile concessione) ad edicole, bar, acconciatori, ecc. per iniziare a rivolgerci anche agli “altri”.
    Per adottare efficacemente le raffinate tecniche della comunicazione, per riuscire a raggiungere scientificamente determinati obiettivi , sono necessari consistenti mezzi economici e competenze che noi non abbiamo.

  11. jc scrive:

    beh comunque un piccolo risultato lo abbiamo raggiunto….vedi corriere di oggi cronaca di milano pag 5.

  12. jc scrive:

    dicono che sono tutte bugie. si sentono vittime di campagne che vogliono solo metterli in cattiva luce.
    per i tassisti è partita la controffensiva. per dire no alla liberalizzazione. una campagna di informazione per raccontare la loro verità. sostenuti dai numeri. dove il servizio è stato liberalizzato,scrivono nei loro volantini, le tariffe sono aumentate. e citano gli esempi di amsterdam stoccolma e ginevra.
    sono pronti anche a nuovi scioperi.
    l iniziativa del sindacato unica cgil è già partita da firenze con uritaxi toscana e il supporto del presidente nazionale bittarelli, arriverà anche a milano.
    un operazione verità l hanno definita i tassisti: per informare e sensibilizzare l opinione pubblica che troppo spesso si solleva contro i tassisti come se fossero i veri ed unici responsabili del dissesto finanziario del paese, piuttosto che una risorsa produttiva d eccelenza.
    I VOLANTINI INFORMATIVI SI POTRANNO TROVARE SU TUTTI I TAXI e sono pieni di cifre.
    c e scritto che a milano ci sono 5000 taxi uno ogni 287 abitanti. a londra leader in europa, sono 19000 uno ogni 397.
    ma sono le tariffe il dato più caldo.
    le più care a zurigo dove una corsa di 7 km compresi 5 minuti di attesa ed un bagaglio costa costa 31,35 euro.
    milano è 15ma in questa classifica con 12,18 euro, seguita da roma con 11,22.
    mentre un indagine indipendente sulla qualità del servizio taxi in 22 città europee ha portato milano al quarto posto con un gradimento pari all 81,34 pc preceduta soltanto da bacellona, monaco e colonia.

    facciamoglieli trovare questi volantini informativi sui nostri taxi e ovunque possibile!!!!

  13. Marco scrive:

    jc » E’ del Corriere di oggi?

  14. jc scrive:

    si marco pari pari dal corriere di oggi cronaca milano pag 5..

  15. lima scrive:

    “Khoolaas L’ho già scritto: il problema non sono gli utenti dei taxi ma tutti quelli che il taxi VORREBBERO prenderlo.”

    A proposito di questa affermazione poco tempo fa in un microfono aperto serale a radio popolare un ascoltatore disse che secondo lui i taxi dovrebbero costare come in CINA(!!!!) in questo modo potrebbero permetterselo in tanti

  16. marztix scrive:

    @ Khoolaas
    Caro Khoolaas è da tanto che ne devo sopportare di tutti i colori, già da prima di fare il tassista, e come un po’ tutti nella vita quotidiana.
    Uno dei problemi del tassista è che essendo un lavoratore che possiede il proprio mezzo di produzione, e che non sfrutta nessuno, appare inevitabilmente ambiguo nell’esser collocato socialmente. In epoca espansiva l’artigiano tassista tende a identificarsi con la media borghesia, che porta a giro ogni giorno. In epoca recessiva, durante la crisi, tende a essere ricondotto a più miti consigli, specialmente se minacciato di esproprio e proletarizzazione da parte del capitale.
    Per quanto riguarda la politica, in Italia le cose, si sa, sono messe male. Se si avesse più rispetto del lavoro in genere, come da Costituzione, la situazione sarebbe già più semplice. A destra si sentono dire cose che dovrebbe dire la sinistra e viceversa. Unica certezza è che il lavoratore è sempre più solo.

    A quanto pare la controinformazione dei tassisti qualche effetto ce l’ha. Poco alla volta qualche idea, qualche concetto, passa. Io terrei anche presente che se la gente sente sempre ribattere dai mezzi d’informazione su alcune categorie, alla fine si ottiene anche l’effetto opposto: “Se se la prendono tanto con tassisti, farmacisti e edicolanti, non è che questi magari qualche ragione ce l’hanno?”

  17. Leonardo scrive:

    lima » pensa che più o meno 5 anni fa, non un semplice spettatore, ma il Prof. Giavazzi (economista) in una trasmissione RAI si esprimeva su come mai non si fosse in grado andare a Malpensa in taxi con 3 o 4 euro. A questo punto pretendo il massimo rispetto per gli ascoltatori comuni.

  18. marztix scrive:

    Ma quanto costano ai cinesi, i taxi cinesi? Di sicuro in proporzione, guardando al reddito medio, di più di quanto costano agli italiani i taxi italiani. Questi “utenti” cascano in tranelli puerili da globalizzazione da bambini.

  19. martano scrive:


    Khoolaas:

    Quello che mi fa impazzire di voi è la vostra naivetè che a volte può essere geniale. Come in Flaubert (Bouvard et Pecuchet) uno dei romanzi base della mia formazione, vi aprite al mondo senza paura e con un entusiasmo disarmante. Il compagno marztix invece, che ne deve sopportare di tutti i colori, sente risvegliare in sè la purezza originaria e lo posso ben capire. MA, visto che questo è un post colto, mi permetto di suggerire a chi ha voglia di studiare un pò un bel libro di Renè Girard dal titolo il capro espiatorio (1982). Non basta Wiki questa volta.Il tassista è al centro del casino perchè è una figura simbolica. Vi faccio degli esempi. Quando salite su un taxi a Bombay o Calcutta dopo 10 ore di volo e nel mezzo del continente indiano che vi travolge appena mettete il naso fuori dalla stazione o dall’aereoporto, e siete in balia di uno sconosciuto che potrebbe portarvi in hotel, tagliarvi la gola, o farvi fare il giro dell’india a vostre spese, capite perchè. Robert De Niro in taxi driver, e l’attore ha fatto davvero il tassista di notte per sei mesi a New York prima di interpretare la parte per calarsi nel ruolo, mette in luce invece l’aspetto solitario e paranoico di questo mestiere dal punta di vista del tassista giustiziere eroe. E un simbolo lo si fa parlare con i propri fantasmi. So che questa è difficile, ma chi è arrivato sin qui ci può provare. La destra vera, “pulita”, il terzo polo vuole il dominio del capitale oligopolista come direbbe marztix punto e basta. Quindi spazza via gli artigiani con un cenno della mano come si fa di vecchi ninnoli trovati in soffitta. La sinistra ha perso da tempo il nemico vero, il Capitale che se l’è inglobata. Ma se perdi il nemico perdi l’identità. E ti rimane il tassista che è una parodia del capitalista, il padroncino più individualista e piccolo e fetente che c’è. Ecco perchè ce l’hanno tanto con noi. I fascisti amano le corporazioni anche solo il nome perchè pensano di averle inventate loro e non i fiorentini nel 200. Ognuno ci odia o ci difende per motivi che nulla hanno a che vedere con le nostre piccole vite di cui non frega nulla a nessuno. Parlano ai loro elettori che li votano per motivi simbolici. Ecco perchè i volantini che dicono le nostre ragioni su basi materiali molto giuste sono doverosi ma non convinceranno nessuno. L’ho già scritto: il problema non sono gli utenti dei taxi ma tutti quelli che il taxi VORREBBERO prenderlo. Per oggi fine anno basta. auguri a tutti e attenti agli ubriachi se lavorate stanotte.
    </blockquote

    ho sempre immaginato e raccontato il taxista chiuso nella sua scatola d'acciaio,chiuso nel suo mondo solitario,tu lo hai raccontato benissimo e ti ringrazio,oltremodo ringrazio il blog ,che come un apriscatole sta facendo uscire il meglio del taxista,che negli anni in cui gestivo il giornalino''Pappagallo''avevo avuto modo di apprezzare e conoscere ,sorprendendomi a volte di come mi sbagliavo a giudicare qualcuno dei nostri colleghi,era come aprire un'ostrica e trovare una perla.

  20. Marco scrive:

    martano » La disamina del “tipo tassista” di Khoolas è un esempio magistrale di cultura profonda, ma con una accenno di paranoia settarista. Ci ci odia? Forse qualcuno, qualcun altro ci ignora… ma tanti ci invidiano.
    Khoolas lo so che mi capisci, mi hai inquadrato da un pezzo ;-)

  21. Khoolaas scrive:

    Paranoia settarista? No, ascolta si fa sera: ci odiano, ignorano, disprezzano, o ci invidiano perchè SIMBOLICAMENTE possono proiettare su di noi i propri fantasmi. E’ questo che intendo quando parlo di quelli che VORREBBERO prendere il taxi. Tu pezzentone, che fai un mestiere servile come il parrucchiere, il maggiordomo, il massaggiatore, il portinaio e via servendo i signori, improvvisamente prendi quello che ti scambia per il suo servo e lo lasci a piedi in tangenziale. E’ INCONCEPIBILE. Perchè quello che hai lasciato in tangenziale ( si fa per dire lettori non prendetemi in parola) per di più non è un VERO signore, quello ha l’autista privato così come hail cameriere privato etc etc. Il nostro passeggero a volte prende il taxi per sentirsi più del povero impiegato che fa una vita di merda che è, e quello che sta schiacciato sulla 90/91 pensa perchè diavolo non sono su un taxi? NOI AMICI PAGHIAMO A CARO PREZZO LA NOSTRA LIBERTA’ quella che il borioso professrello della Cattolica ci dice che non dobbiamo avere perchè ignoranti e pezzenti come siamo NELLA MEDIA dobbiamo e possiamo solo fare gli schiavi ed essere onorati di portare a casa trottando UN BUANA come lui. Buon Anno a todos tranne a……. indovinate un pò?

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