Lettera di Stefano al sindaco

Stefano MLa democrazia non è certo il suo forte, è facile sparare ca@@ate sui tassisti, tanto con la disinformazione che dilaga, voi politici ci sguazzate in questa melma, destra o sinistra siete diventati uguali, quando c’è da attaccare una categoria come i tassisti sapendo l’ignoranza della gente comune ci andate a nozze. Le licenze in nero? Se il 23 per cento di tasse su ogni trapasso licenza vi sembrano “nero”?..i nostri privilegi? se l’assoluta mancanza di tutele ( non esistono malattie professionali riconosciute, non abbiamo diritto alla malattia ecc.) vi sembrano privilegi?…..l’evasione fiscale? Il tassista italiano è l’unico in Europa a pagare l’I.V.A. su tutti gli acquisti inerenti alla propria attività, quindi le tasse allo stato le paghiamo in “nero”. Ma il sindaco Albertini di Milano ha dimostrato che attaccare i tassisti, porta consensi, quindi da allora i sindaci e non solo, si sono dati da fare per aggiudicarsi più consensi, sbandierando la liberalizzazione del settore come l’unica panacea di tutti i mali, tacendo le esperienze disastrose di altre nazioni molto più organizzate dell’Italia, portando spesso ad esempio N.Y, tacendo che il valore licenza in quella città supera i 500,000 dollari e gli autisti di taxi invece sono una delle categorie di lavoratori più sfruttate di quella realtà. Poi ribadisco la storia non insegna, il servizio taxi non è nato a numero chiuso, verso la fine degli anni ’50 , le aziende taxi, che allora erano l’unica realtà, si resero conto che avere una struttura, gli autisti, il meccanico, il carrozziere, gli impiegati per la contabilità ecc. non era abbastanza remunerativo in rapporto al rischio di impresa. Quindi si inventarono la legge quadro, in combutta con gli allora governanti, che stabiliva che ogni licenza doveva essere personale, dettero tempo 5 anni per regolamentare in questo modo il settore,ovviamente l’altro lato della medaglia fu che le aziende ebbero la giustificazione, dato il n. chiuso di pretendere un compenso per la cessione licenza, che sino a poco tempo prima era liberalizzata, quindi il governo e i privati fecero il danno, gli stessi che oggi ci accusano di essere il male economico dell’Italia. · i La possibilità di mettervi in evidenza a voi politici a fatto dimenticare cosa significa confronto democratico, Bersani in testa avete sparato a zero su questa categoria di lavoratori,( senza dargli la possibilità di difendersi), che del privilegiati hanno davvero poco,lo scandalo della compra-vendita delle licenze è una cosa ridicola, mi padre ne acquistò una nel 1961, non è quindi una novità, ma da quando qualcuno dei nostri pseudo imprenditori ha pensato che questo settore poteva essere interessante ( la storia non insegna) campagna mediatica contro i tassisti, colpevoli di essere costosi, confrontando a modo vostro le tariffe, non considerando i costi di esercizio, colpevoli di avere all’loro interno delle mele marce (scagli la prima pietra chi è senza peccato) come se fosse compito nostro controllarli e punirli.  Stefano M.

(copia e incolla da Facebook)

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2 risposte a Lettera di Stefano al sindaco

  1. Leonardo scrive:

    Gianni, nostro collega di ritorno da N.Y. ci aggiorna: lì la licenza costa 650.000 $

  2. Anonimo scrive:

    Caro STEFANO i miei più sentiti ringraziamenti,dovremmo farci sentire di più,e sopratutto ESSERE UNITI siamo tutti lavoratori e meritiamo RISPETTO ciao Gianni

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